Gaspar, il rivoluzionario social network cubano

Nella piccola cittadina di Gaspar nasce alcuni anni fa un social, illegale e alternativo a Facebook, che oggi potrebbe rappresentare un modello per l’isola che punta a uscire dall’embargo social.

A Cuba la rivoluzione oggi è social: Gaspar, il social nato dall’idea di quattro ragazzi, è stata la risposta all’embargo di cui è stata vittima l’isola del Centro America. Oggi che il Governo centrale ha promesso l’accesso a Internet a tutti i cubani entro il 2020, Gaspar pare un punto di partenza. Spesso dimentichiamo che la rete Internet, oggi indispensabile, è una conquista che abbiamo raggiunto relativamente da poco: se i primi collegamenti in rete risalgono alla fine degli anni ’90, il mondo di internet come lo viviamo oggi, fatto di Wi-Fi, connessione dati, fibra, che ci permette di essere sempre connessi e con estrema facilità, è estremamente giovane. Quindi appare chiaro che per alcune realtà, vittime di ritardi tecnologici, embarghi economici, controllo esercitato dai governi, la connessione è un obbiettivo ancora da raggiungere. Questo era il caso di Cuba, almeno prima della fine dell’embargo.

Nel 2015 soltanto il 5% dei cubani aveva accesso ad Internet, cifre che si sono triplicate nel 2016: eppure soltanto il 40% di questi aveva un proprio account sui social e gli eletti erano principalmente professori e giornalisti. L’uscita dall’embargo non ha però prodotto automaticamente una maggior fruizione del servizio: la possibilità tecnologica non è l’unico vincolo presente all’utilizzo della rete. Oggi sono presenti sull’isola circa 400 hotspot wi-fi che garantiscono la possibilità di connettersi, ma il costo? Circa 1,5 dollari l’ora è il prezzo da pagare all’azienda di telecomunicazioni dell’isola. Il servizio offerto da Etecsa è chiaramente non alla portata di tutti i cubani, basti pensare che lo stipendio medio di un cubano non supera i 20/25 dollari al mese. Internet costa quasi quanto due giorni lavorativi.

Se fossi stato a l’Havana, per preparare questo articolo avrei dovuto trovare uno dei 15 router presenti in città, scegliere un posto comodo dove sedermi, connettermi, effettuare le mie ricerche e concludere il tutto nel minor tempo possibile: non avrei impiegato comunque meno di tre, quattro ore, spendendo circa 5 dollari, mentre in Italia, nel resto d’Europa o in America, posso scrivere comodamente da casa, collegato anche a Youtube per un sottofondo musicale, oppure in un bar con la connessione gratuita e il caffè caldo a molto meno di 5 dollari. Internet è stata una rivoluzione culturale incredibile. 

L’esigenza però, così come la necessità, aguzza l’ingegno e nel bel mezzo di Cuba, in un paesino chiamato Gaspar, quattro ragazzi hanno scavalcato il problema della connessione attraverso le care vecchie antenne. Sotto i rudimentali tralicci, i 7500 abitanti della città possono connettersi ad Internet e navigare liberamente: sull’isola meno collegata al mondo si naviga su internet a costo zero.

Nell’autunno del 2016, qualche mese in anticipo rispetto all’arrivo dei primi hotspot wi-fi, il Osmani Montero e i suoi amici hanno infatti iniziato a sfruttare una antenna per dare vita a “Gaspar Social”: una piattaforma nata inizialmente con l’obiettivo di poter giocare in rete, ma il successo dell’iniziativa, ha spinto gli organizzatori ad ampliare il servizio. Il servizio, che era e rimane tutt’ora illegale, ha risposto ad un’esigenza forte della popolazione: ci sono persone, raccontano i creatori di Gaspar, che si accampano anche di notte sotto le antenne, con tanto di coperte. Il Governo centrale guarda a questa iniziativa senza intervenire per operare alcun tipo di censura, anzi.  Ruben Castro ha promesso ai cubani di garantire a tutta la popolazione l’accesso ad internet entro il 2020 e l’esempio di Gaspar è diventato un modello da studiare per poter pensare di ideare un social network alternativo all’americano Facebook.

La rivoluzione cubana assume i tratti social al punto che nell’aprile di quest’anno gli organizzatori sono stati convocati dal partito comunista: ci si aspettava una condanna per i quattro giovani, invece è stato fornito supporto tecnico e legale per ottenere l’autorizzazione all’utilizzo delle antenne. La rete è un mondo quasi totalmente inesplorato e dai paesi come Russia e Cina, arrivano ogni giorno grandi novità in termini di social: Facebook, YouTube e WhatsApp sono i più utilizzati nel mondo occidentale, ma negli anni si è sviluppato un substrato nascosto di iniziative nate per aggirare costi e divieti, controllo del Governo e censure oppure social network che favoriscono lo scambio di informazioni tra comunità che utilizzano la stessa lingua: basti pensare a Biip.no in Norvegia, Cyworld nella Corea del Sud e altri più celebri come Hi5 usato dai giovanissimi in Nepal e Mongolia.

A proposito dei social nati per rispondere alle esigenze dei più giovani che richiedono maggior privacy e spazi non controllati dai propri genitori basti ricordare l’eclatante esempio di Nexopia in Canada. Nexopia nasce nel 2003 e arriva a circa 1,5 milioni di utenti nel 2012 prima di essere acquistato dal network Ideon Media. La rivoluzione dei social non poteva non scoppiare anche a Cuba.

Francesco Spiedo

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Sangiorgese classe ’92, istruttore di Kung-Fu e laureato in Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio. Ha pubblicato racconti sparsi e romanzi misti, ama la definizione scrittore emergente e guai a chiamarlo esordiente. Frequenta il corso annuale a Belleville – La scuola con la speranza di entrare nella vecchia e cara Repubblica delle Lettere. Nel frattempo scrive per la testata giornalistica online Libero Pensiero, occupandosi principalmente di ambiente, e collabora con Bookabook, senza apparenti meriti letterari.

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