Zero punti in undici partite. Quattro gol segnati e ventinove subiti, contemporaneamente peggior attacco, difesa ed unica squadra d’Europa ancora ferma a zero punti. Il Benevento è passato dal vivere un sogno ad un incubo, dei più tristi e profondi. Dopo la beffa al 95′ della Sardegna Arena è arrivato l’1-5 casalingo contro una Lazio che ha giocato con il freno a mano tirato per quasi tutti i 90 minuti, ribadendo (purtroppo) la propria inadeguatezza alla massima categoria. Il rendimento dei sanniti ha inevitabilmente ridato vigore alla discussione sulla negatività di una Serie A a 20 squadre e della necessità di ritornare alla situazione antecedente la stagione 2004/2005, ovvero ad un campionato a 18 squadre, riforma peraltro auspicata anche dallo stesso presidente della FIGC Carlo Tavecchio e da vari presidenti di big del nostro campionato, come Aurelio de LaurentiisClaudio Lotito, desiderosi di una Serie A più competitiva e di una migliore ridistribuzione dei diritti televisivi, ma ci sarebbero davvero tutti questi vantaggi con un campionato a 18?

Il presidente della FIGC, Carlo Tavecchio, favorevole al ritorno alle 18 squadre

Volendo prendere in considerazione la situazione attuale del nostro campionato, Benevento e Verona, due neopromosse su tre, sarebbero fuori dalla Serie A, con GenoaSPALSassuolo in zona retrocessione. Verrebbero quindi eliminate partite considerate “scontate” per le grandi, sia per lo scarso apporto economico che esse portano alle big che per il risultato che spesso vede la squadra più forte prevalere in maniera più o meno netta. Ciò porterebbe anche alla ridistribuzione dei circa 30 milioni di diritti tv delle due squadre epurate dal campionato in favore delle altre 18. Altro aspetto scontato ma comunque problematico è la scarsa qualità delle rose di chi viene promosso in Serie A, nettamente inferiori alle squadre di media-bassa classifica con le quali dovrebbero lottare per la permanenza e conseguenza anche dello scarso appeal della Serie B che porta a miseri introiti economici per le squadre. Ciò si traduce spesso in due squadre su tre che vengono di nuovo rispedite nella serie cadetta dopo una sola stagione passata tra i “grandi”. Salta all’occhio anche il dato dei gol segnati dagli attaccanti in Serie A nelle ultime due stagioni, con ImmobileDybala, IcardiMertens già sopra la doppia cifra in questo campionato e ben 6 attaccanti oltre i 20 gol in quello precedente, situazione verificatasi solo 3 volte nel nostro campionato (1949/50 e ’50/’51) e che non accadeva dal 1997/98 (18 squadre). Ridurre il numero delle squadre a 18 potrebbe innalzare (seppur di poco) il livello complessivo del nostro campionato ed evitare spettacoli tristi come quelli andati in scena al Ciro Vigorito nel lunch match di domenica.

I contro, però, rimangono ancora parecchi ed irrisolti, ed il termine di tre anni auspicato da Tavecchio sembra ancora lontano. Innanzitutto, come tagliare le due squadre di troppo? Le squadre che galleggiano tra il lato destro ed il sinistro della classifica continuano (com’è ovvio che sia) ad essere sfavorevoli ad una riduzione, che comporterebbe spese economiche superiori per raggiungere la cosiddetta salvezza tranquilla ogni anno e che diventerebbe molto più difficile rispetto al formato attuale. Si rischierebbe però anche di aumentare pesantemente il divario tra chi sale e chi lotta per rimanere, con squadre come Genoa, Sassuolo, Cagliari, Udinese (prendendo in esame la classifica attuale ed escludendo le realtà più piccole come SPAL e Crotone) che sarebbero inevitabilmente più competitive di squadre che, come abbiamo detto precedentemente, non avrebbero la forza economica per un mercato da salvezza rispetto a chi vive la Serie A da anni. Evitando inutili discorsi sull’aspetto romantico di piccole realtà che realizzano il sogno di raggiungere la massima serie, che lasciano il tempo che trovano in questa situazione, il problema concreto sarebbe quello di alzare il livello generale della Serie A senza la necessità di dover tagliare le gambe alle provinciali.

Il Benevento ha superato il record di sconfitte del Venezia 49/50 e rischia di agguantare il record europeo del Grenoble di 12 K.O. consecutivi.

L’idea dei playout nominata da Tavecchio ad inizio campionato, in stile Bundesliga, potrebbe aumentare un minimo la competitività generale di chi cerca di salire in Serie A e portare maggiori introiti economici alle squadre coinvolte, rispetto al formato attuale dei playoff di B, poco appetibili sia all’estero che nella stessa Italia. Innalzare poi il potere economico generale delle squadre, magari con una nuova distribuzione dei diritti tv, aiuterebbe anche la competitività in campo Europeo, che vede le squadre italiane tutte fuori già a febbraio e la sola Juventus a lottare per un trofeo. Il ritorno ad una Serie A a 18 squadre non è forse la soluzione migliore, ma al momento è quella che più potrebbe convincere le piccole a migliorarsi e risollevare il livello di un campionato che appare ai suoi minimi storici.

Andrea Esposito

fonte immagine in evidenza: foxsports.it

 

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