Smartphone sotto inchiesta, che tipo di influenza hanno sugli adolescenti?

La generazione di adolescenti e giovani adulti nati a partire dagli anni ’90 viene definita IGen. Si tratta di un termine ovviamente ironico per definire l’attaccamento quasi simbiotico che questa generazione mostra nei confronti di Iphone e Android.

D’altro canto questo termine lascia trasparire anche la preoccupazione ingravescente che sottende le riflessioni di chi lo utilizza. Oggi, infatti, più di uno studio eseguito da illustri atenei statunitensi ha dimostrato come la depressione adolescenziale sia strettamente connessa ad un uso smodato degli smartphone e più in generale dei social network, che sfruttano i più biechi trucchetti psicologici per mantenere le giovani menti incollate allo schermo del telefono.

Insomma, i più sostengono con crescente certezza, alimentata da studi sempre più numerosi, che tra le principali cause di depressione giovanile vi sia il telefono perché induce i ragazzi a trascorrere più tempo chiusi nella propria bolla virtuale piuttosto che a interagire con altri coetanei nel mondo reale. La domanda che sorge spontanea è: perché gli adolescenti passano così tanto tempo davanti al telefono?
La risposta sembra arrivare da un altro studio americano, più precisamente da un team di ricerca della Binghamton University. Secondo l’autore di tale studio: “Il meccanismo fisiologico che si innesca a causa di un uso eccessivo dello smartphone è l’eccitazione dei neuroni con conseguente rilascio di dopamina: un fenomeno che nel corso del tempo instilla in noi il bisogno di feedback rapidi e gratificazioni immediate”.

 

Dunque in parole povere gli smartphone sono diventati strumenti che offrono una soddisfazione breve, ma immediata. Il senso di appagamento diviene quasi una droga che alimenta un bisogno via via sempre crescente di gratificazione. A tale proposito uno degli esperimenti di psicologia comportamentale più interessanti fu condotto da Walter Mischel a Stanford per la prima volta nel 1972 e ripetuto più volte nel tempo.

Mischel e il suo team hanno offerto una caramella gustosa a un gruppo di 600 bambini di quattro anni e contemporaneamente ne hanno promessa un’altra a chi non avesse ceduto alla tentazione di mangiare immediatamente la prima. Alcuni bambini non hanno resistito alla tentazione e hanno mangiato subito la caramella, altri riescono ad aspettare sino a dieci minuti e anche quindici minuti.

Gli stessi soggetti sono stati monitorati, circa quattordici anni più tardi mentre si avvicinavano all’ adolescenza, attraverso alcuni questionari che valutavano vari aspetti del  carattere e dell’ andamento scolastico. I risultati furono sorprendenti. Coloro che erano in grado di esercitare un controllo cognitivo sugli impulsi immediati riportavano anche risultati scolastici migliori e più successo nella vita.

L’esperimento è stato ripetuto di recente sui soggetti ormai quarantenni. Si è così evidenziato che coloro che da bambini non riuscivano a controllare l’impulso, da adulti riportano la stessa tendenza che compromette il loro benessere e le loro capacità di apprendimento.

Dunque è possibile che coloro che non riescono a resistere alla tentazione di accendere lo smartphone siano coloro che sono dotati di meno autocontrollo. Ma perché in alcuni adolescenti c’è questa scarsa capacità di resistere alla gratificazione immediata, mentre in altri no?

Secondo diversi psicologi chi nasce e cresce in un ambiente familiare precario, tende a soddisfare immediatamente l’impulso di gratificazione, perché è la scelta più ragionevole. Per scongiurare la crescente tendenza a passare un numero smodato di ore davanti al telefono, rischiando di compromettere le proprie possibilità di  felicità personale, sia fondamentale che i genitori aiutino i propri figli a crescere in un ambiente sicuro con certezze stabili. Di fatti la mancanza di punti di riferimento ed esempi comportamentali sani che siano un modello per gli adolescenti è una delle cause compartecipanti alla depressione.

Alla luce di ciò, quindi, non è erroneo affermare che la depressione può essere causata dallo smartphone, ma che a sua volta l’uso spropositato dello smartphone sia causato da un ambiente di crescita che non favorisce la sicurezza personale e lo sviluppo di un sano autocontrollo, che consentirebbe di puntare a gratificazioni non immediate, ma più importanti per la realizzazione personale.

Angela Abate

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Studentessa di medicina e chirurgia, confonde i confini della propria realtà con quelli di Cusack nella camera 1408. Esorcizza i suoi demoni con l’amore per la scrittura e la crisi esistenziale con la sua passione per la medicina.

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