Dieta green e preistoria, un binomio sempre meno improbabile

La paleo dieta, che vorrebbe rifarsi al regime alimentare più diffuso nella preistoria, prevede un largo consumo di carne. Recentemente, però, si è scoperto che la dieta dei nostri antenati potrebbe configurarsi quasi come una dieta green.

Nella promozione di un libro di JJ Smith, “La dieta green & detox. Dieci giorni per depurarsi, dimagrire e sentirsi di nuovo in forma” la dieta green viene pubblicizzata come in grado di porre rimedio a gonfiore, stitichezza, cattiva digestione, spossatezza, difficoltà di concentrazione, aumento di peso e mal di testa. L’autore stesso, all’inizio del proprio libro, propone un test di autovalutazione atto a determinare quanto abbiamo bisogno di disintossicarci. Si tratta di una serie di domande polari, la cui risposta può essere solo “sì” o “no”: più sì, si ottengono, più il “punteggio” è alto, più abbiamo bisogno, secondo Smith di provare la dieta green.

Tra le domande di Smith figurano “Dormite meno di otto ore per notte?”, “Vi sentite spesso tristi o depressi?”, “Soffrite d’insonnia o di altri disturbi del sonno?”.

Un questionario che, letto fra cento anni, anche senza risposte, direbbe molto della vita sul pianeta terra agli albori del terzo millennio. Racconterebbe una storia d’insonnia, depressione, oltre a informare i futuri abitanti di questo pianeta che la “cellulite” era ancora uno stigma sociale (una delle domande di Smith è “siete in sovrappeso o soffrite di cellulite?”).

Seguendo una regola alimentare rigida ma tutto sommato semplice, è possibile, secondo Smith, arrivare a perdere sette chili. Smith chiama la sua dieta “programma green & detox”.

L’uomo (per lo meno dei paesi dell’Occidente) è depresso, insonne, in una parola, direbbe Smith, “intossicato”. E per disintossicarsi, corregge il proprio rapporto col cibo. Più di una dieta cerca di risalire alle origini dell’alimentazione umana per giustificare i propri precetti: così fanno la crudista, la dieta paleo e in fondo anche la dieta Kousmine (che nelle sue pagine si riferisce infatti a una “perdita dell’istinto nella scelta degli alimenti” e ad un “abbandono degli usi alimentari ancestrali”).

Se un ritorno alle origini sia consigliabile o meno è una questione secondaria; la cosa che è possibile rilevare è una tendenza in questo senso, tendenza che proietta il nostro interesse su ogni nuova scoperta circa la dieta che caratterizzava l’essere umano ai tempi della preistoria.

In effetti, un articolo di “Science Daily”, esordisce così “La dieta paleo è una delle nuove tendenze tra le persone che credono in un’alimentazione consapevole. Ma cosa includeva esattamente il programma alimentare dei nostri antenati?”

L’articolo, risalente a marzo 2016, va avanti rivelando che, secondo alcuni scienziati del centro Senckenberg di Tübingen, la dieta dell’uomo di Neanderthal comprendeva all’incirca il 20% di verdura. La dieta, dunque, sarebbe stata più green di quanto non si pensasse, considerando che l’uomo della preistoria è solitamente ritenuto carnivoro (di qui la dieta paleo, dove la carne abbonda).

A dicembre 2016, nella sezione Scienze della “Repubblica” esce un articolo che rafforza questa teoria di una preistoria green: questa volta si parla dell’Homo erectus e dell’abbondanza di alimenti vegetali nel suo piatto per quello che la Repubblica chiama “un tripudio di verdure”. Si cerca, sempre di più, di sfatare il mito (che informa, come detto, la dieta paleo e la grande quantità di pesce e carne da essa consigliata) secondo il quale durante la preistoria l’uomo era essenzialmente attratto dalle proteine. Niente di più sbagliato secondo la ricerca israeliana: sembra che l’alimentazione dell’Homo erectus contenesse 55 tipi di piante.

Luca Ventura

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