Giulio Finotti è tra i vincitori di

Il giornalista casertano Giulio Finotti (L’aria che tira – LA7) è tra i vincitori del Premio di Giornalismo “Eccellenze Econews, in occasione della tappa campana del workshop “Comunicare il territorio: valorizzazione e tutela delle Eccellenze Campane”.

Giulio Finotti è stato premiato in merito alla vasta attività di informazione, svolta da anni sul territorio campano, che va dal racconto delle eccellenze alla criminalità organizzata, passando per i rifiuti ambientali, le periferie abbandonate e lo stato dei beni artistici. Oltre alle esperienze professionali nel settore giornalistico, nel suo curriculum vanta l’attività di addetto stampa presso il Consiglio Regionale del Lazio, la Commissione Giustizia e la Commissione Antimafia. Inoltre Finotti è co-fondatore di Nu Media, associazione volta alla diffusione dei nuovi media e mezzi di comunicazione.

Da cosa nasce la tua passione per il giornalismo?
«Quando avevo circa 10 anni facevo l’imitazione di Antonio Lubrano “la domanda nasce spontanea”, quando mio padre comprò la prima videocamera fu la fine. Coi miei fratelli andavamo in giro a intervistare i parenti su qualsiasi cosa e improvvisavamo telegiornali con notizie assurde. Direi che è una cosa che nasce da lontano…»

Quali competenze, a tuo avviso, oggi occorre acquisire per offrire un’informazione di qualità?
«Fino a pochi anni fa probabilmente bastava saper scrivere bene. Oggi il giornalista è chiamato a conoscere linguaggi e strumenti di comunicazione diversi. A chi si approccia oggi al mestiere consiglierei di imparare a usare bene una videocamera e un programma di montaggio. Siamo nell’era della disintermediazione e della velocità di internet. I giornalisti sono scavalcati e superati ogni giorno da chi possiede uno smartphone e fotografa o filma un evento nel momento in cui questo avviene. Quello che spesso si dimentica però, è che il giornalista ha il dovere di approfondire, verificare, analizzare. Non basta assistere a un fatto per affermare che questo sia vero».

Oggi infatti i social ci bombardano di notizie, in cui la verità spesso viene stravolta a vantaggio di condivisioni e riscontro di utenti. Da qui il fenomeno delle fake news: come può “difendersi” l’utente?
«È una delle sfide più complesse di questa epoca. Le fake news o “bufale”, volendo utilizzare un termine vintage, possono modificare la percezione dell’opinione pubblica (me ne sono occupato già anni fa su L’Espresso quando il tema ancora non era “caldo” come si usa dire). Basta guardare al caso Russia-Trump per capire la portata di quello di cui stiamo parlando. Oggi molte persone sono portate a credere che gli si nascondano verità scomode. Stranamente però nessuno si chiede come mai queste verità, che sarebbero coperte da governi e poteri forti di mezzo mondo, poi si trovino tanto facilmente su Facebook.
Intanto direi sempre di vedere su più fonti. Se c’è una notizia tutti vorranno pubblicarla, altro che censure. Poi, se è una cosa che ci lascia sbalorditi, c’è un’alta probabilità che non sia vera. Leggere qualche giornale in più aiuterebbe. Anche se anche i media mainstream hanno le loro responsabilità rispetto a questo fenomeno».

Nel corso della tua carriera ti è mai capitato di essere “scavalcato” immeritatamente, a causa di pressioni e raccomandazioni?
«I raccomandati ci sono, come in ogni settore. Ma non credo di poter dire di essere mai stato “scavalcato”. O comunque ci ho sempre creduto, e oggi per fortuna ancora faccio questo lavoro».

Insieme a Giulio Finotti hanno vinto il Premio “Eccellenze Econews” 2017: Luca Abete (Striscia la notizia – Canale 5), Gioacchino Bonsignore (Gusto – TG5), Giuseppe Caporaso (Attenti al lupo – TV2000) e Monica D’Ambrosio (Ricicla TV).

Tina Raucci

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here