Il 13 ottobre è stato pubblicato “Illegacy“, il nuovo album di Roberta Di Mario, la pianista che riesce ad animare le scene attraverso le sue note. Durante la sua carriera ha ottenuto diversi premi e riconoscimenti: vincitrice del premio Sisme come miglior interpretazione al Festival di Musicultura 2012, vincitrice del Premio Varigotti 2012, finalista al Premio Bindi 2012, vincitrice miglior canzone ai Parma Music Awards 2014. Un percorso artistico in giro per il mondo, in cui l’amore per il cinema e per la musica non ha mai perso i suoi pezzi.

Roberta Di Mario, il tuo non è un lavoro soltanto acustico, ma anche visuale, la vera essenza di Illegacy. Le pulsioni che emergono dai tuoi brani si ispirano a qualcosa? In quale momento della giornata hai trovato ispirazione per comporli?
R: “Illegacy è un progetto molto evocativo, molto intenso, pieno di stati d’animo diversi, pieno di grandi emozioni, come, d’altronde, tutti i progetti creativi dentro ogni espressione artistica. Illegacy sono 10 songs scritte in svariati momenti: non c’è un momento migliore, non c’è una regola. Faccio fluire quello che sento dentro, magari avendo raccolto spunti, sguardi; non c’è niente che si può prevedere e all’improvviso quell’emozione vissuta, quel brivido, arriva. Sicuramente, se dovessi scegliere un momento della giornata, preferirei il tardo pomeriggio, al tramonto, quando si fa buio. Ho le intuizioni migliori e riesco a concentrarmi di più. Sono un animo abbastanza melanconico e quindi anche la pioggia, la nebbia, queste situazioni meteorologiche un po’ critiche, mi portano più coinvolgimento e più connessione con me stessa.

Non è un lavoro che si ascolta solo ad occhi chiusi, ma vuole essere guardato, per trasmettere un certo tipo di sensazioni. Può essere definito casuale oppure intenzionale?
R: “E’ stato assolutamente voluto perché ho un pubblico che spesso mi dà un feedback musicale che ha a che fare con il cinema. E’ una cosa naturale che mi succede, la mia musica regala delle immagini. Abbiamo approfittato di questa cosa proprio per far sì che queste non fossero solo 10 songs ma anche 10 videoclip, come discorso complementare. Mi sono accorta che il pubblico segnala sempre il fatto, appunto, che la mia musica sia molto assimilabile al cinema. Sulla scia di questa cosa, di questa naturalezza, abbiamo approfittato per dare unicità al progetto. Vogliamo proiettare l’ascoltatore in un mondo bianco-nero o a colori, visioni, che appartengono proprio al mondo cinematografico.” 

Come trasporrai quell’emotività visiva in un live? Ogni video è molto singolare.
R: “Al live vorrei che prevalesse la musica. Ora inizio un tour negli store Feltrinelli, prima a Milano, venerdì a Firenze e poi a Roma. Mi piacerebbe, in un contesto più grande, poter proiettare le immagini dal palco. Per esempio, a Düsseldorf a gennaio potrebbe esserci questa opportunità di proiettare su degli schermi le immagini dei video e di suonare dal vivo la colonna sonora, che in questo caso è la mia. E’ un po’ quello che facevo negli anni ’90 e che ha fatto Gualazzi negli ultimi concerti prodotti dalla Sugar, il concetto del cinema-muto. Negli anni Novanta ho fatto diversi progetti simili (Musical, Favole, Lezioni di Piano) perché ho sempre amato il cinema e penso che la musica sia l’altra metà del cinema, così come ho sempre provato a far interagire musica ed immagine. Per il momento spero che sia la musica a parlare sufficientemente.”

Nel tuo settore lavorativo, ci sono le stesse opportunità per uomini e donne oppure osservi uno sbilanciamento?
R: “Osservo uno sbilanciamento, ma non so se dipende dal talento o da un allineamento di costellazioni; è andata meglio ad un Ludovico Einaudi, a un riccioluto Allevi o a Cacciapaglia. I progetti femminili sono sicuramente inferiori. Io sono dalla parte degli uomini perché li stimo per il loro talento ma sono alla grandissima dalla parte delle donne che altrettanto sono talentuose, eclettiche, multitasking, sanno fare mille cose, con una sensibilità molto spiccata, che di certo non manca anche ad alcuni artisti uomini a cui io mi sento vicina. Mi auguro che questo progetto possa essere apprezzato non solo per la singolarità delle sensazioni che vogliamo dare, ma quanto anche, invece, per il fatto che è un progetto femminile e perché siamo nella minoranza. Siccome combattiamo tutti per l’uguaglianza da anni sarebbe bello che si potessero pareggiare un po’ i conti. Se un progetto è forte e potente non credo che ci sia distinzione, probabilmente una serie di fattori hanno influito nel corso del tempo. Se c’è il potere della musica penso che le barriere vengano sfondate, ad esempio, nel cantautorato pop, ci sono tantissimi progetti femminili, ma nel pianismo contemporaneo faccio fatica a fare qualche nome. C’è Giulia Mazzoni, Rita Marcotulli, ma siamo veramente pochissime”. 

Sara C. Santoriello

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Rappresentante degli studenti nel Consiglio Didattico di Scienze Politiche all’Università degli studi di Salerno (2015-2017). Consigliere del Forum dei Giovani di Cava De’ Tirreni. Membro della Direzione Nazionale dell’Unione Degli Studenti (biennio 2014-2016). Esecutivo di Link Fisciano (2016-2018). Segretaria della CPS (biennio 2011-2013). Reporter per AsinuPress e LiberoPensiero. Per Polis SA Magazine gestisce la rubrica “Around The Corner”.