La nuova faccia dei Los Angeles Lakers. In questo modo Magic Johnson l’ha presentato al mondo della pallacanestro nei giorni successivi al draft. Lui, Lonzo, il cui viso è ancora sporcato dall’acne giovanile e incapace di farsi crescere la barba, ascolta in silenzio le parole di uno dei più grandi giocatori che questo sport abbia mai visto. Lo sguardo fisso in un punto imprecisato e la mente che probabilmente pensa al futuro, quando tutti si dimenticheranno di papa LaVar e delle sue uscite eccentriche, e si soffermeranno a pensare al suo talento e al futuro dei Lakers che lui stesso avrà il compito di guidare.

Quel momento è arrivato stanotte. Lo scenario è stato lo Staples e gli avversari quei cugini storicamente meno fortunati che, però, negli ultimi anni hanno preso possesso del palazzetto. È stato così anche questa volta, i Clippers si sono aggiudicati l’ennesimo derby che dal 2012 porta un inglorioso score di 19-2. Senza Chris Paul ci ha pensato Blake Griffin a prendere a schiaffi la difesa gialloviola (29 punti, 12/23 dal campo), mentre dall’altra parte la calamità DeAndre ha attirato a sé tutto quel che circolava nei paraggi (24 rimbalzi). Ha esordito anche il nostro Danilo Gallinari, la cui serata al tiro però non è stata trionfale come la vittoria della sua squadra (3/13, 11 punti). Ma di lui e del curioso caso di Milos Teodosic, il rookie trentenne, avremo tempo di parlare in futuro.

Torniamo a Lonzo Ball. Era chiaramente l’uomo più atteso di questo inizio di stagione. Un po’ per meriti suoi, un po’ – va detto – per meriti (?) di suo padre. E Patrick Beverly ha voluto dare il benvenuto alla matricola alla sua maniera.
Lonzo BallÈ un modo che i veterani hanno per far capire ai giovani che “guardate che questa non è la NCAA“, che tra i professionisti se vuoi sopravvivere devi giocare duramente. “Ho dovuto impostare il tono, a fine gara gli ho detto che a causa delle parole di suo padre molte persone vorranno arrivare a lui. Non c’era modo migliore di iniziare la stagione che difendere su di lui questa sera: benvenuto nella NBA, ragazzo!“, ha dichiarato l’ex giocatore degli Houston Rockets a fine gara. E in effetti il trattamento è stato quello da primo giorno all’accademia militare. Nelle 29 azioni in cui Ball è stato marcato da Beverley la squadra ha messo a referto 0.48 punti ad azione. Senza mettere a segno né punti né assist nei suoi primi dieci minuti di partita, Ball ha messo a segno il suo primo canestro a 4’49” all’intervallo con una tripla.

Alla fine ha concluso con 3 punti, 9 rimbalzi e 4 assist. “Non è abbastanza”, ha dichiarato a fine gara. “Credo di aver preso in tutto sei tiri. Non è abbastanza. Ho messo un tiro su sei, non è mai una buona percentuale“. Non-buona è stata anche la prestazione dei Lakers in generale, che hanno giocato quasi sempre a braccio e senza un’idea precisa di come attaccare la difesa dei Clippers. La gara è poi terminata 108-92, senza essere praticamente mai in discussione. Nulla di particolarmente grave, sia chiaro, è solo la prima di ottantadue sere e, in generale, è lecito aspettare che una squadra così giovane vada molto a folate.

Il talento c’è. Ed è importante. C’è molta curiosità nel vedere Brandon Ingram, che nella scorsa stagione non ha impressionato come ci si aspettava ma in cui Magic Johnson crede fortemente e per cui ha speso parole importanti sin dal suo arrivo come gm. Nella pre-season ha dichiarato di voler far emergere in questa stagione il suo lato da “bestia” e di non voler deludere le notevoli aspettative che i Lakers hanno riposto nelle sue abilità.
E poi c’è Julius Randle. Anche lui, come Ingram, non ha avuto il migliore degli inizi. Prima ha subito un infortunio grave nella sua partita d’esordio nel 2014, che gli ha costretto a saltare l’intera stagione, e poi non ha affatto convinto al suo ritorno. Benché le statistiche parlassero di una doppia-doppia stagionale (11.3 punti e 10.2 rimbalzi), Randle era risultato essere uno dei peggiori giocatori in termini d’efficienza realizzativa, piazzando al terzultimo posto tra i giocatori del front-court. Nella scorsa stagione però è migliorato notevolmente, migliorando praticamente in tutte le voci statistiche e facendo intravedere delle buone doti anche da passatore (il numero di assist passato ad 144 a 264). Da migliorare però la fase difensiva, dove era il peggiore secondo i dati analizzati con lui in campo e senza. La sua volontà di migliorare però è importante ed è dimostrata dal modo in cui si è presentato in prestagione, con una percentuale di grasso corporeo inferiore al 6%.A Randle e Ingram naturalmente si dovrà aggiungere Ball. Le sue caratteristiche uniche da passatore e la sua buona capacità da tiratore potranno essere fondamentali per costruire le fondamenta della squadra.

A cosa potranno aspirare questi Lakers? Il livello della Western Conference e la giovane età dei giocatori chiave non può far andare oltre una stagione all’incirca da 30 vittorie. Il tanking è escluso assolutamente, considerando la mancanza di scelte al prossimo primo giro. Dunque, questa la possiamo definire come la prima vera stagione di costruzione dei Los Angeles Lakers. Facendo sempre attenzione che da quelle parti il rebuilding non può essere eterno.

Michele Di Mauro