Ideologia e ideale: due prospettive diverse con cui l’individuo agisce nel processo sociale

L’ideologia, spesso, viene confusa con l’ideale; una confusione letale che induce all’assopimento dei valori e dei principi, qualora ci si riferisca agli errori pratici di chi ha agito in nome di un’ideologia, infangando la reputazione dell’ideale alla base, una confusione letale che induce alla sfiducia verso orientamenti politici e religiosi.

I concetti d’ideologia e d’ideale sono fili conduttori di processi storici spesso fraintesi, generalizzati, denigrati. Si tende a giudicare un orientamento politico o religioso prestando maggiore attenzione non all’ideale da cui nasce, ma alla sua degenerazione nell’ideologia. La storia, ovvero la chiave di lettura di accadimenti che nel presente sono apparentemente generati dal caso, ma che risultano da una concatenazione di cause ed effetti piuttosto logica, analizzata a ritroso dimostra come dietro ogni discutibile estremismo vi sia un incantevole (o quasi) ideale.

Successivamente alla seconda guerra mondiale si è cercato di correre ai ripari dagli errori degli estremismi, trovando rifugio in una democrazia formalmente nata da un’ideale, praticamente indirizzata a divenire altro; già Nilde Iotti affermava: «Ho l’impressione che nei paesi di nuova democrazia o di socialismo reale fossero stati predicati non degli ideali, ma un’ideologia, un insieme di tanti dogmi.» L’impressione è che anche in democrazia non si pensi autonomamente, ma il pensiero sia ingessato nei confini di ciò che s’impone.

Etimologicamente, il termine ideale deriva dal greco e significa “vedere”: è un concetto personale, autentico, privato. Ideologia o ideologismo è invece un complesso e una combinazione d’idee, più spesso di dogmi, dettati, imposti.

L’intelletto ingessato in dogmi è persuaso, non capisce, non indaga, ma giudica i fenomeni sociali con stereotipi e luoghi comuni: un automa disposto a procedere verso il baratro se ciò gli viene prescritto, che è lo scopo delle dittature e degli imperialismi. “La banalità del male” di Arendt descrive il fenomeno dell’incanalamento di un’ideologia: i nazisti uccidevano dietro comando di un governo nazista, nato con l’ideale di supremazia nazionale e degenerato nell’ideologia della repressione. Uomini prigionieri di loro stessi. Enzo Biagi, dopo aver intervistato Reder, Kappler e Kesselring commentò: «Nel loro racconto non c’era passione né dolore, quei morti erano solo il risultato di errori strategici, di valutazioni politiche sbagliate, soldati tedeschi ubbidienti al loro Führer fino all’ultimo giorno».

L’esaltazione dottrinale di un’idea la priva del suo stesso contenuto, la inquina, la esaspera, fino a trasformarla nell’opposto e ottenere l’effetto contrario nell’ideologia.

Il comunismo e il fascismo nascono dalla necessità di delineare un’identità collettiva: rispettivamente dal concetto di “comune”, ovvero “ciò che appartiene a tutti” e dal concetto di “fascio” che pur nell’età romana era concepito come “simbolo di unione dei cittadini”. Dalla combinazione di tali idee con l’economia, la politica, la religione e dalla loro imposizione sono nate, ad esempio, da un lato la dittatura stalinista, dall’altro la dittatura nazi-fascista. Ciò non implica che gli ideali alla base fossero portatori di un’implicita degenerazione, ma che i detentori del potere ne abbiano abusato per legittimare i propri obiettivi.

Del resto, analoga differenza la riscontra Viroli nei concetti di patriottismo e nazionalismo affermando in “Per amore della patria” che il nazionalismo è stato «elaborato per difendere e rafforzare l’unità e l’omogeneità etnica, linguistica e culturale di un popolo», il patriottismo «è stato usato nei secoli per rafforzare o suscitare l’amore per le istituzioni politiche e il modo di vita che sostengono la libertà comune di un popolo, in una parola, la repubblica.» 

Il rischio è che perfino l’attuale democrazia, nata come antidoto all’estremismo, possa degenerare in ideologia. La realtà è che sottese alla democrazia pendono movimenti e formazioni che ancora mimetizzano l’ideologia con l’ideale.

