Franceschini: «bisogna tutelare le piccole case editrici e quelle esordienti»

«Dopo aver approvato una legge sul cinema e sullo spettacolo, stiamo affrontando in Parlamento il tema dell’editoria. Nella prossima legislatura contiamo di normare la materia, allo scopo di tutelare le piccole case editrici e quelle esordienti. Occorre difendere la libera iniziativa nel settore, a fronte del vasto mercato e delle concentrazioni dei soggetti economici maggiori», a dichiararlo è il Dario Franceschini, attuale ministro per i Beni Culturali e il Turismo, in occasione della presentazione del suo libro  “Disadorna e altre storie” (La Nave di Teseo).

Ministro nel Governo Renzi, poi riconfermato in quello Gentiloni, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio nei Governi D’Alema e Amato, ex segretario PD e anche scrittore: Dario Franceschini ha presentato la scorsa settimana il libro a Bologna, con la moderazione del giornalista Michele Smargiassi. Venti racconti ambientati nel ferrarese, presso i luoghi legati all’infanzia e alla gioventù dell’autore. Dal magistrato, emblematicamente avvolto da una ragnatela mentre legge un noiosissimo discorso, alla storia vera di due coniugi che chiamavano ciascun figlio in base all’ordinale numerico di riferimento (Primo, Secondo, Terzo…): «Una volta nato Settimio, il figlio successivo vien chiamato ‘Ultimo’. Ma le aspettative dei coniugi di fermarsi non furono rispettate, così al figlio successivo fu dato il nome ‘Seguito’» anticipa il politico, tra le risate del pubblico.

«I ricordi più belli sono legati al bar del centro, che frequentavo con gli amici più stretti, guardando le partite o giocando a biliardino. Ancora oggi, quando torno a Ferrara, chi mi conosce da tempo poco se ne importa del mio lavoro o del mio ruolo istituzionale. Sono per tutti lo stesso Dario di quegli anni e come allora vengo trattato.»

Durante l’evento emerge il legame tra l’attività politica, condotta tra le fila del centrosinistra, e l’attivismo partigiano del padre: «Nel giorno della liberazione di Ferrara ad opera degli alleati, quando essi erano accampati all’ingresso della città, le rappresaglie dei tedeschi erano diffuse su tutto il territorio. Mio padre quella mattina si recò in municipio, sfidando i pericoli e il rischio di una potenziale cattura tedesca, per esporre il tricolore sul balcone del comune. Nessuno poteva sapere che gli alleati sarebbero riusciti ad entrare in città quello stesso giorno. La cosa curiosa è che di quell’occasione né mio padre né la mia famiglia hanno avuto fotografie o testimonianze. Poi una sera, navigando su Internet, mi imbattei casualmente in un’immagine dell’epoca, raffigurante mio padre intento ad esporre la bandiera».

Dunque, durante l’evento poco spazio per la politica e le ultime polemiche all’interno del PD. Ma l’occasione si è rivelata proficua per analizzare gli ultimi dati inerenti alla lettura da parte della popolazione: gli italiani non si dedicherebbero a leggere e scrivere quanto i francesi, i tedeschi e altre nazioni europee. Inevitabile il commento di Franceschini: «Credo che i dati in questione affondino le proprie radici in fenomeni a carattere strutturale. Il paese è passato da una fase di analfabetismo radicato alla diffusione inarrestabile del mezzo televisivo. L’assenza di una fase intermedia non ha dato modo alle famiglie di ritagliarsi uno spazio per la lettura e la scrittura, anche condiviso. Non dimentichiamo che l’input culturale ha inizio dai genitori; i figli non sono incentivati ad acculturarsi, leggere e scrivere se non sono prima i genitori a farlo. E se da una fase di disattenzione generale verso i libri, dal momento che ci si dedicava al lavoro nei campi o ad attività manuali, si passa ad una progressiva attenzione verso i contenuti televisivi, così si comprendono maggiormente i dati in questione».

Dal patto con le tv, per promuovere la lettura, a Libriamoci 2017, il ministro rivendica l’azione del Governo in materia e i conseguenti miglioramenti.

È una sentita esortazione finale di Franceschini a chiudere l’evento: «Scrivete, scrivete sempre! Non importa se per voi stessi o per gli altri, se in vista di una pubblicazione o delle bozze sul vostro smartphone. Scrivere libera l’animo, rigenera la mente, ci riappacifica con i pensieri e il caos di tutti i giorni».

Tina Raucci

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Classe ’94, studentessa di Giurisprudenza presso l’Università degli studi di Napoli Federico II e praticante giornalista.
Collabora per varie testate quali “Caffé Procope”, “CasertaNews”, “Notizie Geopolitiche”. In passato speaker presso “Radio Primarete” e “Radio Alce”, e collaboratrice del magazine universitario “Federiconline”.

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