Surriscaldamento globale, gli accordi internazionali non possono bastare

Albert Arnold “Al” Gore, conosciuto dai più come Al Gore, politico e ambientalista statunitense, 45° vicepresidente degli Stati Uniti durante la presidenza di Bill Clinton, è da sempre stato in prima linea per la salvaguardia dell’ambiente. Undici anni fa il suo docu-film “Una Scomoda Verità”, vincitore di due premi Oscar, ci metteva in guardia dai possibili effetti catastrofici verso cui il surriscaldamento globale, causato in gran parte dall’uomo, ci stava portando. Cos’è cambiato da allora? Cosa abbiamo fatto per migliorare la già allora pessima situazione?

Prima di rispondere a queste domande crediamo sia doveroso spiegare in maniera semplice cosa sia questo famigerato cambiamento climatico, dovuto dall’ancora più malfamato riscaldamento globale, internazionalmente conosciuto col nome di global warming.

Secondo l’UNFCCC (Convenzione Quadro sul Cambiamento Climatico delle Nazione Unite) per cambiamento climatico s’intende “un cambiamento del clima che sia attribuibile direttamente o indirettamente alle attività umane, che alterino la composizione dell’atmosfera planetaria e che si sommino alla naturale variabilità climatica osservata in intervalli di tempo analoghi“. Tra le principali cause del cambiamento climatico attribuibili all’uomo c’è sicuramente l’immissione di gas serra nell’atmosfera.

Nel corso della giornata, infatti, i raggi solari penetrano attraverso l’atmosfera e riscaldano l’intera superficie terrestre rimbalzando su di essa per poi tornare nello spazio sotto forma di raggi infrarossi. Questi ultimi, però, vengono bloccati dai gas come l’anidride carbonica (Co2) conosciuti appunto con il nome di gas a effetto serra. Negli ultimi decenni le attività umane hanno generato enormi quantità di questo gas che, non permettendo la fuoriuscita delle radiazioni solari, fanno aumentare la temperatura media della Terra. Questo aumento di temperatura provoca ovviamente il suddetto surriscaldamento globale.

Data la grave situazione su descritta nel dicembre del 2015 si è tenuta a Parigi la 21° Conferenza delle Parti dell’UNFCCC (Cop21). Obiettivo principale di questa conferenza è stato quello di concludere un accordo vincolante e universale sul clima, accettato da tutte le nazioni. I principali punti dell’accordo riguardano:

  1. il riscaldamento globale. L’obiettivo è quello di restare “ben al di sotto dei 2 gradi rispetto ai livelli pre-industriali” limitando l’aumento di temperatura a 1,5 gradi;
  2. l’articolo 4 che tratta degli impegni a livello nazionale che tutti i Paesi dovranno preparare e mantenere, con regolari aggiornamenti che “rappresentino un progresso” rispetto a quelli precedenti e che “riflettano ambizioni più elevate possibili“;
  3. l’articolo 9 che parla delle risorse finanziarie che i Paesi sviluppati dovranno fornire ai Paesi in via di sviluppo per assisterli in questo processo di cambiamento.

Pochi giorni fa, invece, si è conclusa l’ultima Conferenza sul Clima (Cop23), tenutasi a Bonn in Germania. Dopo due settimane di negoziati sono stati fatti passi avanti per quel che riguarda la redazione di un regolamento concreto utile all’attuazione degli Accordi di Parigi di cui sopra. I quasi 200 Paesi partecipanti hanno ribadito il loro impegno nella lotta alle emissioni di gas serra, mentre si sono riscontrate forti divergenze sul finanziamento che i Paesi sviluppati dovranno stanziare a favore di quelli in via di sviluppo per far fronte alle catastrofi naturali provocate dal surriscaldamento globale.

Gli scienziati di tutto il mondo lanciano un allarme. Il tempo stringe, le emissioni aumentano: nel 2017 si è registrato un 2% in più rispetto ai tre anni precedenti. Di questo passo qualsiasi accordo internazionale a favore dell’ambiente sarà vano poiché la temperatura terrestre aumenterà di 3 o addirittura 4 gradi entro la fine del secolo.

Indipendentemente dagli accordi internazionali riteniamo sia giusto ribadire che ogni singolo cittadino può fare la sua parte assumendo un diverso atteggiamento nei confronti della natura e mettendo in atto quotidianamente piccole soluzioni. Dall’alimentazione all’uso dell’energia, dall’utilizzo delle risorse naturali al riciclo dei materiali ognuno di noi ha la possibilità e allo stesso tempo il dovere di impegnarsi affinché questo scempio ambientale abbia fine, impegnarsi a consegnare un mondo pulito ed eco-sostenibile alle generazioni che verranno.

Con queste parole nel novembre del 1936 Winston Churchill si rivolse alla Camera dei Comuni evocando i primi successi di Adolf Hitler.: “L’epoca della procrastinazione, delle mezze misure, del mitigare, degli espedienti inutili, del differire sta giungendo al termine. Ora stiamo entrando nell’epoca dove ogni azione causa conseguenze“. Parole più che attuali, che descrivono perfettamente ciò di cui abbiamo bisogno: lottare per il futuro, farlo oggi.

Marco Pisano

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Sono Marco Pisano, ho 25 anni e risiedo in una piccola cittadina dell’alto casertano, Piedimonte Matese. Ho lavorato per circa sei anni in un Sali e Tabacchi. Il mio hobby principale è la musica. Suono le percussioni e mi diletto a mixare canzoni di vari generi (dal folk al rock n roll, dal reggae alla musica balkanica). Altro mio hobby è la lettura, in particolare mi piace leggere libri che trattano di viaggi (es: Un indovino mi disse – Tiziano Terzani). E’ stato proprio Terzani a farmi avvicinare al mondo del giornalismo che, unito ad un altro mio interesse ovvero l’ambiente e tutto ciò che lo riguarda, spero diventino la mia professione ovvero quella di giornalista ambientale appunto. Mi piace molto viaggiare, sono stato in Grecia, negli States (New York), Rep. Ceca, cinque volte in Olanda e 4 in Spagna e infine in Romania e ho vissuto per 5 mesi in Inghilterra, visitando quasi tutto il West Sussex e naturalmente Londra.

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