Transizione biotica è il termine tecnico che indica l’estinzione di massa, ovvero la scomparsa di un grandissimo numero di specie viventi in un periodo geologicamente breve a causa di disastri ambientali o rapidi cambiamenti dell’ecosistema.

Negli ultimi 500 milioni di anni sono state cinque le grandi estinzioni:

  • la prima estinzione di massa, avvenuta 450 milioni di anni fa in cui l’85% tra invertebrati e pesci si sono estinti nel periodo geologico che va dall’Ordoviciano al Siluriano;
  • la seconda estinzione di massa, detta anche evento Kellwasser, avvenuta in un arco di tempo di 3 milioni di anni circa 377 milioni di anni or sono, che provocò la morte dell’82% delle specie viventi;
  • la terza estinzione di massa, nel periodo che va dal Permiano al Triassico (251 milioni di anni fa) considerato come la più grande catastrofe mai avvenuta sul pianeta Terra che causò la scomparsa della metà delle famiglie animali allora esistenti tra cui il 96% delle specie marine;
  • la quarta avvenuta, tra il Triassico e il Giurassico che, a causa di variazioni climatiche che fecero aumentare la temperatura di 5 C° e diminuire l’ossigeno nei mari causò l’estinzione del 76% delle specie viventi;
  • la quinta, avvenuta circa 66 milioni di anni fa a causa dell’impatto di un meteorite sulla Terra con conseguenze catastrofiche per il 76% degli esseri viventi tra cui i dinosauri.

Se pensiamo che questi grandi e terribili eventi appartengano solo al passato ci sbagliamo di grosso. Secondo il rapporto Mainstreaming Agrobiodiversity in Sustainable Food System redatto da Bioversity International il cambiamento climatico ora in atto rischia di far sparire le risorse alimentari che fin’ora hanno garantito la sopravvivenza dell’uomo, spingendoci così verso la sesta estinzione di massa. Della circa 5500 specie vegetali commestibili molte sono state ormai perse, più del 50% delle nostre calorie proviene da tre sole colture: riso, mais e grano. Quasi tre quarti del cibo che alimenta il mondo proviene da appena 12 specie agricole e 5 specie animali. Come se non bastasse abbiamo trasformato l’agricoltura in un sistema industriale con metodi di coltivazione, come le monoculture, maggiormente soggetti ad attacchi di parassiti e malattie e che, quindi, possono essere causa di grandi carestie come quella che colpì l’Irlanda tra il 1845 e il 1846, in cui persero la vita circa un milione di persone. Questo sistema agricolo industrializzato e quasi totalmente schiavo dei combustibili fossili, come dicevamo nell’articolo riguardante la permacultura, è chiaramente al collasso ed è causa della notevole diminuzione della fertilità del suolo.

Tenendo conto del caos climatico che farà diminuire la produzione agricola del 2%, mentre la domanda di cibo aumenterà del 14%, non possiamo non trovare una soluzione per il futuro, che permetta all’uomo di continuare a nutrirsi in modo sano e senza più danneggiare la natura. Molti studi dimostrano come in una coltivazione ricca di diverse specie, e, quindi, con maggiore biodiversità ci siano un numero ridotto di parassiti e una minore possibilità di essere distrutta da malattie. Inoltre pratiche come la rotazione delle colture, oltre a far diminuire drasticamente l’erosione del suolo, aumentano la quantità di azoto e di carbonio della terra e di conseguenza il valore nutrizionale dei raccolti.

Combattere e sconfiggere la fame, che secondo il World Food Programme colpisce 795 milioni di persone nel mondo, è da sempre una delle battaglie più complicate per l’uomo. L’agrobiodiversità è un fattore fondamentale nell’aumento della sostenibilità delle aziende agricole e può rappresentare una soluzione rivoluzionaria, utile a salvare il nostro sistema alimentare. C’è bisogno che i governi di tutto il mondo comincino ad incentivare e diffondere questi nuovi metodi di agricoltura sostenibile. C’è bisogno che i popoli di tutto il mondo comincino a pretendere nuovi metodi di produzione alimentare, eco sostenibili, in cui la biodiversità ricopra un ruolo fondamentale, in cui la conservazione della natura sia un obbligo a favore della sicurezza alimentare dell’uomo.

Albert Einstein diceva “Il mondo è un bel posto e per esso vale la pena lottare”. Il nostro destino è nelle nostre mani.

Marco Pisano

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Sono Marco Pisano, ho 25 anni e risiedo in una piccola cittadina dell’alto casertano, Piedimonte Matese. Ho lavorato per circa sei anni in un Sali e Tabacchi. Il mio hobby principale è la musica. Suono le percussioni e mi diletto a mixare canzoni di vari generi (dal folk al rock n roll, dal reggae alla musica balkanica). Altro mio hobby è la lettura, in particolare mi piace leggere libri che trattano di viaggi (es: Un indovino mi disse – Tiziano Terzani). E’ stato proprio Terzani a farmi avvicinare al mondo del giornalismo che, unito ad un altro mio interesse ovvero l’ambiente e tutto ciò che lo riguarda, spero diventino la mia professione ovvero quella di giornalista ambientale appunto. Mi piace molto viaggiare, sono stato in Grecia, negli States (New York), Rep. Ceca, cinque volte in Olanda e 4 in Spagna e infine in Romania e ho vissuto per 5 mesi in Inghilterra, visitando quasi tutto il West Sussex e naturalmente Londra.