Giannis Antetokounmpo e la stagione della consacrazione

La prima volta che in Italia abbiamo sentito parlare del ragazzino greco dal cognome strano è stato (neanche a dirlo) durante una videochat con Flavio Tranquillo, Federico Buffa e Alessandro Mamoli su SkySport.it nel lontano maggio 2013. Era un mese circa prima del draft. Giannis Antetokounmpo da allora ne ha fatta di strada, scalando le gerarchie prima dei suoi Bucks e poi dell’intera NBA. E se prima era soltanto uno scioglilingua impronunciabile per i più, adesso è una delle facce principali di una Lega che comprende di essere di fronte al sorgere di un giocatore che può segnare un’epoca.

Negli ultimi mesi non si è fatto altro che parlare de “Il greco semi-sconosciuto”. Il che ha creato molto hype attorno alla nuova stagione sua e dei Bucks. Nel corso della off-season, Kevin Durant e Kobe Bryant hanno speso parole molto importanti nei confronti del 22enne. Addirittura, l’ex giocatore dei Los Angeles Lakers l’ha sfidato a conquistare il titolo di MVP. Most Valuable Player. È un qualcosa che viene ripetuto spesso di recente, quasi come se fosse un mantra. Brad Stevens, coach dei Boston Celtics, lo ha definito “un candidato” e ESPN lo ha inserito al primo posto nel suo speciale ranking di proiezioni per il suo Fantasy Basketball. Le quote  al momento sono della stessa opinione.

AntetokounmpoEppure fino a soli quattro anni fa era l’oggetto misterioso del draft. Scelto – ad oggi verrebbe da dire ‘solo’ – alla numero 15 in un’annata tutt’altro che indimenticabile, anzi. Basta fare due ricerche in rete e alle parole “2013 draft class” vedrete associata il più delle volte la parola “worst“. Di Anthony Bennett, prima scelta, non si ha praticamente più traccia, cestisticamente parlando. Nell’ultima stagione è transitato come una cometa prima per Brooklyn (23 partite in NBA e poi 2 in D-League) e poi per Istanbul, dove ha raccolto solo 7 presenze nel Fenerbahçe in cui milita anche il nostro Datome.

Non è tutto da buttare, sia chiaro. Vi sono alcuni giocatori che stanno facendo parlare di sé. Come Steven Adams (12) e C.J. McCollum (10). In generale, però, le cose migliori sono arrivate dal Vecchio Continente. Giocatori come Dennis Schröder (17) e Rudy Gobert (27). E come Antetokounmpo. Uno degli tre possibili ‘unicorni’, secondo Bill Simmons, ex direttore di Grantland.com. P.s. gli altri due sono Porzingis e Embiid, di cui parleremo prossimamente.

Voi realizzate che Giannis e suo fratello [Thanasīs] vendevano cappelli e dvd per le strade della Grecia solo sei anni prima che lui fosse draftato? O che, quando ha iniziato a giocare a basket, ha dovuto condividere le scarpe con suo fratello? O che la sua famiglia non ha mai vissuto in Grecia legalmente e che lui ha convissuto con la paura di poter essere ricondotto in Nigeria per vent’anni? Quando ho presentato il draft 2013 con Jalen Rose, abbiamo ‘scoutizzato’ Giannis utilizzando stralci di video presi da YouTube e abbiamo genuinamente pensato che giocasse nella YMCA Atene con un gruppo di quindicenni.
(da Battle of the Unicorns di Bill Simmons)

La trasformazione da punto interrogativo ad animale mitologico è dovuta alla sua straordinaria attitudine al miglioramento. «Vive in palestra» ha dichiarato Jason Kidd. Dal suo arrivo sulla panchina dei Bucks, l’ex playmaker dei Nets ha reso l’assistant coach Sean Sweeney l’ombra di Giannis, lo segue ovunque. Letteralmente. Anche in vacanza. E così, passo dopo passo, allenamento dopo allenamento, le sue doti di passatore, di giocare in post basso sono migliorate notevolmente. Il resto lo ha fatto madre natura, donandogli una struttura atletica (211 cm per 100 kg) da fare invidia a chiunque. La sua apertura di gambe messa in relazione alla sua capacità di mettere palla a terra gli permette, con un solo passo, di far saltare qualunque tipo di setup difensivo. E in campo aperto è semplicemente inarrestabile. Lo scorso anno è stato il quinto giocatore della storia NBA (e il più giovane di sempre) a guidare la propria squadra in punti (22.9), rimbalzi (8.8), assist (5.4), stoppate (1.8) e recuperi (1.6). Una crescita che gli è valsa la prima chiamata all’All Star Game e il premio di Most Improved Player.

