Cavs

Ottobre è andato. Portato via come al solito dalla notte di Halloween che, soprattutto negli Stati Uniti, rappresenta sempre un evento importante. L’inizio di stagione NBA anticipato al 17 ci ha permesso di vivere molte più partite del solito, e di mettere a fuoco già le prime tematiche da affrontare in questa lunga maratona fino ai playoff. Oltre all’argomento infortuni, che purtroppo sono molti e gravi, a tenere banco in queste prime settimane è la situazione dei Cleveland Cavaliers. La scorsa notte è arrivata la quarta sconfitta consecutiva contro gli Indiana Pacers, la terza in casa.

I Cavs di James (3-5) non hanno mai fatto così male nelle prime otto gare dalla stagione d’esordio del numero 23: era il lontano 2003 e il record segnava sei sconfitte. Altri tempi, altri Cavs soprattutto, che oggi hanno una squadra nettamente migliore di allora. Per LeBron questo è il peggior inizio di sempre della sua carriera a livello di net rating (-7).

NET RATING DELLE PRIME 8 GARE DI LEBRON JAMES IN NBA
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“È solo ottobre”, aveva dichiarato il Re ai microfoni dopo la sconfitta contro New York. “Non inizierò a dare di matto già adesso”. Novembre non inizia certamente nel migliore dei modi, con uno scarto di 17 punti preso dagli Indiana Pacers, che va a sommarsi ai 46 rimediati nelle tre partite precedenti. Al momento, i Cavs hanno lasciato punti per strada, per usare un eufemismo sportivo-europeo, contro franchigie non di certo irresistibili. Le già citate Indiana e New York, ma anche New Orleans, Brooklyn e Orlando. Tutte franchigie che con ogni probabilità non disputeranno i playoff ad aprile. Anche se, va ammesso per dovere di cronaca, al momento in cui stiamo scrivendo i Magic hanno la migliore percentuale di vittorie dell’intera Lega (.750) assieme ai Boston Celtics, una delle due squadre con cui Cleveland ha avuto fortuna tra le mura amiche.

E, dunque, dovrebbe iniziare a preoccuparsi James?

Con ogni probabilità lo è già. Per quanto non darebbe alcun tipo di vantaggio andare nel panico dopo solo otto gare, sarebbe allo stesso tempo da incoscienti  – cosa che non è – non capire che ci sono delle problematiche reali. Pokerface da mass media, chiamiamola così, quella vista nei postpartita.

David Aldridge, insider NBA, è sicuro: non se la beve. “Chiamatemi in aprile. Ho visto questo film troppe volte per essere toccato dall’indifferenza con cui Cleveland difende ad ottobre”. Pur essendo vero che la difesa dei Cavs non sia mai stata un fortino inespugnabile nelle ultime quattro stagioni – che hanno portato comunque ad un titolo e tre Finals, va detto – ad oggi i Cavs si ritrovano con la ventinovesima difesa della Lega (111.3 punti di defensive rating) con  +0.2 sui Dallas Mavericks che, però, hanno disputato tre gare in meno. È il peggior dato-franchigia registrato dal 2014 ad oggi.
CavsProblemi di comunicazione, secondo Wade e Love. Un problema che Cleveland si trascina dietro ormai da tempo. Ma non è solo questo. È una questione di formazione di roster che pecca di grandi difensori. Questo nonostante le aggiunte di Crowder e Green. L’unico che realmente ha fatto la differenza negli scorsi anni, Tristan Thompson, è stato rimosso dal quintetto e si è anche infortunato alla caviglia (stop di un mese). LeBron, che è un grande difensore, tende ormai ad accorgersi di questa metà campo solo nella post-season. E il problema potrebbe ulteriormente aggravarsi quando in quintetto scenderà Isaiah Thomas, che per motivi di struttura atletica non può apportare alcun tipo di miglioramento.

In aggiunta, vi sono la svogliatezza e la pigrizia di seguire l’uomo. Forse il dato più preoccupante. Nell’ultima gara, Indiana ha tirato con il 54.4% dal campo, mettendo a segno 16 delle 23 triple tentate. La lentezza dei Cavs nei closeout e la mancanza di attenzione hanno aiutato enormemente la manovra offensiva dei Pacers, i quali hanno terminato la gara con 35 canestri segnati assistiti su 49 totali (record stagionale). Cleveland è l’ottava difesa che concede maggiori tiri smarcati (difensore a 6+ piedi) nell’intera NBA. Per triple concesse smarcate (18.6) solo Sacramento e Charlotte fanno peggio. E la fortuna non è neanche dalla loro, poiché gli avversari hanno un’efficienza di realizzazione del 54.8%, la terza migliore.

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Pur non avendo mai avuto un reale sistema offensivo, Cleveland nell’ultimo anno e mezzo aveva trovato un’identità ben precisa. L’addio di Irving ha naturalmente ha cambiato le carte in tavola. Al momento non è facile capire quale sia il quintetto titolare della squadra. Inizialmente Lue aveva deciso di rimuovere sia Tristan Thompson che Jr.Smith, in favore di Wade e Crowder, con Love spostato come numero cinque. Dopo i primi problemi registrati, è arrivato il contrordine: Wade in panca e Smith dentro. Ad oggi, i giocatori con minutaggio sopra i 28 minuti sono solo Rose (che ha giocato 4 partite), Love e naturalmente James, che sta viaggiando ad un ritmo di 37 minuti a gara. Irreali (e controproducenti in ottica playoff) per un giocatore che il prossimo 30 dicembre spegnerà 33 candeline.

Vi è molta difficoltà nel muovere la palla, soprattutto per la mancanza di un vero playmaker. Thomas tornerà probabilmente a gennaio ma non sappiamo né come né che tipo di compiti gli verranno richiesti. Inoltre, l’incapacità di trovare un quintetto titolare non permette di creare quei meccanismi che solo gli automatismi dettati dalla frequenza nel giocare assieme possono dare. Green, Thompson e Shumpert non hanno mai giocato così pochi minuti in media in una stagione NBA. Korver e Smith sono vicini al minimo. Questi sono tutti giocatori che hanno dato il massimo quando erano le pedine principali di un contesto ben definito.

Le triple restano l’arma preferita dei Cavs per attaccare. Il 36.7% dei tiri totali arriva da dietro l’arco, ma solo il 33.1% viene convertito. Il problema è che Wade e Rose sono tutt’altro che buoni tiratori, non superano il 30% in carriera di triple segnate. Jr e Crowder, invece, stanno tirando con le peggiori percentuali di sempre.
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In tutto questo, James è ancora il faro della squadra. Ha superato le 400 gare con 30+ punti nella NBA, sesto giocatore a raggiungere questo traguardo. Sta tirando e passando come mai gli era capitato in carriera: 63.8% di efficienza offensiva e 8.9 assist. Nonostante la media punti non sia delle più alte (25.6) – ma siamo solo agli inizi – va sottolineato come il 68.3% dei canestri segnati non siano assistiti.

Il potenziale di Cleveland resta assolutamente importante e resta assolutamente la favorita ad est. Quest’inizio di stagione, però, non è da sottovalutare.

Michele Di Mauro

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