Jabil: ennesimo caso di desertificazione industriale falciato dalla legge

Ancora tesa la situazione per i lavoratori dello stabilimento Jabil di Marcianise (CE), tra i maggiori centri industriali del casertano. Sono complessivamente 870 gli operai che versano in una situazione di precarietà, nonostante le numerose vertenze presso il Ministero dello Sviluppo Economico nel corso di questi anni.

Di questi attualmente stanno lavorando in circa 300, mentre i restanti dipendenti lo scorso anno hanno stipulato con l’impresa contratti di solidarietà, con la finalità di prender tempo in vista di un’effettiva stabilizzazione.

La Jabil è un’impresa americana specializzata nella produzione e nella progettazione di dispositivi elettronici e circuiti elettrici. Gli attuali 800 dipendenti Jabil provengono dall’unità originaria dell’azienda americana, a cui si vanno ad aggiungere i lavoratori provenienti dalle aziende in un secondo momento acquisite: Marconi nel 2001, con la cui incorporazione l’impresa americana si insediò a Marcianise, Siemens nel 2007 ed Ericsson nel 2015. Con la seconda incorporazione Jabil ha rilevato non solo gli stabilimenti Siemens a Marcianise, ma anche quelli in Veneto e Lombardia. «L’acquisizione stessa di Siemens ha comportato un rilevante impoverimento; a discapito delle aspettative dell’azienda, nel corso del tempo si è verificato un progressivo calo dei volumi. Oggi al di là delle acquisizioni, di valore aggiunto sul piano professionale non c’è nulla» ha affermato Massimiliano Guglielmi, sindacalista FIOM-CGIL che da anni si occupa della questione.

Lo scorso 5 ottobre, in occasione dell’ultimo tavolo col Ministero, i vertici Jabil hanno manifestato la volontà di avviare una procedura di mobilità per altri 400 lavoratori: «Sebbene i rappresentanti dell’azienda abbiano dichiarato che la procedura verrà gestita contrattualmente, e non unilateralmente, il 50% dei lavoratori rischia seriamente di fuoriuscire da questo circuito lavorativo» ha proseguito Gugliemi.

Lo scenario che abbiamo descritto è aggravato da una nube normativa all’orizzonte: per effetto del Jobs Act nel 2018 finiranno gli ammortizzatori sociali. Infatti il D.Lgs 148/2015 prevede che la durata di CIGO e CIGS (cassa integrazione guadagni ordinaria e speciale) possa essere prorogata da 24 a 36 mesi, per effetto dei contratti di solidarietà. Si perviene così ad una durata massima di 3 anni su quinquennio mobile per gli ammortizzatori sociali. Dal momento che le CIG hanno avuto inizio nel 2015, si arriverà a settembre/ottobre 2018 con migliaia di lavoratori senza occupazione né ammortizzatori di alcun tipo.

Se il piano del Governo era quello di “prender tempo”, nell’auspicio che nel triennio di riferimento l’andamento economico-industriale delle singole aziende cambiasse rotta, così non è stato. Né hanno avuto riscontri risolutivi le singole vertenze al MISE, tra cui quella Jabil.

«Alla cessazione delle CIG si aggiungerà il 50% di esuberi annunciato da Jabil. Migliaia di lavoratori di altre aziende del Sud Italia sono nella stessa situazione. Nel 2018 si prevede l’esplosione di una bomba sociale ad orologeria!» prosegue Guglielmi. La FIOM-CGIL valuta già in queste settimane iniziative e manifestazioni in vista dell’inquietante scenario all’orizzonte. Uno scenario buio a discapito dei tanti annunci ottimistici sull’occupazione in crescita, risultante dalle statistiche nazionali. Se si leggono nello specifico i dati Istat, si nota che non cresce l’occupazione per la fascia 35-49 di età, protagonista delle contemporanee dinamiche occupazionali.

Cresce l’occupazione a termine e quella per gli ultracinquantenni, più vicini all’età pensionistica. Il paradosso della questione Jabil è che, al tempo stesso, entro la fine dell’anno l’azienda inaugurerà a Marcianise uno dei suoi poli d’eccellenza, volto al mercato internazionale. L’attività industriale passerà dalla manifattura alla progettazione di dispositivi elettronici, fino alla fase di manutenzione successiva alla vendita.

In tal piano industriale, da un lato verranno coinvolti i dipendenti che hanno maturato competenze in ambito logistico e progettuale, dall’altro resta perennemente fuori dal circuito lavorativo la cospicua manodopera.

La vicenda Jabil è l’ennesima esternalizzazione di una desertificazione economica ed industriale non solo casertana, ma dell’intero Sud Italia. Mancate politiche strutturali e di programmazione a lungo termine, sia locali che nazionali, hanno rappresentato la falce del progresso economico e sviluppo industriale del Meridione.

Se si punta ad un repentino rialzo delle statistiche, in modo da accattivarsi consenso politico, ne paga le conseguenze una mancata crescita più graduale, ma al tempo stesso più solida e duratura. Il prossimo tavolo di confronto al MISE è previsto per il 30 ottobre, nella speranza che non si riveli l’ennesimo fumo negli occhi.

Tina Raucci

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Classe ’94, studentessa di Giurisprudenza presso l’Università degli studi di Napoli Federico II e praticante giornalista.
Collabora per varie testate quali “Caffé Procope”, “CasertaNews”, “Notizie Geopolitiche”. In passato speaker presso “Radio Primarete” e “Radio Alce”, e collaboratrice del magazine universitario “Federiconline”.

1 COMMENTO

  1. L’incontro si è svolto il 30 ottobre e contrariamente a quanto si diceva nell’intervista nessun fumo negli occhi…..ma un bel pugno in faccia.
    Gli esuberi sono diventati 400 e come giusto che sia in un incubo, nessun piano industriale che rilanci il sito.
    Ah dimenticavo per chi resta un bel 60% di solidarietà…..

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