La democrazia diretta nasce nella Grecia periclea, che partendo dall’ideale di potere del popolo incentivò la partecipazione popolare dei cittadini alla vita pubblica; lo stesso Pericle, nel discorso agli Ateniesi del 461 a.C., disse: «non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo». Una democrazia demagogica al giorno d’oggi, libertaria se contestualizzata in quel periodo storico e comparata ad altri regimi governativi.

Le nuove democrazie aspirano a divenire regime delle masse, cedono il passo all’ideologia della rivoluzione incondizionata e generalizzante, accentuando i particolarismi e la frammentazione sociale, lasciando poco spazio alla riflessione. Emblematica è la notizia di un militante di CasaPound, che nella frenesia dello scontro ha aggredito per errore un militante dello stesso orientamento partitico: anche le formazioni sociali, per contrastare l’ideologia statale, hanno finito per incanalarsi in altre ideologie, prigioniere per la seconda volta.

Barricate fisiche e ideologiche producono effetti collaterali: la chiusura al mondo e alle sfaccettature dei singoli casi assorbono la totalità in un’unica direzione, in un’unica linea reputata la migliore e per questo legittimamente imponibile. L’ideale include, l’ideologia esclude. L’ideale comunista di Enrico Berlinguer era disposto al “compromesso storico”: l’inclusione di forze politiche di diversa provenienza per il raggiungimento di un comune obiettivo. L’ideologia fascista era intenzionata a confinare gli antifascisti (Regio Decreto 1848/26) escludendoli dalla società.

Senza approdare a conclusioni affrettate circa l’inutilità degli ideali nella società attuale e muovendo dal “gnoti sauton” greco, si potrebbero scoprire gli ideali puri, innocui, essenziali.

Per l’ideale di giustizia Falcone e Borsellino si sono sacrificati, per l’ideologia della giustizia lo Stato ha agito in modi discutibili o non ha agito. Cucchi, Giuliani, Rasman, Boccaletti, Aldrovandi, Scardella, Bianzino ed altri: “la legge è uguale per tutti”?

L’ideale di bellezza ha partorito il “David” di Michelangelo, la “Nascita di Venere” di Botticelli; l’ideale socialista ha permesso a Pietro Nenni di dire «l’obiettivo del socialismo è di portare avanti chi sta indietro» o a Gramsci di dire «Vivo, sono partigiano», l’ideale cristiano insegna ad amare la vita e l’uomo, l’ideale buddista insegna la libertà e la liberazione.

Da ogni ideologia è possibile risalire ad un ideale, che rispecchia la più intima convinzione individuale: ciascuno sceglie di abbracciare un ideale in base alle proprie esperienze, la propria attitudine, il proprio carattere. Ogni idea è degna di rispetto se frutto di una libera riflessione individuale e non di una coercitiva imposizione sociale. La storia fornisce esempi negativi circa l’ideologia, ma l’ideale ha un curriculum irreprensibile.

L’ideologia è carnefice della bellezza degli ideali: come un contadino, il quale accorgendosi della fertilità della terra vi coltiva tante piantagioni diverse, non rispettando i tempi di riposo: potrà produrre abbondanti frutti inizialmente, ma poi quel terreno diventerà infertile e abbandonato. Parimenti si abbandona un ideale quando l’ideologia lo rende inattendibile.

Platone ne “La Repubblica” discorre dell’ideologia come di un concetto impuro, triviale, strumentale, e Marx lo definisce come un paravento culturale che serve a legittimare i detentori del potere, un’etichetta dietro cui si celano obiettivi differenti dall’idea cardine: il regime stalinista non è stata l’applicazione pratica del comunismo bensì dittatura, così come l’ISIS non è l’esplicazione dell’islamismo ma terrorismo.

Le confusioni linguistiche sono artefici di confusioni mentali. Gli ideali trascendono l’ideologia, sono la sana esplicazione della propria personalità, senza catene, senza confini, le colonne portanti su cui edificare il tempio della vita. L’ideologia è ciò che ci s’impone e ciò a cui crediamo non liberamente ma per coercizione mentale. Imparare a discernere significa iniziare a decidere autonomamente.

Melissa Aleida

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Attivista. Antifascista. Studentessa di giurisprudenza. Presidentessa dell’Associazione “Omnia”. Credo che l’attivismo socio-politico, in specie l’interesse verso questioni collettive, sia l’unico modo per ricercare la giustizia laddove regnano soprusi, sia anche uno dei tanti modi per onorare la libertà: la lotta per ciò è continua e inarrestabile.