Non si tratta del solito jazz e neanche del solito swing. La band “Sugarpie and The Candymen” è un progetto eclettico, fautore di un sound del tutto nuovo: il Progressive Swing. Ce ne parla Jacopo, in occasione della pubblicazione del nuovo disco di inediti “Cotton Candy Club”.

Cotton Candy Club: come mai?
Jacopo: «Così Splendida, brano contenuto nel nuovo album, apparentemente può sembrare un brano d’amore dedicato all’uomo/donna dei propri sogni. Ma in realtà questo brano è arrivato dall’attesa di un bambino. Sono appena diventato padre. Vuole essere anche un richiamo alle nostre origini: il nome deriva appunto da uno dei club più famosi al mondo (il Cotton Club). Noi ci definiamo un gruppo jazz, anche se in quest’album proviamo generi diversi: l’electro swing, il pop, ecc.. Le nostre radici rimangono comunque ancorate là, i bambini del Cotton Club nonostante le nuove esperienze sonore.» 

L’Electro-swing è presente nel brano Navigalonda e non solo. Un genere che non si ascolta spesso in giro. Come siete arrivati alla conclusione che proprio questo stile dovesse rientrare all’interno del vostro nuovo album?
Jacopo: «Una caratteristica di questa band è proprio l’eclettismo. Ci siamo sempre sentiti una band Progressive Swing, la matrice comune di noi, ma il nostro intento è quello di creare commistioni tra generi musicali. Ne abbiamo toccati parecchi, tra quelli che ci piace ascoltare o suonare e quelli che ci hanno accompagnati nella nostra carriera (che raggiunge i 10 anni l’estate prossima). L’ultimo album in particolare comprende una grande varietà di stili. Nell’ultimo periodo sta diventando di moda. Ci è piaciuto il risultato e abbiamo confezionato questo album.» 

Siete stati più volte indicati come una band che fa “Progressive swing”. Vi sentite portatori di un nuovo brand, degli innovatori? 
Jacopo: «In effetti sì, non riuscirei ad indicare altre band che hanno un sound di questo tipo. Non si tratta tanto del genere, quanto più della riproduzione. E’ una roba piuttosto particolare; non è nata a tavolino ma da esperimenti musicali in studio e sui palchi. Un lavoro lungo e di trasformazione. Quindi sì mi piace pensare che siamo portatori di un sound nuovo.»

Esiste una prevalenza del testo e/o della musica: è una scelta dare priorità all’uno o all’altro aspetto?
Jacopo: «Abbiamo cercato di dare importanza ad entrambi le parti in gioco. Forse nei nostri lavori precedenti abbiamo dato priorità non ai nostri brani originali ma alle cover. In questo lavoro, però c’è la prevalenza di brani nostri originali e qui, infatti, abbiamo deciso di includerli anche nel booklet. Sono il frutto di nuovi stimoli che vengono fuori e che trasmettiamo attraverso i testi.»

Avete realizzato molte cover: tra queste, Bohemian Rhapsody ha suscitato l’ammirazione di Brian May (Queen).
Jacopo: «Quando l’ho saputo mi hanno telefonato e mi hanno detto di mettermi seduto! Mi hanno detto di questo commento di May sull’arrangiamento ed è stato un gran colpo ed una grande emozione. Nonostante la nostra matrice jazz, siamo cresciuti con la musica pop e la musica rock e May è uno dei nostri eroi. L’idea di fare una cover proprio di quel pezzo è stata una sfida che Renato mi aveva lanciato.» 

Che riscontri sta ottenendo il disco?
Jacopo: «Molto buoni. Abbiamo iniziato a presentarlo in anteprima, prima ancora che uscisse e non avevamo le copie fisiche all’Umbria Jazz, lo scorso luglio, un importante banco di prova per noi. E’ stato molto apprezzato il nostro cambio di sound. Da un anno abbiamo cambiato la nostra cantante, Lara Ferrari ha sostituito Giorgia. Ci fa piacere che coloro che hanno comprato il disco si siano dimostrati colpiti dal nostro lavoro. Saremo in giro per il Nord Italia per presentare il disco e poi all’Half Note Jazz Club di Atene. Stiamo collaborando con Renzo Arbore. Ci siamo conosciuti per caso qualche anno fa, al Festival Jazz di Ancona. Fra poco esce il suo nuovo 45 giri con i suoi più grandi successi».

Sara C. Santoriello

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