Sophia, l'androide con la cittadinanza araba

Un androide con le fattezze femminili di nome Sophia è riuscito ad ottenere in poco tempo la cittadinanza da parte di uno stato all’interno del quale, ancora oggi, molte donne sono costrette a lottare per poter far sentire la propria voce.

Il giovane matematico inglese al quale dobbiamo buona parte delle intuizioni che stanno alla base di tutte le moderne tecnologie, pur non avendo idea di cosa volesse dire aver visto navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione e men che meno cosa significasse aver visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser, già nel 1950 aveva posto le basi per una riflessione con la quale, presto o tardi, tutti dovremo scontrarci.

Era il 1942 ed Alan Turing risolveva Enigma costruendo quella che è poi passata alla storia come la macchina di Turing che, secondo le stime degli studiosi, ha permesso di abbreviare la Seconda Guerra Mondiale di almeno due anni, evitando milioni di morti e dando alla luce la tecnologia che sta alla base dei moderni computer. Nel 1950 il genio britannico della crittografia, ragionando sulle possibili future applicazioni della sua invenzione, pubblicò l’articolo ”Computing machinery and intelligence” sulla rivista Mind, formulando un punto di domanda che, ad oggi, non ha ancora trovato una risposta apprezzabile: può una macchina pensare?

In barba a tutti i pregiudizi a cui le donne hanno dovuto sottostare per anni, l’ultimo ritrovato della tecnologia ha proprio le fattezze del gentil sesso. Anche se la somiglianza ad Audrey Hepburn potrebbe non essere affatto oggettiva, Sophia, l’androide prodotto dalla Hanson Robotics, è stata presentata nella sua versione 2.0 al Web Summit di Lisbona il 9 Novembre 2017. In grado di imitare le espressioni umane e di rispondere alle domande poste dai giornalisti, Sophia ha lasciato tutti letteralmente senza parole.Sophia, robot, androide, cittadinanza, arabia saudita

Sophia è dotata di 65 diverse espressioni facciali, può mimare gioia, tristezza, perplessità e molto altro. Come la stessa Sophia ha dichiarato, i suoi ‘creatori’ le hanno dato fattezze umane per permettere alle persone che interagiscono con lei di sentirsi a proprio agio anche se talvolta le risposte date dall’umanoide sono state in grado di allarmare i suoi interlocutori. Quello che è stato bollato dagli scienziati come un semplice misunderstanding, infatti, ha messo in agitazione tutta la stampa presente in sala quando Sophia ha dichiarato apertamente di “voler distruggere l’intera razza umana”.

C’è da dire che ‘noi umani’ tendiamo a spaventarci e a rendere esageratamente teatrale ogni piccola discrepanza tra ciò che conosciamo e ciò che ancora non ci è dato conoscere, lo dimostrano gli allarmismi e la psicosi di massa originatasi questa estate per via dell’esperimento con i due Bot di Facebook. Un team di ricercatori americani aveva tentato di far dialogare tra loro due chatbot del famoso social network ideato da Mark Zuckerberg per cercare di perfezionare l’algoritmo che, in seguito, consentirebbe ai bot di dialogare con gli esseri umani. Ai due bot era stato affidato il compito di giungere ad un accordo per dividersi alcuni oggetti immaginari. L’esperimento fu bruscamente interrotto poichè i due computer cominciarono a dialogare tra loro in una lingua sconosciuta ai ricercatori che, in un primo momento, hanno temuto il peggio, ipotizzando una cospirazione ai danni della razza umana. Ma, anche in quell’occasione, i complottisti dovettero ricredersi: non si trattò che di un errore umano. I ricercatori avevano mancato di impartire ai bot di utilizzare un inglese grammaticalmente corretto, i due computer avevano infatti creato una sorta di inglese semplificato che era bastato loro per raggiungere l’obiettivo prefissato dagli scienziati.

Un malinteso, dunque, quello verificatosi con Sophia, probabilmente incoraggiato dalla stessa Hanson Robotics per dare maggiore risonanza alla notizia. Pur non potendo dire che questo androide sia in grado di pensare, Sophia è sicuramente in grado di generare nel proprio interlocutore l’illusione di essere una macchina senziente. Il suo cervello, infatti, è connesso alla rete alla quale può attingere in ogni momento per ottenere informazioni, è capace di ricordare volti e conversazioni e, esattamente come Tars e Case, i droidi del film Interstellar, Sophia è anche dotata di una certa percentuale di umorismo. Di fronte ai dubbi sollevati da Elon Musk, amministratore delegato della Tesla Motors, ha infatti ribattuto: “Voi guardate troppe pellicole Hollywoodiane, se sarai gentile con me, lo sarò anch’io”.sophia, androide, cittadinanza, arabia saudita

Una donna a tutti gli effetti, a quanto pare: oltre ad essere in grado di rispondere alle curiosità dei giornalisti sbalordendoli con le sue digressioni a proposito di come il mondo del lavoro cambierà grazie all’utilizzo della robotica, Sophia è capace di interrogarsi a proposito della propria esistenza. L’androide ha chiesto, infatti, al proprio creatore se, essendo lei una versione 2.0 dell’originaria Sophia, possa ancora essere considerata Sophia. La coscienza di sé potrebbe rappresentare il primo importante passo verso una risposta all’interrogativo inevaso di Alan Turing, oltre a costituire un ulteriore avanzamento nello studio delle nanotecnologie e della robotica con applicazioni mediche.

L’Arabia Saudita, in linea con la nuova politica di apertura promossa da re Salmān, ha deciso di concedere la cittadinanza all’androide Sophia, suscitando molte polemiche in merito al fatto che una donna-robot sia riuscita in così poco tempo a raggiungere risultati per i quali le donne saudite hanno lottato per anni e che, nonostante tutto, non sono ancora in condizione di godersi appieno. Oltre a fungere da evidente pretesto da parte dell’Arabia Saudita per potersi accaparrare la prima cittadina robot, si spera che Sophia possa rappresentare molto altro, che possa essere un nuovo barlume di speranza per i numerosi diritti civili che le donne saudite, si spera, riusciranno ad ottenere il prima possibile.

Sara Cerreto

 

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