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La NBA è la Lega più internazionale e affascinante dell’intero pianeta. Nonostante il basket non sia popolare come il calcio, l’attenzione per quel che accade sul parquet dei palazzetti americani non ha eguali. Non solo per gli appassionati di sport ma anche per chi lo sport lo pratica a livello professionistico. Atleti da tutto il mondo accorrono negli Stati Uniti per assistere alle prodezze di questi super-uomini, il cui magnetismo ha pochi eguali. Rispetto ad altre leghe, la National Basketball Association è in mano (da un punto di vista dell’attenzione) ai giocatori più che alle franchigie (o club).

Un altro fattore che ha sempre differenziato la lega cestistica americana da tutte le altre, comprese quelle principali degli stessi USA (NFL, NHL, MBL) è la sua capacità di essere all’avanguardia. Negli anni ’50 ha abbattuto le barriere razziali permettendo alla comunità afroamericana di scendere sul parquet. Una cambiamento che ha portato oggi ad avere una forte maggioranza nera tra addetti ai lavori e giocatori, l’80% circa. Ha saputo sfruttare il forte ascendente tra i Los Angeles Lakers e Hollywood per creare un connubio indissolubile. Grazie agli spot di Michael Jordan ha saputo creare la cosiddetta sneakers culture, che ha fatto sì che l’appeal delle scarpe sportive arrivasse ovunque. Negli anni ’90 ha iniziato a creare un legame con la musica hip-hop, all’epoca in forte ascesa, facendo apparire molti giocatori nei video musicali. È stata la prima Lega sportiva al mondo a capire l’importanza dei vari mercati che potevano rappresentare una possibilità di crescita fondamentale come Brasile, Messico, Cina (Yao Ming ha aiutato) e adesso India e Africa.

Insomma, la NBA è sempre stata un passo avanti. E questa sua capacità di guardare al futuro ha permesso alla lega di prosperare e di diventare una macchina da introiti senza eguali. Poche settimane fa, Leslie Alexander ha venduto gli Houston Rockets per la cifra record di 2,2 miliardi di dollari. Nel 1993 l’aveva acquistata per “soli” 85 milioni. In generale, dagli anni ottanta ad oggi le franchigie hanno registrato un aumento del proprio valore del 2.100%. Non è un errore, duemilacento.

In tutto questo la popolarità degli atleti svolge un ruolo fondamentale. E I vertici ne sono a conoscenza. Negli uffici della Olympic Tower a Manhattan si sono resi conto, prima di tutti, dell’importanza che possono avere i social network per la crescita del brand. Ed è per questo motivo che sono ovunque. Facebook, Twitter, Instagram, YouTube, Snapchat. Non esiste un social importante in cui la NBA non si adoperi e non faccia adoperare i propri giocatori-facciata.

Per quanto non sia più ai fasti di un tempo, Twitter resta il mezzo più usato dai giocatori NBA per esprimersi. Damian Lillard è uno che ad esempio non le manda a dire. Risponde spesso ai fan, alle critiche, ai fischi. Di recente, nella preseason, un “incidente” è accorso a Kevin Durant. Se n’è parlato molto. E naturalmente la Lega ne guadagna in attenzione. Ma attraverso i social, i giocatori comunicano anche tra di loro. Kobe Bryant nel corso dell’estate ha lanciato diverse sfide a diversi giocatori. Famoso fu il post su Instagram di Russell Westbrook dopo l’addio di KD la scorsa estate.

HAPPY 4th YALL….🇺🇸🇺🇸🇺🇸

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A differenza della NFL, che proibisce alle squadre di pubblicare contenuti della partita durante la stessa, pena 25 mila dollari, la NBA ha un altro tipo di filosofia: si esprime come se fosse un tuo compagno. I post, i tweet sono tutti molto “familiari” ed utilizzano un gergo che è molto vicino a quello degli appassionati, meme compresi.

Parla la lingua della gente che ti segue” ha dichiarato Dan Kozlak, analista di una società che valuta i mercati sportivi. La NBA e i suoi giocatori riescono a farlo e i risultati anche off-court si vedono. Nel febbraio 2016 è stata la prima lega a raggiungere un miliardo di interazioni sui social e follower. Tra Facebook, YouTube, Twitter e Instagram il contatto ufficiale della Lega è oggi a 96,1 milioni di follower. La franchigia più seguita restano i Los Angeles Lakers (quasi 34 milioni) e l’atleta più seguito è LeBron James (quasi 100 milioni).

Anche con i nuovi media la NBA si dimostra avanti. Funziona? I 24 miliardi di dollari firmati con Disney e Turner per i prossimi nove anni farebbero propendere verso il sì.

Michele Di Mauro

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