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«Amore, fra gli dèi l’amico degli uomini, il medico, colui che riconduce all’antica condizione. Cercando di far uno ciò che è due, Amore cerca di medicare l’umana natura.» (Platone – Il simposio)

 

Ogni biblioteca che si rispetti, tra pagine che trasudano storia e libri dalla copertina che profuma di antichità, non può non contemplare al suo interno “Il simposio” di Platone, una delle opere filosofiche più celebri di tutti i tempi. Il dialogo, ambientato nell’antica Grecia, è intessuto tra eminenti personaggi dell’epoca: il maestro Socrate, il medico Erissimaco, il commediografo Aristofane, Pausania, amante di Agatone, e Fedro.

Sulle autorevoli orme di ciò che propriamente si intende per filosofia (φιλεῖν: amare e σοφία: sapienza, letteralmente “amore per la sapienza”) nel cuore di Napoli, nella cornice del mastodontico castello del Maschio Angioino che sorge dirimpetto al mare e si affaccia su piazza Municipio, sabato 11 novembre si è svolta la notte dei Filosofi, un’iniziativa ad opera dell’Assessorato alla Cultura e al Turismo della regione Campania. Il tema del simposio ha visto l’intervento di persone illustri nel circondario napoletano, primo fra tutti il sindaco Luigi De Magistris, a seguire Giuseppe Ferraro, Pino Imperatore, Simonetta Marino, Antonello Ardituro, Nino Daniele e Raffaele Giglio, ognuno dei quali ha disquisito circa i poliedrici e camaleontici aspetti dell’amore, sul solco del testo di Platone.

Come racconta Nino Daniele, il simposio germoglia soprattutto a causa di una profonda delusione che si fa strada nell’animo del pensatore greco, diviso tra l’amore per Atene, la sua patria natia e l’amore per il suo maestro Socrate che proprio Atene ha condannato a morte. È proprio l’amore il motore che aziona il mondo e da esso bisogna partire per rifondare un’altra città, un’altra polis possibile. Nella settima lettera, infatti, Platone espone le sue difficoltose vicissitudini a Siracusa, dove addirittura era disposto a sacrificare se stesso, proprio per rimarcare il fatto che egli non fosse un infido “facitore di parole”, al contrario uno che traducesse in azione “questo suo pensiero, questo suo parlare, questo suo amare”.

Di gran lunga più ricercato l’intervento di Aristofane, impersonificato dallo scrittore Pino Imperatore. L’amore non è altro che l’affannosa, spasmodica ricerca della metà perduta di noi stessi, che diventa nostro superbo completamento. Secondo la mitologia greca, infatti, all’origine del mondo esistevano gli androgini, esseri con quattro mani, quattro gambe, un’unica testa con due visi rivolti in senso opposto, arroganti e tracotanti al punto da osare ribellarsi a Zeus. Il padre degli dei, per scongiurare tale minaccia, affidò ad Apollo l’arduo compito di dividerli in due e di questa disgiunzione segno evidente è l’ombelico. Nacquero così l’uomo e la donna, creature sole e malinconiche, destinate a vagabondare in giro per il mondo per ritrovare l’altra metà della mela.

Lo scrittore napoletano, tuttavia, pone l’accento soprattutto sull’amore per la propria città, così vessata, martoriata e mistificata dai mass media che dipingono una Napoli caratterizzata da problemi insormontabili e irrisolvibili, ingigantendone ogni minimo difetto, ogni impercettibile vizio, obnubilandone la sua sublime bellezza. Napoli non merita di essere identificata solo con il “gomorrismo”, Napoli è molto altro.

Innamorato folle della propria terra è anche Luigi De Magistris che ribadisce con veemenza l’importanza della follia.

«Ho amato talmente tanto la mia professione, l’ho amata forse fino all’incoscienza che oggi non faccio più quella professione. Il sindaco non può essere considerata una professione; il sindaco è una missione ed io mi considero innamorato folle della mia città.»

Il sindaco del capoluogo partenopeo, inoltre, mette in risalto un altro non trascurabile aspetto di Eros: Amore è Amore soprattutto per le cose difficili, le cose che poco ti aggradano, e devi lottare aspramente affinché tali cose cambino e disvelino la loro celata bellezza.

«L’amore è non costruire comunità del rancore, ma far prevalere sempre le braccia aperte, le porte aperte, il cuore aperto. Amore per un sindaco è rompere legami, catene, lacci, museruole e creare altri legami. In questi sei anni e mezzo, travolto da questa missione, ho creato tanti legami umani, che sono molto più importanti dei rapporti politici.»

Sulla medesima scia si cesella anche l’intervento di Antonello Ardituri, sebbene di gran lunga più riduttivo e pedestre. Nei panni di Pausania, il magistrato si limita ad osservare che la giustizia nasce da un bisogno, che essa obbedisce all’imperativo di aiutare i più deboli e, in quanto tale, è soprattutto amore per i deboli. Egli si riallaccia a quanto già avevano trattato gli altri protagonisti del Simposio di Platone, ribadendo pedissequamente e ridondantemente l’amore per il capoluogo campano.

«L’amore è un’opinione giusta», sentenzia Simonetta Marino, riportando le considerevoli parole di Diotima ed effigiando al meglio questo ombroso sentimento, denudando le sue intrinseche e clandestine peculiarità. Questo moto dell’animo così complesso e così meraviglioso è solo un’opinione, in quanto esso non si carica mai del peso oneroso e pedante della certezza, ma semplicemente si sostanzia nel “sentire”; è “giusto” perché corrisponde nel modo più preciso e assoluto al proprio sentire. Non esiste una definizione in grado di incasellare l’amore, di abbracciare la sua goliardica e titanica immensità, per questo esso è un’opinione giusta.

L’ex docente di filosofia morale presso l’Università degli studi Federico II di Napoli cita saggiamente ed opportunamente anche Baruch Spinoza: l’amore è la letizia del mondo. Quanto più si è lieti, quanto più ci si contamina e ci si trasforma in virtù della relazione con l’altro, tanto più si è potenti, dove la potenza è intesa come potenza di stare al mondo, come alterazione di sé. L’amore sta proprio nella capacità di alterarsi e accrescere insieme, mettendo in comune la potenza di essere di ciascuno. Ma non finisce qui.

L’amore è rottura nell’ordine dell’universo, è caos che divampa e brucia, ammantando ogni cosa di anarchica bellezza, di splendido disordine, di sontuosa sregolatezza. Amore è il sublime vacillare della mediocrità della certezza, l’incauto precipitarsi nel vortice di un poetico disordine, è l’impavida esclamazione di un “sì” di fronte ad una superba dismisura. L’amore evade dalle prigioni della regolarità, distrugge i pallidi perimetri della sobrietà, corteggia la distruzione. L’amore è bellezza nella sua forma trascendente.

«Amore è un demone possente che sta tra i mortali e gli immortali.»

Clara Letizia Riccio

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