I problemi legati all’ambiente di cui sempre più spesso sentiamo parlare, ci inducono, o meglio, ci obbligano a trovare soluzioni valide, utili a garantire un futuro solido, in una società eco sostenibile, alle future generazioni. Uno di questi problemi è sicuramente legato alla produzione di cibo. Come abbiamo visto nell’articolo dedicato alla sesta estinzione di massa le riserve alimentari mondiali sono minacciate da vari fattori come il cambiamento climatico e un sistema agricolo industrializzato che modifica e distrugge il suolo fertile. Da qui nasce l’esigenza di autoprodurre, anche in minima parte, il cibo che noi stessi consumiamo.

L’idea dell’autoproduzione alimentare è spesso erroneamente associata alla necessità di avere un terreno o quantomeno un piccolo giardino in cui poter coltivare il nostro cibo. Come fare quindi se non si possiede spazio sufficiente per la coltivazione?

Patrick Blanc, botanico e studioso parigino, è stato il pioniere dei cosiddetti giardini verticali ovvero pannelli modulari stratificati inseriti in una gabbia metallica, fissati poi alle pareti esterne o interne delle abitazioni, installati a un paio di centimetri da esse per permettere una buona circolazione all’aria e per evitare i possibili ristagni d’acqua. Questi giardini, oltre a garantire la loro funzione principale ovvero quella di permettere l’autoproduzione anche in piccoli spazi, oltre ad aggiungere un valore estetico importante alla nostra casa, presentano ulteriori vantaggi a favore dell’ambiente. Innanzitutto ci sarà un maggior equilibrio tra verde e cemento e, cosa più importante, le piante coltivate fungeranno da “purificatori” d’aria, assorbendo la Co2. Inoltre lo strato di verde che si creerà sulla parete assicurerà un isolamento termico agli edifici, abbattendo quindi l’uso di energia che impieghiamo per riscaldare o raffreddare questi ultimi e infine offrirà una barriera naturale che migliorerà anche l’isolamento sonoro.

A tal proposito Ikea sta sviluppando una fattoria verticale, da poter installare in casa, che sfrutta un metodo di coltivazione molto interessante: l’idroponica. Questa tecnica prevede l’assenza di substrato quindi l’apparato radicale sarà immerso direttamente in un mix di nutrienti disciolti in acqua. La luce di cui avranno bisogno le piante coltivate sarà creata da lampade LED che garantiranno non solo un notevole risparmio energetico ma anche la riduzione del calore prodotto da una normale lampada per coltivazioni indoor e quindi il conseguente risparmio di energia necessaria per il trattamento dell’aria. Secondo i designer che stanno portando avanti questo progetto la combinazione idroponica-LED permetterebbe la coltivazione di verdura tre volte più velocemente che in un orto tradizionale e con un risparmio d’acqua del 90%.

Space10, il team Ikea dedicato all’innovazione, sta inoltre pensando di installare dei sensori di monitoraggio sui vassoi in cui cresceranno le piantine, così da poter controllare la crescita di quest’ultime tramite un’apposita app di Google Home da scaricare sui nostri smartphone. Michael La Cour, amministratore delegato di Ikea Food Service, afferma che quest’ambizioso progetto è ancora in fase di sviluppo e che dovremo attendere non poco per la vendita al dettaglio. Poco importa visto che sono già molte le aziende da poter consultare per l’installazione di questi meravigliosi quanto utili giardini. Sono molte anche le informazioni presenti sul web che possono aiutarci a creare una fattoria verticale fai da te, magari utilizzando materiali riciclati.

Viviamo in una società che ha reso i piccoli produttori e i consumatori schiavi di un’ industria alimentare che è ormai in totale controllo di poche multinazionali. Oxfam, gruppo internazionale di organizzazioni no profit che si batte per la riduzione della povertà globale, nel rapporto di ricerca Scopri il Marchio parla di “10 Grandi Sorelle” che controllano il 70% dei piatti che arrivano quotidianamente nelle nostre case e che arrivano a influenzare le politiche alimentari dei paesi Occidentali e quelle sociali dei paesi più poveri.

L’autoproduzione alimentare quindi costituisce una soluzione pratica ai molti problemi di cui parlavamo all’inizio dell’articolo da poter applicare sia nella vita familiare con benefici economici ma soprattutto ambientali, sia nei paesi in via di sviluppo nei quali il cibo rappresenta tutt’oggi uno dei problemi principali, una difficoltà che potrebbe essere risolta non più solamente con i nobili ma fini a se stessi aiuti umanitari, utili solo a rimandare nel futuro ciò che non riusciamo a risolvere nel presente, ma insegnando a queste popolazioni a diventare autosufficienti, producendo il loro cibo e col tempo trasformare radicalmente il bilancio economico del loro paese.

Marco Pisano

CONDIVIDI
Articolo precedenteKessler, un viaggio nei problemi dell’alimentazione con “Angeli dell’Apocalisse”
Articolo successivoCrescent, Salerno: la “mezzaluna” incompiuta

Sono Marco Pisano, ho 25 anni e risiedo in una piccola cittadina dell’alto casertano, Piedimonte Matese. Ho lavorato per circa sei anni in un Sali e Tabacchi. Il mio hobby principale è la musica. Suono le percussioni e mi diletto a mixare canzoni di vari generi (dal folk al rock n roll, dal reggae alla musica balkanica). Altro mio hobby è la lettura, in particolare mi piace leggere libri che trattano di viaggi (es: Un indovino mi disse – Tiziano Terzani). E’ stato proprio Terzani a farmi avvicinare al mondo del giornalismo che, unito ad un altro mio interesse ovvero l’ambiente e tutto ciò che lo riguarda, spero diventino la mia professione ovvero quella di giornalista ambientale appunto. Mi piace molto viaggiare, sono stato in Grecia, negli States (New York), Rep. Ceca, cinque volte in Olanda e 4 in Spagna e infine in Romania e ho vissuto per 5 mesi in Inghilterra, visitando quasi tutto il West Sussex e naturalmente Londra.

1 COMMENTO

  1. Gli alunni della 2^ A della scuola primaria del !° Istituto comprensivo di Pontecoevo ha fatto il pane in classe per trattare l’argomento dell’aliomentazione e della necessità di trovare spazi alternativi per coltivare.

Comments are closed.