La premiazione di Fino In Fondo all'università Roma Tre

Si è tenuta presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università Roma Tre la premiazione del primo concorso letterario indetto dalla nostra testata, Libero Pensiero: “FINO IN FONDO”, in memoria della giovane Francesca Voi recentemente scomparsa per un cancro.

La letteratura, e in particolare la poesia, sono stati gli strumenti grazie ai quali Francesca è riuscita ad esprimere le sensazioni della malattia e a trasmettere il suo messaggio di gioia irrefrenabile.

Nel corso della serata, presentata dalla scrittrice Nicoletta Berliri, e arricchita dalle considerazioni della dottoressa Marinella Linardos, sono state lette con commozione alcune delle righe pensate da Francesca, una ragazza che fino all’ultimo ha scelto di dire sì alla vita, ed ha scritto affinché anche ogni altra persona del mondo potesse rendersi conto dell’infinito miracolo dell’esistenza.

La commissione esaminatrice del premio FINO IN FONDO, costituita da Maresa Berliri (in rappresentanza della Susan G. Komen Italia), Francesco Paolo Dellaquila (poeta, scrittore e operatore culturale), Oliviero Angelo Fuina (poeta e scrittore), Davide Gorga (poeta e scrittore) e Serena Carnemolla (poetessa e scrittrice) ha individuato e classificato le cinque poesie finaliste, così come di seguito:

POESIE VINCITRICI:
– 1. A mio figlio, di Mariateresa La Porta
– 2. Ho detto sì alla vita, di Carla Menon
– 3. Bocciolo schiuso, di Angelica Costantini Hartl

POESIE FINALISTE:
– Fino in Fondo (La Speranza), di Bruna Cicala
– La cresta viva della speranza, di Marco Managò

Le poesie del concorso sono state quasi totalmente incentrate sul tema della malattia, analizzata da svariati punti di vista, sempre vissuti con emozionante partecipazione. Il ricavato di questo premio è stato interamente devoluto alla onlus Susan G. Komen Italia per sostenere la lotta ai tumori del seno attraverso la ricerca scientifica.

La redazione di Libero Pensiero ringrazia il comitato organizzativo del concorso, i partecipanti, i familiari di Francesca, per la disponibilità mostrata in un momento delicato ma ricco di profondi spunti di riflessione. FINO IN FONDO è solo alla sua prima edizione, sarà un appuntamento al quale non mancare anche il prossimo anno.

 

Ecco i testi delle poesie vincitrici:

A mio figlio
(perla persa tra i meandri della vita)

E avremo onde leggere in meriggi d’estate
quando il cielo ricama la sua tela celeste
e si confonde con il mare.
Avremo passi della vita venirci incontro
come girasoli rivolti all’alba di un nuovo giorno.
La tua pelle di cipria si mescolerà alla mia
in una carezza di zèfiro dolce
e il mio senso materno trionferà
vincerà il buio delle tempeste,
valicherà confini di pietra
costruiti sapientemente dalla vergogna
una giovane madre e tu figlio di nessuno.
Sei nato molti anni fa, ma nessuno si è accorto
nella notte più stellata al grido di luna
e solitarie lampare.
Infrange quel silenzio una lacrima
come una scintilla a rigare il volto,
un segreto taciuto troppo a lungo.
E quando viene la sera
sospiri di vento tra capelli di seta
mi portano a te
preghiera tra le mani,
la tua immagine che mai vidi
forse uomo,
appare come un raggio nel viale dei ricordi.
E’ tempo di andare figlio mio
non in questo mondo
torneremo come vele spiegate all’orizzonte
tra le onde più azzurre
e come gabbiani andremo in volo
a riprenderci la vita.

 

Ho detto sì alla vita 

Ho resistito “Fino in fondo” perché?

Non volevo perdere il sorriso di mia madre.
La sua carezza, lieve, sul far della sera, e il
suo battito di ciglia  celavano l’ultima
lacrima del giorno morente.

Ho voluto resistere per Maria, Daniela,
Angelica, guerriere senza armi. Una promessa
che non potevo tradire, io che in quella stanza
bianca tra l’odore acre di alcool, di sangue
zampillante da una flebo ormai inutile, ho detto
sì alla vita.

Ho detto sì a me stessa, perché le mie gambe,
intorpidite da un lungo sonno potessero
risvegliarsi e camminare lungo le strade della
vita, insieme a loro, guerriere vittoriose sulla
morte… che altro non è se non un’altra vita.

 

Bocciolo schiuso

Strepiti inascoltati per paura di cambiare.
Poi, quando il vulcano esplode,
l’uomo diventa piccolo sotto la cenere,
metamorfosi che lascia un vuoto.
Mia madre freme e prega ad alta voce,
le braccia di mio padre mi avvolgono nel silenzio.
Mi pervade un sogno all’alba:
un uomo al volante si ferma e china il capo,
rompe i miei indugi, ed io attraverso una strada chiassosa.
È la vita che resiste, a cui la morte s’inchina.
Sì, voglio restare, senza lamenti.
Sono un bocciolo schiuso e Dio ha già deciso.
Supina ad imparare la grandezza del dolore,
sola con le mie fitte, stringo la mano di mia madre.
Lei torna a casa
e tra le stelle, insonne,
versa lacrime fino al petto.
Avvolta dalle coperte, varchiamo la soglia,
attraversiamo la notte,
temporali e tuoni vasti,
i lampi sulla mia ferita aperta.
Ore ad aspettare…
Poi il giorno e le nuvole alleggerite,
il Primario concede ad una ragazzina vergine
la salvezza.
Una carezza e il sonno dell’anestesia…
Il risveglio è straziante: la carne deve riunirsi,
ancestrale il dolore nelle grida, immobile,
appena sotto l’ombelico un tracciato per l’eternità.
Sul viso di mia madre lo sguardo si è già illuminato,
le rughe fonde si distendono.
Io resisto perché tu mi ami.

Valerio Santori

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