corsica indipendentismo

Anche i suoi abitanti sono agitati dall’indipendentismo, da una voglia di rivalsa nei confronti dello Stato madre: stiamo parlando degli abitanti della Corsica, appartenente oggi alla Francia. Un nazionalismo di lunga portata, nato già nel 1755, in un luogo che per la sua natura isolana occupa un posto particolare e che mai si è sentita assoggettata allo Stato francese. I mass media, però, non ne parlano.

Infografica sugli indipendentismi fornita da StampaPrint

Si può dire che l’indipendentismo sia stato la parola chiave del mese di ottobre: la Catalogna ha fatto da apripista e da regina della discussione, ma accanto ad essa si è parlato anche del Kurdistan iracheno, del referendum per l’autonomia in Lombardia e Veneto, della possibilità della Bayxit (gli indipendentisti della Baviera). Ogni tanto torna sui giornali anche la questione della Scozia. Mentre la Corsica compare poco e niente fra gli argomenti dei mezzi di informazione.

L’ultima notizia è datata maggio 2016: data storica, in cui i nazionalisti del FLNC (Fronte di Liberazione Nazionale Corso) pongono fine alle operazioni militari e alla lotta violenta iniziata negli anni Settanta. Tutto questo avviene in concomitanza con una vittoria storica all’Assemblea di Corsica: i nazionalisti corsi, uniti nella lista “Pé a Corsica”, ottengono il 35% dei voti.

I partiti “Corsica Libera” e “Femu a Corsica”, entrambi di indirizzo nazionalista (ma il primo più radicale e il secondo più moderato), si sono uniti in un’unica lista per le elezioni regionali francesi del dicembre 2015, ottenendo 24 seggi su 51. Questo passaggio ha così segnato l’istituzionalizzazione completa dei partiti nazionalisti corsi.

La fine dell’uso delle armi da parte del FLNC rappresenta, dunque, il passaggio dell’indipendentismo corso dalla lotta armata a quella democratica e parlamentare.

In questo senso, a fare più scalpore sono le armi, la violenza, la lotta: gli attentati e gli assassinii che hanno caratterizzato alcune delle azioni del FLNC fanno (o meglio: facevano) certamente più notizia dei due politici nazionalisti corsi che si sono uniti e sono diventati una forza politica parlamentare importante nel 2015.

In realtà, questa nuova forza politica ha strutturato un programma che – sebbene escluda l’indipendenza come obiettivo da raggiungere – è di forte impronta nazionalista, volto a dare maggiore autonomia al paese e a proteggere la cultura, la lingua e il territorio corso.

Il programma politico prevede il raggiungimento di uno statuto di autonomia piena entro i prossimi tre anni dall’elezione e da implementare nei successivi sei anni. La Corsica, infatti, viene considerata dallo Stato francese una regione al pari degli altri dipartimenti francesi, senza alcun tipo di autonomia speciale (fiscale o amministrativa). Viene governata da un prefetto che poi fa capo a Parigi.

Allo stesso tempo, però, la presa di posizione non è radicale: nei punti programmatici dell’accordo strategico della lista si parla di democrazia, pace e legalità. E soprattutto di dialogo, sotto un duplice punto di vista: da una parte quello trasversale, che accomuni tutte le forze progressiste vicine al nazionalismo corso, dall’altra quello con la Francia.

Come spesso accade, il programma dei nazionalisti non ha soltanto un’impronta politica, ma anche fortemente sociale e culturale: ad esempio, l’uso della lingua corsa anche negli uffici pubblici diventa uno degli obiettivi fondamentali da raggiungere. Ma anche la riduzione della disoccupazione e del numero di famiglie che vivono al di sotto della soglia di povertà (al momento il 19% degli isolani), il puntare sui giovani e favorirne l’impiego, aiutare la popolazione locale a trovare lavoro. E poi ovviamente c’è il lato economico: promuovere l’economia locale, porre fine ai clientelismi e alla speculazione, favorire l’impresa e l’artigianato, promuovere il turismo ma in modo sostenibile e sensato.

Un programma sensato e, si potrebbe dire, moderato dal punto di vista politico, che però rappresenterà un problema – quando dovrà davvero essere implementato – per quella Francia centrista che di autonomia della Corsica ha parlato ben poco. Forse, quando un altro scontro giungerà, anche la Corsica e il suo nazionalismo torneranno sui giornali.

Elisabetta Elia

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