Una gomitata volontaria rivolta al volto di Rosi che ha lasciato il Milan privo del suo capitano al 25′ del primo tempo e che gli impedirà di affrontare la ”sua” Juventus questo sabato. L’ultima partita di Leonardo Bonucci di questa stagione è stata probabilmente la peggiore, nonostante il risultato fosse fermo ancora sullo 0-0 ed errori grossolani non ce n’erano stati. È la peggiore di tutte perché ha chiarito in maniera più che limpida la situazione mentale di un giocatore che, dalla finale di Cardiff disputata con la maglia della Juventus, ha smesso di essere il difensore che tutti gli appassionati di calcio e gli addetti ai lavori hanno apprezzato nei 6 scudetti consecutivi dei bianconeri.

Il classe ’87 doveva infatti essere il fiore all’occhiello di questo nuovo Milan e della faraonica campagna acquisti fatta da Fassone e co., per riportare i rossoneri allo splendore di un tempo, ma che difatti non ha portato ad alcun risultato in questo inizio di stagione, e la copertina di questo (iniziale) fallimento non potevano che essere proprio Leonardo Bonucci e l’investimento da 40 milioni fatto per strapparlo alla Juventus. Il neo-capitano rossonero è stato spesso il peggiore in campo di un Milan attualmente all’11esimo posto con 13 gol subiti, decisamente troppi per i proclami iniziali e per chi si aspettasse da Bonucci di guidare una retroguardia nuova in quasi tutti i suoi elementi e di “spostare gli equilibri” (frase ormai diventata vera e propria meme, specialmente dopo l’episodio di domenica). Da dove parte però la crisi che il difensore sta vivendo in queste prime settimane di campionato?

Il tweet di Bonucci al suo arrivo al Milan

La fascia da capitano “strappata” a Montolivo e messa sul braccio di Bonucci (probabilmente non per sua scelta) inevitabilmente imponeva al difensore di diventare il leader in campo e spirituale di questa squadra, leadership che invece alla Juventus non gli è mai stata chiesta di imporre al suo arrivo ma che, nel tempo, è indubbiamente arrivata con l’esperienza e ciò potrebbe aver spinto Bonucci a fare il passo più lungo della gamba in alcune dichiarazioni e a voler appunto cercare di spostare gli equilibri per la sua nuova squadra, anziché iniziare a piccoli passi ed inserirsi nel sistema difensivo di Montella, ben diverso da quello sperimentato in questi 6 anni di Juventus e che lo ha visto affermarsi come uno dei migliori difensori in Europa. Quella stessa fascia da capitano che, nella giornata di ieri, è stata oggetto di speculazioni secondo le quali Bonucci volesse restituirla al vecchio capitano (voci smentite dallo stesso difensore ai microfoni di Sky). Un giocatore non diventa però “scarso” all’improvviso solo perché snaturato da un sistema che lo rendeva un top del suo ruolo. Dietro la crisi, sfociata in un gesto plateale come una gomitata (involontaria o meno, poco importa), c’è sicuramente un problema di mancato adattamento ad una squadra che non lo riconosce come il leader che la società sperava di aver trovato, dimenticandosi che la leadership non si compra ma si guadagna.

Bonucci è però diventato il capro espiatorio di una situazione paradossale, ovvero quella di una delle squadre più costose del campionato che rimasta però impantanata a metà classifica e che molto probabilmente funzionava meglio lo scorso anno, prima delle spese folli della dirigenza cinese. Addossare però tutte le colpe del fallimento (sia ben chiaro, iniziale) dei rossoneri tra campionato ed Europa League al solo Bonucci è sicuramente da sciocchi. Il difensore ha però bisogno di lavorare per scacciare questo demone interiore (che sia il suo ego iniziale, sul quale ha colpa anche il Milan, o il cambio di maglia) che gli ha impedito di esprimersi al meglio delle sue possibilità, di rimettersi con i piedi per terra e lavorare con la stessa fame degli ultimi anni.

Andrea Esposito

fonte immagine in evidenza: it.eurosport.com

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