Social network e depressione, legame confermato

Associare la depressione all’uso di social media è ormai diventato uno stereotipo, ma quanto c’è di vero? Molto, almeno secondo un recente studio americano condotto da Brian Primack.

Primack e la sua squadra hanno svolto le proprie ricerche prendendo come campione 1787 cittadini americani nella fascia di età tra i 19 e i 32 anni. L’indagine di Primack ha rivelato che le persone che usavano tra i 7 e gli 11 social media erano più inclini a presentare livelli di depressione e di ansia rispetto a chi utilizzava 2 o meno piattaforme social.  Questo vuol dire che, statisticamente, una persona che usi solo facebook rischierebbe meno di soffrire di depressione rispetto a un’altra che usi Twitter, Facebook, Instagram, Pinterest, Tinder, LinkedIn e Tumblr. È interessante notare come lo studio di Primack (del 2017) non paragoni persone che usino i social media a persone che non li usino, ma si concentri sulla quantità di questo uso. Verrebbe anche da pensare che sia difficile, in 1787 cittadini americani della fascia osservata in questa ricerca, trovarne abbastanza che non utilizzassero per niente i social media. Primack e colleghi hanno preferito piuttosto raffrontare chi usa un minor numero di social (da zero a due) a chi ne usa decisamente tanti (dai sette agli undici).

Studi sui legami tra depressione e social media si sono sprecati negli ultimi anni, ad indicare una realtà sempre più preoccupante. Nel 2016, per esempio, ricercatori della Brown University si sono soffermati sul rapporto tra esperienze negative su Facebook (Negative Facebook Experience, NFE) e depressione negli adolescenti e giovani adulti.

Il campione studiato, numericamente inferiore rispetto a quello preso in considerazione da Primack e colleghi, comprendeva 264 giovani adulti. La peculiarità dello studio è che questi adulti avevano preso parte al progetto sin dagli anni della loro adolescenza. Il senso di questo studio è paragonare due momenti del loro stato di salute mentale: prima e dopo che Facebook entrasse nelle loro vite.

Purtroppo, anche in questo caso, Facebook sembra essere tutt’altro che un neutro diaframma tra noi e il mondo esterno. Lo studio della Brown ha infatti portato alla luce che più dell’ottanta per cento dei partecipanti ha subito almeno un’esperienza negativa su Facebook, mentre più del sessanta per cento ne ha avute almeno quattro. Mettendo questi numeri a confronto con la percentuale dei partecipanti che riportava una depressione da moderata ad acuta (il 24%), è stato possibile calcolare che il rischio di depressione era più di tre volte più alto nei partecipanti che avevano riportato almeno un’esperienza negativa su Facebook.

Studi come questo o come quello di Primack non dovrebbero portare ad una demonizzazione dei social media, che in un mondo iperconnesso come il nostro sembrano a volte indispensabili e molta gente (si pensi anche solo ai giornalisti) li usa quotidianamente per lavorare. Lo studio di Primack, in fondo, fa capire che c’è una notevole differenza tra chi usa qualche social media e chi ne abusa.

È pur vero, però, che sempre più di un’indagine sta dimostrando come il legame tra depressione e social esista, e non andrebbe ignorato. Spesso si dice che i social riflettano e amplifichino ciò che già esiste nella società, ma studi come quelli riportati sembrano suggerire che alcune situazioni siano aggravate se non del tutto prodotte dall’utilizzo dei social. Nelle conclusioni della sua ricerca, Primack arriva a dire: «L’uso dei social è indipendentemente associato con i sintomi di ansia e depressione (…). Queste associazioni sono abbastanza forti da ritenere che sarebbe opportuno che i dottori interroghino gli individui affetti da depressione e ansia  circa l’uso multiplo di piattaforme social.»

Luca Ventura

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Luca Ventura nasce a Bologna il 4 novembre 1991. Diplomato al Liceo Artistico, studia Lingue e Letterature Straniere. Ha collaborato con i siti canadausa.net e renonews.it e, come scout letterario, con la rivista on-line acetilene.

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