Antetokounmpo«Potrei essere l’MVP quest’anno», ha dichiarato Giannis in un’intervista rilasciata in estate. A conferma della crescita mentale del giocatore, che pensa di potersela misurare con i migliori in questa stagione. E l’inizio pende dalla sua parte: 35 punti, 10.6 rimbalzi, 5.6 assist. Nessuno nelle prime cinque gara della stagione aveva mai messo assieme numeri simili. Certo, sono medie da inizio di regular season, che però rendono l’idea di quanto durante la off-season The Greek Freak abbia lavorato sul proprio tiro, il suo tallone d’Achille.

Come detto, siamo solo alle prime partite stagionali ma proviamo a lanciare un topic da terza pinta media al pub: cosa potrebbe impedire a Antetokounmpo di raggiungere il suo obiettivo?

Ad impressione, sono due gli ostacoli da superare. Il primo è LeBron James, che con l’addio di Kyrie Irving e l’infortunio di Thomas potrebbe tornare ad alzare i giri durante la stagione regolare. Il secondo è la sua squadra, i Bucks.

Il progetto  resta uno dei più interessanti nel panorama NBA. Se Golden State è il presente, Milwaukee può rappresentare il futuro. La città si è risvegliata dal torpore cestistico degli ultimi anni, seguendo con maggiore costanza e maggiore pathos la squadra. Negli ultimi anni si era vociferato di un possibile trasloco – Seattle sempre alla finestra – ma il progetto da 500 e passa milioni di dollari per il nuovo impianto e la costruzione di un roster interessante hanno scongiurato la cosa.

Giannis Antetokounmpo si è guadagnato il ruolo di uomo-franchigia, confermato anche dal rinnovo a 100 milioni di dollari. Le sue qualità le abbiamo già messe sul tavolo allo scoperto. È la versione point-guard di Kevin Durant e se riuscirà a migliorare il tiro in jump e le percentuali da dietro l’arco, sarà scala reale. Attorno a lui vi sono giocatori che possono aiutarlo a rendere Milwaukee una squadra credibile (in futuro) per il titolo. Thon Maker potrebbe rappresentare un’altra steal of the draft. Il 20enne di origini sudanesi nella sua stagione da rookie ha dimostrato di poter essere un giocatore dalle interessanti potenzialità. Non appena crescerà atleticamente, i suoi 216 centimetri si faranno sentire sui due lati del campo. Lo scorso anno nei 560 minuti giocati ha tirato da tre il 40.9% delle volte (segnando con il 37%). Questa potrebbe essere una soluzione che permetterebbe ai Bucks di allargare ulteriormente il campo e dare maggiore spazio a Giannis internamente. Se da una parte maturerà Thon, dall’altra vi sarà il sempre affidabile Khris Middleton, uno dei migliori terzi violini della Lega. Un altro giocatore che si è guadagnato spazio in quintetto è Brogdon, sorpresa assoluta lo scorso anno tanto da essere scelto come Rookie dell’Anno. Una prima volta assoluta per un giocatore selezionato al secondo giro al draft (36).

Il nodo da sciogliere resta quello attorno a Jabari Parker, il ragazzo che doveva essere la luce del nuovo ciclo e che, invece, è stato due volte fermato da un grave infortunio. Al momento, non è chiaro ancora quando tornerà disponibile. Sicuramente non prima della pausa per l’All Star Weekend. Benché le qualità offensive del giocatore siano palesi così come la sua intesa con Antetokounmpo, con lui in campo negli ultimi tre anni i Bucks hanno un net rating negativo: -5.2 nel 2014/15, -3.4 nel 2015/16 e -2.5 lo scorso anno.
Difficile dire ad oggi se Milwaukee debba pensare a costruire un quintetto w/o Parker, fatto sta che anche in questo inizio di stagione Milwaukee sembra aver trovato un suo equilibrio.

Resta soltanto da porci una domanda: fin dove si potranno spingere I Bucks di Giannis?

Michele Di Mauro

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