Instagram e alimentazione, l'influenza del social sul modo in cui si mangia

Fitspiration, thinspiration e bonespiration sono parole chiave che accompagnano foto su social media come Instagram e Twitter. Le foto, gli hashtag citati e frasi come “Skip the dinner, wake up thinner” (Salta la cena, svegliati più magra) dovrebbero motivare chi legge a “mettersi in forma” (fitspiration) o a diventare magro o magra (thinspiration), magari arrivando al punto di essere letteralmente pelle e ossa (bonespiration).

Di siti internet pro-anoressia (o “pro-ana”) parlavano già Giorgia Margherita e Ivana Nuzzo nel saggio “Anoressia virtuale: una lettura psicodinamica del fenomeno pro-ana”. In tali siti, scrivono Margherita e Nuzzo si cercava di ”legittimare l’anoressia come modus vivendi, stile di vita scelto liberamente (…)”. Questa tendenza a glorificare un disturbo alimentare sembra però essersi estremizzata con la diffusione di social media come Twitter, Instagram o We Heart It. Uno studio pubblicato sul Journal of Eating Disorders si è concentrato su questi tre per cercare di capire che tipo di contenuto venisse accompagnato dagli hashtag menzionati: fitspiration, thinspiration e bonespiration.

Nello specifico, gli studiosi Catherine Talbot, Jeffrey Gavin, Tommy van Steen e Yvette Morey hanno condotto la propria ricerca su 734 immagini. Hanno scoperto che thinspiration e bonespiration accompagnano contenuti simili, ma i corpi fotografati in bonespiration presentano meno muscoli e più ossa in evidenza. La bonespiration dunque, si configurerebbe come una versione estrema della voglia di essere magri fomentata dalla thinspiration.

I contenuti legati alla fitspiration rappresentano un punto delicato. Se infatti fitspiration sembra essere una parola in qualche modo in grado di farsi carico di significati positivi (“fit” significa “in forma”), non bisogna cadere in errore: le immagini legate a questo hashtag tendono comunque a proporre modelli difficilmente raggiungibili e altre volte sono addirittura simili a quelle presentata come thinspiration, pur non arrivando alle ossa protrudenti della bonespiration.

Parlando di modelli difficili da emulare (e invece presentati come normalità sotto l’etichetta di fitspiration) i ricercatori affermano che quasi un terzo dei contenuti fitspiration presentavano muscoli addominali, che non sono rappresentativi della popolazione generale; quindi, tali contenuti non andrebbero considerati “normali”.

I social media, senza dubbio, sono un’ulteriore occasione di mandare messaggi pericolosi agli adolescenti e alle persone in generale. Allo stesso tempo, però, può succedere anche il contrario: questo è ciò che crede il Guardian, almeno, che lo scorso novembre riportava uno studio di Waitrose, una catena di supermercati britannici, condotto su clienti anche di altri supermercati.

Lo studio svelava che un terzo dei clienti tra i 18 e i 34 anni carica regolarmente foto di ciò che mangiano sui propri account social. Allo stesso tempo, la ricerca stabiliva che, in media, si passa più tempo e si mette più impegno a preparare i propri pasti quando si ha intenzione di fotografarli e condividerli. Mangiare sano è ormai diventato una moda.

Sono le due facce della stessa medaglia, due risultati opposti della grande potenza dei social media di rendere virale qualsiasi atteggiamento, qualsiasi stile di vita. Instagram, in questo senso, funziona solo come un amplificatore. Da un lato amplifica la tendenza a dissociarsi dal proprio corpo, a riconoscere come difetto qualsiasi cosa non si allinei con un’ideale di bellezza sempre meno realistico e dall’altro amplifica e incoraggia la voglia di mangiare sano.

Tra chi utilizza Instagram per travestire un disturbo alimentare da scelta consapevole e chi riscopre l’arte di mangiare bene e la fotogenia del cibo sano, si collocano tante persone come Ruby Tandoh che, in un altro articolo per il Guardian esordiva ammettendo di caricare su Instagram foto del cibo ancora prima di assaggiarlo: ”Prendo la foto, regolo luminosità, contrasto e saturazione, la carico sui miei account e mi compiaccio di quanto sia venuta bene. A volte, quando procedo a mangiare il cibo di fronte a me, non mi piace neanche.”

Luca Ventura

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Luca Ventura nasce a Bologna il 4 novembre 1991. Diplomato al Liceo Artistico, studia Lingue e Letterature Straniere. Ha collaborato con i siti canadausa.net e renonews.it e, come scout letterario, con la rivista on-line acetilene.

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