Pirlo

Decide di lasciare in un post sui social network le sue ultime parole da calciatore professionista. Niente riflettori, niente giri di campo, niente applausi del pubblico. Se non virtuali.  Andrea Pirlo esce dal mondo del calcio nello stesso modo in cui vi è entrato e in cui ha costruito una carriera leggendaria, in punta di piedi. Come un ballerino classico. L’eleganza che hanno contraddistinto le sue movenze, la regalità con cui ha distribuito assist a chiunque, l’onnipotenza di chi sapeva di poter cambiare una partita in qualunque momento con un solo tocco.

La grandezza di Mozart o The Maestro, come lo chiamano all’estero, non la raccontiamo oggi perché dobbiamo, solo perché è giunto alla fine della sua carriera. Lo utilizziamo come pretesto per poterlo omaggiare. Lo facciamo perché sentiamo in qualche modo di dover ringraziare Andrea per le emozioni che ci ha regalato in oltre vent’anni di carriera.

Ha sempre saputo di essere bravo. Più bravo degli altri, come dichiarò a Rivista 11 qualche anno fa. “Sapere di avere talento mi invitava ogni giorno a migliorarmi senza adagiarmi sui complimenti”. Di quel talento si erano accorti tutti a Brescia, al punto da divenire il più giovane esordiente della squadra biancazzurra. Era il 25 maggio 1995 e Andrea aveva 16 anni e 2 giorni. La geniale visione che cambiò per sempre la sua carriera non arrivò però dai suoi piedi ma dalla mente, altrettanto brillante, di Carlo Mazzone. Pirlo aveva trovato il suo spazio tra i professionisti ma all’Inter, che aveva acquistato il suo cartellino nel ’98, non aveva mai trovato il suo posto giocando una media di 30 minuti a partita. Nel 1999 fu girato in prestito alla Reggina e nel gennaio 2001 tornò (ancora in prestito) a casa alla corte dell’allenatore romano:

Era un grandissimo giocatore. Soffriva quando giocava come trequartista. Io gli cambiai ruolo, lo misi come playmaker davanti alla difesa. Eravamo a Brescia ed il gruppo rideva per quella mia trovata. Io imposi alla squadra di dargli sempre palla e a lui di toglierla dai piedi dei compagni. Come regista arretrato è diventato quel che è ed ha vinto tutto”.

Descrivere Pirlo è qualcosa di molto complicato. Prendo così in prestito le parole che David Foster Wallace utilizzò per un altro genio assoluto dell’eleganza, Roger Federer. Nelle seguenti illustrazioni, dunque, vogliamo rendere omaggio ad Andrea con quelli che chiameremo “Mozart Moments”.

