All’indomani dello spareggio che decretò l’inserimento dell’Italia nel girone con la Spagna, la strada dello spareggio era già segnata. Tutti, o quasi, si sarebbero aspettati uno scenario del genere di fronte al potenziale delle furie rosse, che, di fatto, nella loro indomabile marcia verso Russia 2018, sono inciampate, senza cadere, solo una volta (1-1 a Torino proprio contro l’Italia). Quello che tutti, o quasi, non si sarebbero aspettati era il modo in cui la Nazionale è arrivata a giocarsi la qualificazione ai Mondiali: faticando enormemente contro avversari di bassa portata a margine di una sconfitta netta e ingiustificabile incassata al Bernabeu contro un avversario che sarebbe dovuto essere di pari livello.

Ne è venuta fuori una squadra ansiosa, terrorizzata, incapace di affrontare le partite, e che ora è costretta a dover dare tutta sé stessa in un doppio spareggio al fine di raggiungere un obiettivo che doveva essere la normalità.

Adesso ci siamo. La doppia sfida con la Svezia è alle porte e l’Italia, e più di Lei Giampiero Ventura, si preparano ad affrontare quello che sembra assumere tutti i contorni di un vero e proprio esame di maturità. Le performance messe in atto durante il girone di qualificazione, oltre ad un celebratissimo secondo posto, non hanno lasciato nient’altro che dubbi e perplessità. In seguito alla figuraccia con la Spagna e alle vittorie risicate ottenute nelle successive partite contro Israele e Albania, intervallate dallo scandaloso pareggio in casa contro la Macedonia, si è arrivati addirittura ad avanzare dei dubbi su una effettiva partecipazione al Mondiale russo. Tra chi sostiene che, anche vincendo lo spareggio, la nostra in Russia sarà semplicemente una passerella e chi ritiene che sarebbe meglio che la Nazionale non prendesse proprio parte ai Mondiali, al fine di evitare figuracce in mondovisione, gli Azzurri sono chiamati a smentire tutti i polemisti e ad ottenere ad ogni costo la qualificazione.

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Ma come arriva l’Italia di Ventura alla doppia sfida con gli scandinavi?

Un po’ di paura c’è.

La paura di non riuscire a centrare quello che è sempre stato l’obiettivo minimo della Nazionale, cioè tagliare il traguardo della qualificazione ad una competizione internazionale.  La paura di entrare in un vortice fatto di insicurezze ed incertezze future, che potrebbero far perdere all’Italia quel prestigio e quel rispetto che tutte le altre Nazionali ci hanno sempre mostrato.                                                                                                                         La paura di perdere ulteriori posizioni nel ranking e di diventare una squadra alla portata di tutti.                                                                                                                                 La paura di non essere più l’Italia, quella Nazionale quattro volte campione del mondo e il cui solo nome incute timore negli avversari, che hanno sempre temuto la nostra tattica e la tenacia dei nostri gruppi.

E’ indubbio che quella stessa paura pervada il corpo e la mente di Gianpiero Ventura, che si trova ad affrontare la sfida più importante della sua carriera da allenatore, consapevole del fatto che lo scenario della non-qualificazione non è per nulla ammesso: la secolare tradizione calcistica della nostra Nazionale, riconosciuta e stimata da tutti gli avversari nel contesto internazionale, non lo tollererebbe.

Paura che, verosimilmente, lo costringerà a varare l’ennesimo cambio di modulo della sua gestione, con un 3-5-2 che rappresenterà a tutti gli effetti un ritorno alle origini, quando il tecnico genovese, alle prime prese con la Nazionale, cercava di non stravolgere gli equilibri di una squadra marchiata con il modulo Conte, ottenendo, grazie all’usato sicuro, i primi risultati. Quello del cambio di disposizione in campo se da un lato rappresenta una presa di coscienza del tecnico circa la (si spera) definitiva impraticabilità del 4-2-4, dall’altro lato costituisce il chiaro segnale di un allenatore alla ricerca di garanzie, soprattutto difensive. E allora meglio (ri)affidarsi alla storica BBC, che nelle sue uscite classicamente soffre poco, meglio (ri)dare le chiavi del centrocampo a De Rossi, affiancato e, soprattutto, coperto, dal mai stanco Parolo e dalla corsa e le giocate di Verratti. Meglio affidarsi al carisma dei senatori, unici in grado di poter trasmettere ai compagni il significato e l’essenzialità dell’obiettivo, il cui mancato raggiungimento potrebbe, come sottolineato dallo stesso De Rossi, macchiare indelebilmente la carriera di ciascuno di loro.

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Tuttavia, quando l’usato sicuro comporta il sacrificio di uno dei giocatori più in forma del campionato, se non la vera stella della Nazionale, allora esso non è più tanto sicuro, anzi, rischia di trasformarsi in un boomerang. L’esclusione quasi certa di Lorenzo Insigne, poco adatto ad un modulo del genere, significa rinunciare alla qualità e alle sempre pericolose giocate offensive a beneficio di una maggiore solidità difensiva. Quella di Ventura sembrerebbe essere una scelta condizionata dal fatto di dover affrontare la prima sfida con la Svezia oltre i confini nazionali e dalla suggestione che, tutto sommato, il pareggio fuori casa sarebbe un ottimo risultato in vista del ritorno a San Siro, dove verosimilmente si potrà utilizzare un modulo più offensivo, magari con la presenza dell’asso napoletano dal 1’ minuto.                                                                                                                            Ciò che colpisce è, dunque, l’incapacità di individuare uno schieramento che permetta di impiegare ed esaltare tutti i giocatori più meritevoli, tra i quali, attualmente, rientrerebbe anche lo stesso Stephan El Sharaawy, il cui momento di forma, che sa tanto di rinascita, non andrebbe trascurato. Perché d’altronde si sa, questa Nazionale il potenziale ce l’ha, bisognerebbe soltanto impiegarlo nella maniera giusta affinché tutti i giocatori possano esprimere al meglio le proprie qualità.

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L’unica ed ultima volta in cui l’ Italia non si è qualificata al campionato del Mondo era il 1958. La mancata qualificazione fu vissuta come una vera e propria catastrofe sportiva e istituzionale. Si giunse persino al Commissariamento della FIGC. Indovinate dove si giocavano i Mondiali quell’anno? Ironia della storia, proprio lì, in Svezia.

Saranno notti difficili per tutti noi sostenitori della Nazionale italiana, ancor più per Ventura e i suoi giocatori. Non basterà la squadra molle e blanda vista nelle ultime uscite, ma sarà necessaria la caparbietà e la lucidità di 11 giocatori disposti a dare tutto sul campo. Ci sarà tempo, poi, per rivedere ed ottimizzare gli schemi, giugno è ancora lontano. Quel che conta adesso è la qualificazione. Costi quel che costi.

 

Amedeo Polichetti

 

 

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