Embiid

Nelle ultime ore la NBA sembra sia entrata in contatto con un’entità proveniente da un altro pianeta. È come se il mondo cestistico si sia reso conto di essere davvero di fronte a qualcuno che può scrivere la storia del basket. La prestazione unica nella storia che Joel Embiid ha messo a segno a Los Angeles ha lasciato interdetti e meravigliati allo stesso tempo. L’ultima volta che allo Staples Center, e forse nell’intera Lega, avevamo visto dominare il pitturato in quel modo in campo vi era Shaq. Ma vestiva la casacca dei Lakers. Lo sanno bene a Philadelphia, perché si sono dovuti arrendere a quell’incontrastabile dimostrazione di potere.

46 punti, 15 rimbalzi, 7 assist e 7 stoppate. Nessuno aveva mai messo assieme numeri del genere, da quando le stoppate sono divenute una statistica ufficiale nel 1973-74. Embiid appare sempre più dominante, giorno dopo giorno, partita dopo partita. Il che stranisce, in un certo senso, dal momento che viviamo un’epoca difficile per i centri, messi da parte nelle strategie di costruzione di una franchigia in favore di coloro che, con il tiro da fuori, hanno “allargato il campo” e il raggio d’azione. Ma il giocatore camerunese rappresenta esattamente l’evoluzione del gioco e del proprio ruolo. E insieme a Anthony Davis, Kristaps Porzingis e Karl-Anthony Towns è pronto a riprendersi quello che le guardie hanno loro tolto: i riflettori del palcoscenico.

EmbiidIn gergo inglese si direbbe che Embiid got the whole package. O, per dirla come Bryan Colangelo the total package. “Offensivamente è grosso come Shaq. Può tirare come Dirk”, aveva dichiarato D’Angelo Russell dopo la sconfitta prestagionale contro Philadelphia, in cui Joel aveva messo assieme 22 punti e 7 rimbalzi in appena 15 minuti(!). Potremmo aggiungere aggiungere alle parole del giocatore dei Nets che Embiid sa anche tirare da dietro la linea dei tre punti. Certo, al momento le percentuali non sono straordinarie (33% in carriera) ma non è affatto poco per un giocatore di 213 centimetri e 113 kilogrammi. Nel pitturato ha ogni tipo di skills; lo abbiamo visto anche nella partita della scorsa notte in cui si è prodigato in uno strepitoso eurostep e in un movimento con il piede perno che ci ha ricordato le movenze di The Dream. Il suo coach Brett Brown aveva detto la scorsa stagione, “Qualcuno ha detto che è uno Shaquille O’Neil con i piedi da calciatore”.

Embiid

In questo momento le sue statistiche ci dicono che ha una media di 23 punti, 11.2 rimbalzi e 3.5 assist, 1 rubata e 1.9 stoppate a gara. Niente male, se consideriamo che sta giocando meno di trenta minuti.

L’unico dubbio sul giocatore riguarda, come tutti sappiamo, la sua condizione fisica. Embiid è stato selezionato come terza scelta assoluta al draft 2014, solo perché pochi giochi prima si era rotto l’osso navicolare del piede destro. A causa di questo è stato indisponibile per l’intera stagione 2014-15. Il 13 giugno 2015 una tomografia effettuata a Los Angeles aveva rivelato un nuovo problema al piede, che lo ha tenuto fuori anche per la stagione successiva. Il centro di Kansas ha così giocato la sua prima partita in NBA solo il 26 ottobre 2016, due anni dopo essere stato selezionato al draft. A febbraio di quest’anno, dopo aver disputato 31 partite, viene fermato per un problema al ginocchio che termina anticipatamente la sua stagione. Embiid dunque, ad oggi, tre anni dopo, si ritrova ad aver effettuato 43 gare ufficiali. Il suo minutaggio resta sotto controllo onde evitare di stressare troppo il piede. E anche quest’anno non giocherà i back-to-back.

Embiid

Trust the Process è il concetto che ha accompagnato queste ultime stagioni di Philadelphia. Una franchigia che negli ultimi anni, dopo la decisione di ricostruire, sembrava ad un certo punto che si fosse persa in un meandro di tanking e scelte alte al draft. I problemi di Embiid e di Simmons avevano ulteriormente contribuito a rendere la situazione ancora più complicata. Oggi, invece, sembra che il futuro non possa che sorridere ai 76ers. Chris Boussard, ai microfoni di The Herd, ha dichiarato che Philadelphia è il futuro della Eastern Conference, non Boston. Embiid e Simmons stanno dimostrando di essere quel che tutti prospettavano: giocatori straordinari. I due sembrano inoltre avere un’ottima alchimia, come se si conoscessero da anni. Matt Ellentuck li ha definiti “come due Pokemon leggendari”, che tutti cercano di catturare ma che nessuno riesce a sconfiggere. Il roster è il secondo più giovane dell’intera NBA, con un’età media di 24 anni e 7 mesi. A guidarli ci penserà J.J. Redick. La domanda adesso che tutti si pongono è: quando saranno pronti per diventare un’effettiva contender? Presto, molto presto. Per il momento, godiamoci Embiid e Simmons.

Michele Di Mauro

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