  1. 4 giugno 2000, Bratislava. L’Italia e la Repubblica Ceca si affrontano nella Finale degli Europei under-21. Il commissario tecnico Marco Tardelli può fare affidamento su una squadra di buonissimo livello, di cui fanno parte tre futuri campioni del mondo: Gattuso, Perrotta e Pirlo. Andrea, la stella di quella selezione, aveva trascinato la squadra alla qualificazione con una punizione capolavoro ai supplementari dello spareggio contro la Francia. Pochi mesi dopo, porta la nazionale alla vittoria segnando una doppietta. Primo gol su rigore, secondo ancora con una punizione straordinaria.Pirlo
  2. 4 aprile 2001, Torino. Gli effetti dell’arretramento di Pirlo in regia si vedono immediatamente: lancio illuminante per Roberto Baggio… che fa il resto come solo Baggio sa fare. Il Brescia inchioda la Juventus in casa sull’1-1, un pareggio che comprometterà la corsa allo scudetto dei bianconeri.
  3. 22 marzo 2003, Milano.Inzaghi sapeva quando stavo per fare un passaggio ed io sapevo come si sarebbe mosso, ci capivamo al volo senza guardarci”. In quel posticipo serale, di quell’intesa, se ne rese conto anche la Juventus.
  4. 28 marzo 2004, Milano. Lo scudetto non è discussione, il vantaggio sulla Roma è enorme. Eppure il Milan non vuole lasciare punti per strada. Una squadra che non si arrende neanche quando è sotto 0-2 in casa con il “Chievo dei Miracoli”. Pareggerà Shevchenko al 97’ ma ad iniziare la rimonta nei minuti finali ci pensa il Maestro in questo modo. In modo simile aveva segnato qualche giorno prima anche alla Sampdoria.
  5. 12 giugno 2006, Hannover. Una partita più ostica del previsto per la nazionale azzurra contro il Ghana. Ci pensa Andrea, prima con un missile terra-aria e poi con un gran lancio per Iaquinta. L’Italia inaugura il suo Mondiale tedesco con una vittoria.
  6. 4 luglio 2006, Dortmund. Nei minuti finali del secondo supplementare, il risultato tra Italia e Germania è ancora fermo sullo 0-0. L’angolo di Del Piero è stato ribattuto dalla difesa tedesca, al limite dell’aria controlla il pallone, se lo sposta sul destro e, con un paese intero che gli urla di tirare, riesce a trovare un spiraglio, che solo lui poteva trovare, per Grosso. Il resto, come si suol dire, è storia.
  7. 9 luglio 2006, Berlino. Non c’è bisogno di esplicitare il contesto in questo caso, la data dice tutto. Andrea il suo rigore l’ha già calciato, è stato il primo dei nostri. Abbraccia da dietro Cannavaro e gli chiede: “Ma se Fabio segna siamo Campioni del Mondo?”
  8. 3 aprile 2007, Milano. La gioia del gol in Finale ad Atene gli verrà rubata da Inzaghi ma, agli ottavi, è lo stesso Pirlo a vestirsi da SuperPippo contro il Bayern Monaco. Cross pennellato di Oddo per il colpo di testa del momentaneo 1-0.
  9. 15 giugno 2009, Pretoria. Mozart illumina la Confederations Cup con un assist mostruoso per Giuseppe Rossi.
  10. 2 ottobre 2010, Parma. Il super Milan di Allegri che vanta in squadra giocatori del calibro di Ibra, Robinho, Ronaldinho vive un momento delicato. Due sole vittorie nelle prime cinque giornate e una sconfitta sul campo del Cesena neopromosso. E nel momento del bisogno, quando serve, Pirlo c’è sempre. Probabilmente il gol più bello della sua carriera, con il pallone che sembra galleggiare in aria. Ronaldinho non può credere ai suoi occhi.
  11. 11 settembre 2011, Torino. Prima partita ufficiale della Juventus di Antonio Conte nella sua nuova casa. I dubbi sulle condizioni di Pirlo, andato via dal Milan a parametro zero, si sono susseguite per tutta l’estate, la curiosità dei tifosi bianconeri era molta e la sua figura era ricoperta da un alone di mistero, come quando a Gerusalemme si vociferava che Gesù potesse fare dei miracoli ma nessuno quasi ci credeva. Al primo pallone disponibile, Andrea manda l’avversario al bar più vicino e poi pennella per Lichtsteiner. Gli sono bastati pochi minuti per prendersi la Juventus, sua acerrima nemica per anni, e far inchinare tutti al suo cospetto.Pirlo
  12. 24 giugno 2012, Kiev. Italia e Inghilterra si giocano il passaggio alle semifinali di Euro2012 ai rigori. La situazione per gli azzurri è delicata, gli inglesi hanno segnato entrambi i due rigori mentre Montolivo ha commesso un errore. Pirlo si presenta sul dischetto e spiazza Joe Hart con un cucchiaio. Al resto ci pensano la traversa e Buffon. Nel post-partita, Andrea parla così ai microfoni: “Ho visto il portiere che faceva movimenti strani e che era abbastanza carico, quindi ho deciso di tirarlo così.”
  13. 10 novembre 2013, Torino. “La maledetta” viene definito il tipo di giro che prende la sfera dopo il calcio. Andrea Pirlo, ispirato da Juninho, riesce a renderlo un suo marchio distintivo. Con il Napoli probabilmente la sua migliore esecuzione.
  14. 20 marzo 2014, Firenze. Fiorentina e Juventus si giocano l’accesso ai quarti di Europa League. La partita sembra destinata allo 0-0, che premierebbe i Viola per il risultato di 1-1 conseguito all’andata. Al 71’, punizione per Andrea Pirlo. Finisce 0-1. Stesso risultato che la Juventus aveva conseguito quattro giorni prima al Luigi Ferraris di Genova. Come? Punizione al 90’ di Andrea Pirlo.Pirlo
  15. 30 novembre 2014, Torino. Uno splendido Derby della Mole sta per concludersi sul risultato di 1-1. A Vidal ha risposto Bruno Peres. Mancano solo cinque secondi al termine e Vidal fa senza saperlo quello che Mazzone diceva sempre ai suoi giocatori: datela a Pirlo! Detto, fatto. Il Derby è bianconero.

Michele Di Mauro

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