violenza sessuale sugli uomini
Photo credits: Project unbreakable (Tumblr)

Ignorata, declassata, sottovalutata, persino derisa, è così che la violenza sessuale sugli uomini si presenta al cospetto di quel tribunale diffidente e prevenuto che è la nostra società.

In Italia non esistono statistiche né studi diffusi sul fenomeno: la violenza sessuale sugli uomini è inesistente – sorte, questa, toccata anche alla variante psicologica.
A sollevare il problema della totale assenza di informazioni in merito è stata l’Indagine conoscitiva sulla violenza verso il maschile, condotta dal prof. Pasquale Giuseppe Macrì, esperto in medicina legale, assieme a un team di ricerca. L’indagine risale al 2012 e tenta di produrre dati quantitativi utili a sfidare la convinzione pregiudizievole che un uomo non possa essere violato da una donna.

Gli elementi sono stati raccolti attraverso la somministrazione di un questionario a un campione di uomini tra i diciotto e i settant’anni, ai quali è stato chiesto di rispondere a domande inerenti alla violenza fisica, sessuale, psicologica ed economica e agli atti persecutori perpetrati da donne. I risultati, come lo stesso studio sottolinea, non possono vantare il grado di attendibilità delle indagini ISTAT, tuttavia sono indicativi di un fatto: la violenza oltrepassa il genere.
Gli abusi di tipo psicologico ed economico sono risultati i più diffusi, mentre la violenza sessuale sugli uomini ha registrato le percentuali più basse di risposte affermative. Riguardo a quest’ultima, i ricercatori hanno ipotizzato che la veridicità delle risposte possa essere stata in parte compromessa dalla difficoltà di riconoscere se stesso quale vittima sessuale – è però utile specificare che le domande poste hanno preso in esame le situazioni più disparate: non solo la coercizione fisica all’amplesso, ma anche, ad esempio, il rifiuto di avere un rapporto sessuale completo o la derisione della prestazione sessuale maschile.

Mettendo in relazione percentuali e quesiti si ottiene una tela fatta di incontri e scontri tra universo femminile e maschile: se da un lato, infatti, le sensibilità di uomini e donne coincidono nell’identificare determinati atteggiamenti e situazioni come violenza, dall’altro la violenza sugli uomini risulta – quantomeno da questa indagine – meno cruenta di quella sulle donne. Tuttavia, in questo caso, azzardare confronti e classifiche è controproducente oltre che fallace, dato che le analisi e gli studi sui due fenomeni non sono, ad oggi, equiparabili.

«Una delle maggiori difficoltà nel portare a compimento la ricerca è stata l’oggettiva difficoltà di reperimento del campione. […] Tale ritrosia, per ragionamento deduttivo e per le dirette testimonianze di coloro che in un secondo momento rifiutavano la compilazione del questionario pur ammettendo l’interesse per lo studio in corso, potrebbe essere dovuta ad una difficoltà archetipica di riconoscersi nel ruolo di vittima.»

L’estratto estrapolato dalle conclusioni, ponendo l’attenzione sulla «difficoltà archetipica di riconoscersi nel ruolo di vittima», ricorda l’esistenza di una schiera di abusi esclusi dall’indagine: la violenza sessuale sugli uomini perpetrata da altri uomini come strumento di potere, tortura o umiliazione.

Questa prospettiva esula totalmente dall’ambito della “violenza di genere” e si focalizza su un’unica tipologia d’abuso, quella su cui vigono più vergogne, silenzi e pressioni psicologiche. La nostra società è difatti impreparata dinanzi a scene di violenza sessuale consumate su di un corpo maschile: l’immagine di un uomo, idealmente forte e virile, sottomesso a un suo simile ripugna, indigna, spaventa.
Ripugna perché si è in presenza di un atto giudicato dalla morale più largamente diffusa – e spesso cristiana – come “contro natura”. Indigna perché ribalta lo stereotipo dell’uomo intoccabile, in grado di ferire ma non di essere ferito. E infine spaventa perché frantuma le certezze, perché ha ripugnato e indignato, perché quell’uomo lì, vittima di violenza sessuale, non ha le mani rudi e sporche di sangue, ma lo sguardo ferito e il tremore di chi è stato sottoposto a un vile abuso.

