Generazione di Fenomeni: quando la pallavolo italiana diventò mito

C’è un momento preciso in cui un gruppo di ragazzi, guidati in panchina dal loro condottiero argentino, decise di passare da squadra a mito. Un momento che si cristallizza intorno all’attimo che precede la scelta finale di Paolo Tofoli, professione palleggiatore, che deve decidere a chi affidare la perfetta ricezione di Luca Cantagalli per l’attacco decisivo della semifinale dei Campionati Mondiali di Pallavolo 1990. Contro il Brasile, in Brasile, davanti a 20.000 tifosi urlanti, avanti 14-13 al quinto set. Chissà quanti pensieri nella testa di Paolino in quell’attimo di cristallo prima di decidere di affidarsi al capitano, Andrea Lucchetta. Perfetta l’alzata, perfetto l’attacco con il pallone diritto a terra a mandare in frantumi quel cristallo ed i sogni dei Brasiliani. Italia in finale per la prima volta nella storia della sua pallavolo, era nata la “Generazione di fenomeni”.

La successiva vittoria, in finale contro la fortissima Cuba firmata dalla schiacciata decisiva di Lorenzo Bernardi, regalò alla Nazionale italiana il primo storico titolo mondiale della sua storia. Una storia fatta di mediocrità e casuali exploit prima che sulla scena comparissero, tutti insieme, Andrea Gardini, Andrea Giani, Marco Bracci, Andrea Sartoretti, Samuele Papi, Andrea Zorzi, Pasquale Gravina, Michele Pasinato e tanti altri. Una vera e propria generazione dorata che, da quel titolo mondiale del 1990, iniziò a dominare in lungo e in largo la scena della pallavolo. Il dominio delle nazionali dell’Est era finito, sulla scena compariva una nuova regina che aveva voglia di prendersi tutto.

E tutto, o quasi, si prese la Generazione di fenomeni guidata in panchina da Julio Velasco: Europei, World League, Goodwill Games, Giochi del Mediterraneo. Anni di dominio quasi assoluto sulla scena pallavolistica mondiale, con il successo iridato brasiliano confermato per le due edizioni successive. Prima nazionale nella storia a salire sul tetto del mondo per tre volte consecutive. Una vera e propria favola per la piccola Cenerentola Italia che prima dell’Europeo 1989, primo trionfo dell’era Velasco, sfoggiava un inglorioso zero alla casella dei titoli conseguiti.

Una favola dicevamo, e come in tutte le favole c’è sempre il cattivo di turno. La nemesi del protagonista che impedisce lo spezzarsi della maledizione che lo separa dal suo lieto fine. Nella nostra favola i cattivi erano vestiti di arancione, ragazzoni dalle spalle larghe e i capelli biondi, giocatori della nazionale Olandese che, seppur spesso battuta dai nostri eroi, di loro era la principale rivale. Una rivale che per ben due volte, nel 1992 e nel 1996, impedì il pieno realizzarsi della favola lasciando alla Generazione di fenomeni quel malinconico senso di amaro delle favole senza lieto fine, privandola dell’unico trofeo che mai riuscirà a conquistare: la medaglia d’oro olimpica.

In quella drammatica finale Olimpica di Atlanta 1996, decisa al tie break di un tiratissimo quinto set, tra gli eroi vestiti di azzurro che si battevano contro i ragazzoni dalla divisa color arancio c’era anche Vigor Bovolenta, che di professione in campo faceva il centrale. Vigor era un ragazzo dalla faccia pulita che amava la pallavolo al punto di tornare dall’argento Olimpico fino ai campi della B2 pur di respirarne ancora l’aria. Un amore indissolubile che ha vissuto intensamente fino all’ultimo istante della sua vita, volato via sul campo di Macerata in un tragico giorno di Marzo 2012.

Una storia di vittorie fantastiche e sconfitte dolorose, di gioie indelebili e di immani tragedie quella della Generazione di fenomeni. Un gruppo che ha dato vita ad una delle squadre più forti della storia degli sport di squadra, seconda forse soltanto al Dream Team che gli Stati Uniti schierarono nel torneo di basket delle Olimpiadi 1992. Ma di questa storia parleremo la prossima volta.

Flavio Giordano

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