Il Modena Football Club, fondato nel lontano 1912 e con ben 28 campionati disputati in Serie A, sta vivendo in queste ultime settimane il periodo più nero della sua storia.

L’INIZIO DELLA CRISI – I problemi in casa Modena, retrocesso in Lega Pro al termine della stagione 2015/2016, sono cominciati la scorsa estate: l’iscrizione al campionato 2017/2018 viene inizialmente bloccata dalla COVISOC, a fronte di circa 450mila € di contributi non versati da parte della società. A seguito di una ricapitalizzazione l’iscrizione viene formalizzata ma il Presidente Caliendo, alla guida del club dal 2015, decide di voler vendere la società, intavolando le prime trattative per la cessione. A rendere ancora più difficile la situazione è anche la questione stadio: agli inizi di agosto il Comune di Modena revoca infatti al club la concessione per l’utilizzo dell’ “Alberto Braglia”, a seguito del mancato pagamento del canone d’affitto.

Il Modena decide dunque di trasferirsi al “Morgagni” di Forlì dove gioca (e perde) due gare; scaduta la deroga per il suo utilizzo i canarini si ritrovano, di fatto, senza una casa. Le successive due gare interne contro Mestre ed Albinoleffe non vengono dunque giocate: arrivano due sconfitte a tavolino per 0-3 ed un punto di penalità in classifica.

Ai primi di ottobre avviene finalmente il passaggio di testimone: Caliendo cede all’imprenditore varesino Aldo Taddeo una società con un debito di oltre 6 milioni di €. Nonostante il passaggio di consegne la situazione non migliora e ad ottobre arriva un’altra batosta: i calciatori decidono di mettere in mora la società per i mancati pagamenti degli stipendi dei mesi di luglio, agosto e settembre. Si innesca inevitabilmente un cortocircuito generale: i calciatori rimangono fermi sulla loro posizione, sebbene Taddeo si dichiari pronto a pagare loro gli ingaggi del mese di ottobre; l’imprenditore, inizialmente disposto anche a pagare al Comune il canone per restituire alla squadra uno stadio dove giocare fino al termine del campionato, fa un passo indietro e cambia idea all’ultimo minuto e così anche Modena-Padova, in programma nello scorso fine settimana, non viene giocata.

PICCOLE SPERANZE – Nonostante il CONI sia pronto a punire il Modena con altri punti di penalizzazione (dovrebbero essere 9), nelle ultime ore si sono riaccese delle flebili speranze; l’Azionariato Popolare Modena Sport Club, rappresentato nella persona di Andrea Gigliotti, ha infatti siglato un contratto preliminare con Taddeo per l’acquisizione dell’intera quota di partecipazione del Modena F.C. L’ultima spiaggia per la salvezza dello storico club emiliano passa dunque dalla sua gente. L’Azionariato Popolare, dopo questo primo importante passo, dovrà ora cercare di far fronte agli importanti impegni finanziari: entro venerdì dovranno essere pagati 330mila € di stipendi arretrati ai calciatori. Bisognerà poi sedersi al tavolo col Comune e sborsare altri 170 mila € per pagare il canone del “Braglia” fino a fine campionato. Mezzo milione in una settimana ed altri 5 milioni di debiti da saldare durante il corso della stagione sportiva. Il Modena dovrà inoltre necessariamente scendere in campo domenica prossima a Santarcangelo: con un ulteriore sconfitta a tavolino, infatti, scatterebbe automaticamente l’esclusione dal campionato. È questo l’enorme prezzo da pagare da chi ama il Modena e vuole salvarlo ad ogni costo dal fallimento.

Per un Modena che rischia di scomparire, c’è un Billericay Town che progetta un grande futuro: 1479 km ed una situazione societaria totalmente diversa separano il club italiano da quello inglese. Il Billericay milita Ishtmian League (settima serie del calcio inglese) ed è stato fondato nel lontano 1880; nella sua lunga storia, il club non si è mai spinto oltre questa divisione e può vantare nel suo palmarès soltanto qualche trionfo nella Coppa dell’Essex.

Da otto mesi a questa parte i 30 mila cittadini/tifosi della squadra hanno però cominciato  a sognare ad occhi aperti; ad essere precisi dal mese di febbraio, da quando cioè il miliardario inglese Glenn Tamplin, nato e cresciuto a Billericay, ha deciso di acquistare la società . Alle sue promesse di condurre il club nel giro di cinque anni in League Two e di provare in seguito a scalare la piramide del calcio inglese sino alla Premier League, hanno fatto seguito i fatti. Tamplin ha investito sin da subito molto. Il calcio ci insegna che spendere tanti soldi non equivale necessariamente a vincere: il neo-presidente però non vi ha messo solo quelli. Certo, per convincere calciatori professionisti come James O’Hara e Jeremain Pennant a scendere in settima categoria ci sono voluti investimenti importanti. E se la media di stipendi settimanali del Billericay è di 30mila sterline (pensate che per le altre squadre si aggira attorno alle 100 sterline) qualcosa vorrà dire. Quello che Tamplin sta facendo è però soprattutto riportare la passione, l’entusiasmo e la voglia di fare in un club che aveva smarrito questi valori negli ultimi tempi. Il suo progetto è ben chiaro: coinvolgere ogni singolo tifoso perchè lui, in prima persona, lo ha fatto e continua a farlo. I risultati, per ora, gli stanno dando ragione visto che la squadra occupa al momento il terzo posto in classifica, pochi punti dietro la capolista. Il magnate inglese ha investito oltre 2 milioni di £ per ristrutturare il “New Lodge”, casa del Billericay; ha creato una squadra di calcio femminile iscrivendola ad un campionato professionistico; ha dato la possibilità anche ai più piccini di giocare a calcio, istituendo una vera e propria Academy . Come se tutto ciò non bastasse, Tamplin ricopre anche il ruolo di allenatore della prima squadra, coadiuvato però dal più esperto Harry Wheeler ed è presente ad ogni singola partita giocata, da quelle dell’Under10 a quelle femminili.

“La mia vittoria più grande non sono i soldi, che erano diventati per me una vera e propria ossessione. La mia vittoria più grande è aver dato una speranza ed un sorriso alla gente di Billericay. Loro sono la mia gioia”. Alla faccia del miliardario stereotipato dal cuore di pietra.

Modena e Billericay Town, due realtà che intendono e fanno calcio in maniera totalmente diversa, ma con un grande fattore in comune: la passione, quella vera, di tutti i suoi tifosi, senza i quali non esisterebbero. Miliardari e non.

 

Ugo D’Andrea

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