Nessuna questione di genere, nessun maschi contro femmine né femmine contro maschi, nessun maschilismo o femminismo, solo brutalità e inumanità – e la società barcolla e decide che sia meglio non vedere, non sentire e non parlare.

«La violenza sessuale viene commessa contro gli uomini più frequentemente di quanto si pensi. È perpetrata a casa, nella comunità e in prigione; da uomini e donne; durante un conflitto e in tempo di pace.»

“Sexual Violence Against Men in Armed Conflict” del prof. Sandesh Sivakumaran

La violenza sessuale sugli uomini, oltre che sulle donne, registra il suo picco più perverso in tempi di guerra. Human Right Watch ha denunciato a più riprese questa realtà, che sembra aver trovato terreno fertile soprattutto in Africa, e in particolare nella Repubblica Democratica del Congo, e in Siria – alla quale sono da ascrivere le brutture divulgate da coloro che sono riusciti a sopravvivere alle vessazioni subite durante il periodo detentivo.

«È stato dimostrato che la violenza sessuale contro le donne riguarda il potere e il dominio. Questo è vero anche per la violenza sessuale contro gli uomini.»

“Sexual Violence Against Men in Armed Conflict” del prof. Sandesh Sivakumaran

Lo studio del professor Sivakumaran – esperto in diritto pubblico internazionale –, pubblicato nel 2007 in un volume dell’European Journal of International Law, si sofferma sui motivi alla base della violenza sessuale sugli uomini e sui significati delle varie tipologie di abuso. Peccando consapevolmente di superficialità nei riguardi del lavoro svolto dal docente, è possibile sintetizzare nei citati “potere” e “dominio” la ragione scatenante: dominare l’altro anche e soprattutto fisicamente, privandolo di se stesso e denudandolo della propria identità, per ottenere potere su di lui e sulla comunità intera.

Ha qui un peso determinate proprio il ruolo che gran parte delle società hanno attribuito nel corso della storia alla figura maschile: quella stessa superiorità presunta che funge da fondamenta del patriarcato diviene arma nemica con la quale seminare instabilità e “impotenza”.
Ed è probabilmente sulla base della stessa motivazione che la violenza sessuale sugli uomini passa di situazione in situazione: dai conflitti armati alle schermaglie cittadine sino alle azioni riprovevoli ai danni di giovani – ivi compresi bambini e adolescenti – reputati dal branco, o da un unico individuo, deboli o semplicemente “diversi”.

Il silenzio e l’ignoranza in cui annega questo fenomeno alimenta il fenomeno stesso. Per gli uomini, soprattutto in Italia, denunciare la violenza appare oggettivamente complicato: da un lato l’assenza di educazione culturale e civile a riguardo, dall’altro la vergogna e la paura di essere giudicati da una società che punta il dito anziché tutelare.

Nel 2011, la fotografa Grace Brown dà vita al Project Unbreakable, un progetto fotografico che ha invitato tutti coloro che hanno subito violenza sessuale a uscire allo scoperto e dimostrare al mondo che gli occhi di “una vittima” non sono vinti ma fieri – sono quelli di chi ha lottato per la propria vita.
Le fotografie sono tantissime e ognuna è accompagnata da un cartello su cui spicca una frase che nella gran parte dei casi è stata pronunciata dallo stupratore. Tuttavia, l’elemento più impattante della carrellata di immagini è la presenza di uomini e donne, di giovani e meno giovani, dell’una e l’altra etnia, senza nessuna distinzione, senza alcun confine, perché la violenza, a differenza della buona società, non discrimina.

Rosa Ciglio

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