Ti rendi conto da solo che è arrivato il momento. Ogni giorno hai problemi fisici, non riesci più ad allenarti come vorresti perché hai sempre qualche acciacco. Alla mia età ci sta dire basta

[Andrea Pirlo]

Il pianto dopo la finale del 2015 a Berlino è forse l’ultima fotografia che abbiamo nella memoria quando si parla di Andrea Pirlo. In quel luogo che 9 anni prima gli regalò la più grande gioia della sua carriera assistemmo alla fine della carriera europea di uno dei migliori centrocampisti della sua epoca, in quelle lacrime che racchiudevano la fame di un giocatore che vide infranto il sogno della sua terza Champions League e che lo avrebbe fatto entrare in un club che comprende altre leggende come Crujiff, Raùl e Baresi.

Un solo momento di umanità ed una sola sconfitta non possono però essere l’emblema di una carriera giocata ai limiti della perfezione, passata a dispensare lanci millimetrici, assist e punizioni al bacio, sempre con quell’espressione spenta e corrucciata, dalla quale traspariva poco o niente. Disse di lui Marcello LippiPirlo è un leader silenzioso: parla coi piedi“, sintetizzando ciò che il ragazzo di Brescia è stato nella sua carriera in una semplice frase. Dagli inizi al Brescia come trequartista, al complicato periodo ’98-’01 con l’Inter (in mezzo al quale ricordiamo una stagione più che positiva alla Reggina di Colomba), fino al momento chiave della sua carriera: il ritorno al Brescia e l’incontro con Carlo Mazzone.

Andrea Pirlo e Roby Baggio nel 2001

Andrea, fidati di me, tu sei un giocatore che deve dirigere il gioco“, gli disse Mazzone quasi in maniera paternale, con il suo solito modo di fare. Il cambio di ruolo trasformò Pirlo in quello che poi abbiamo ammirato negli anni al Milan: piede magico ed una visione di gioco talmente straordinaria che lo rendeva capace di sopperire alla sua scarsa velocità e di leggere l’azione ancor prima che la stessa iniziasse. La carriera in rossonero è stata un susseguirsi di vittorie e di titoli da aggiungere ad un palmarès che diventava sempre più ricco. 2 scudetti, 2 Champions League, 1 Coppa Italia, 1 Supercoppa Italiana, 2 Europee ed 1 Mondiale per club, tutti vinti a modo suo: dirigendo la squadra come un Maestro d’orchestra dirige i suoi musicisti.

Pirlo con la coppa vinta nel 2007

E come un Maestro, Pirlo diresse anche la Nazionale del 2006 al suo solito modo, in punta di piedi, con un gol al Ghana, l’assist per il gol di Grosso ed il primo rigore nella finale di Berlino, volente o nolente crocevia della sua carriera, contro la Francia, che regalò al centrocampista del Milan e a tutta l’Italia la gioia di un Mondiale che gli valse anche il nono posto nella graduatoria per il Pallone d’oro vinto poi dal compagno di Nazionale, Fabio Cannavaro. Un riconoscimento che però non appartiene a giocatori come lui, che lavorano in silenzio per la squadra, senza mai esporsi più del necessario.

Pirlo e Cannavaro, durante la lotteria dei rigori della finale Mondiale

Da Maestro, Pirlo si reinventò ancora una volta nel 2011, col passaggio alla Juventus, migliorando la sua media gol e la percentuale di passaggi riusciti, che già era alta negli anni in rossonero, ed inventando quella “maledetta” che tanti dolori ha regalato ai suoi avversari (Reina e Perin ne sanno qualcosa). Con infinita classe, il regista bresciano ha guidato i bianconeri nei 4 scudetti consecutivi, l’Italia ad una nuova finale ad Euro 2012, dopo uno straordinario quarto di finale contro l’Inghilterra con il 95% di passaggi riusciti ed un cucchiaio a beffare Hart nella lotteria dei rigori. Pirlo però piangerà dopo la finale contro la Spagna, e piangerà di nuovo 3 anni dopo sempre contro gli spagnoli, questa volta del Barcellona.

Le lacrime di Pirlo dopo la finale contro il Barcellona

Le due finali perse ed i tre anni in MLS, con la maglia dei NYC, sono un epilogo quasi ingiusto per la carriera di un giocatore unico, che difatti ha finito la carriera con quelle lacrime versate a Berlino (non ce ne vogliano gli americani, ma il livello in MLS è ancora lontano dal nostro europeo), dove 9 anni prima aveva pianto di gioia assieme all’intera Italia. Uscirà in silenzio, così come ha giocato la sua carriera, lasciando parlare per lui le sue magie, indelebili nella memoria di chi ama il calcio, per chi sa che registi come Andrea Pirlo non ne fanno più.

Andrea Esposito

fonte immagine in evidenza: tes.com

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