Bufale, quando la finzione diventa realtà

C’era un tempo in cui le bufale pascolavano in pace e producevano latte per ottime mozzarelle. Chissà se immaginavano che il loro nome, nell’era della rete, sarebbe diventato il simbolo indiscusso di un degrado culturale che passa per vari fronti, in primis quello dell’odio razziale.

Ma, battute a parte, oggi il fenomeno delle bufale e delle fake news è talmente diffuso da aver creato una sorta di limbo digitale dove la realtà e la finzione viaggiano parallele senza che praticamente nessuno si preoccupi della pericolosità di tale fenomeno.

Le bufale hanno dentro un po’ di tutto indiscriminatamente: dai finti parenti di Laura Boldrini sistemati a destra e a manca alle scie chimiche, agli immigrati feroci stupratori che gettano cibo nei cassonetti ai politici che approvano decreti leggi che li rendono immortali passando per pestaggi, regolamenti di conti, bambini indaco e cure miracolose insabbiate dalle potenti case farmaceutiche controllate, col beneplacito del governo americano, da arroganti alieni rettiliani.

Ma le bufale avranno un’origine e un inventore e, chiunque esso sia, di certo ha operato in maniera geniale rendendosi conto che una imbarazzante fetta di pubblico, principalmente nel mondo dei social, è tanto se legge il sottotitolo di un articolo ed è dotata di uno spiccato senso del “CONDIVIDI FAI GIRARE!!11!!”, senza se e senza ma.

Ma, tornando alle origini, esiste una “Bufala 0”, quella che ha prodotto tutto il fenomeno? Difficile individuarla con precisione anche se una delle candidate nella top ten del fake è senza ombra di dubbio la storia di John Titor, impavido navigatore del tempo apparso e poi scomparso da alcuni forum a inizio millennio in maniera chirurgica e sensazionale, tanto che ancora oggi la sua figura solletica la fantasia di tutti coloro che muovevano i primi passi nel mondo del Pc e del Mac.

Oggi la realtà delle bufale on line è però ben diversa e molto, ma molto, pericolosa, ha sdoganato infatti il capitolo della storia misteriosa per approdare in quello violento della propaganda e dell’odio.

Il fenomeno delle bufale si è tramutato in un potente strumento di indirizzamento del consenso che va a solleticare gli istinti più reconditi della rabbia e dell’intolleranza.

Una vicenda difficile da gestire perché il mondo del web è ad oggi sconfinato e senza controllo e, molto probabilmente, ha colpito con veemenza un pubblico che si è rivelato non pronto ad una mole così ampia di informazioni.

Tutto questo finisce inevitabilmente per mettere dei dubbi sull’uso della tecnologia e della condivisione globale, portando a chiedersi se internet non si sia tramutato in uno strumento definitivamente sfuggito di mano.

Probabilmente no, perché bufale a parte il web ha implementato in maniera positiva l’intera società, rafforzando la comunicazione e fornendo strumenti utili per progredire un po’ in tutti i campi.

Servono delle regole, ferree ed efficaci, perché oggi non siamo più di fronte ad una tecnologia per pochi ma ad uno strumento presente in maniera insostituibile nella vita di miliardi di persone, che non può sfuggire alle regole di base, quelle del rispetto e della legalità.

Vale sempre, alla fine della fiera, la vecchia regola che “non è lo strumento ma l’uso che se ne fa”, ma oggi siamo forse al punto di non ritorno e se non si interviene subito finirà che le bufale diventeranno la specie che dominerà la rete.

Mauro Presciutti

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Sono laureato in Radiologia e Radioterapia ed in Biologia, mi occupo di agricoltura sostenibile e sono un attivista politico impegnato sui temi sociali, dei diritti, del lavoro e dell’ambiente. Credo che il futuro di questo paese passi dalla ricerca e dall’innovazione, credo anche che siamo ancora molto lontani da quel futuro.

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