ITS Lab, sciopero, dipendenti, licenziamenti

La ITS Lab è responsabile di 91 licenziamenti, gli ex dipendenti dell’azienda continuano la battaglia per far sentire la propria voce, ignorata da troppo tempo.

È il 21 Novembre e i sindacati FIOM-CGIL organizzano un presidio fuori la sede di Torre Annunziata della ITS Lab per rimarcare lo sciopero di otto ore attuato da parte dei pochissimi dipendenti ancora stipendiati dall’azienda della famiglia Altieri. Ma facciamo un passo indietro, tentando di ricostruire il ginepraio di eventi che ha portato la ITS Lab sull’orlo del fallimento, ai conseguenti licenziamenti collettivi e, in ultimo, allo sciopero.

Nel 1996 la società nata come ITS (Information Technology Services S.p.A.) diventa ufficialmente di proprietà della famiglia Altieri. Dal ’98 al 2008 la ITS avvia una serie di accordi, acquisizioni e partnership cercando di espandersi all’interno del settore sviluppo-consulenza software per telecomunicazioni e portali web. Ericsson, Accenture, Italtel, Telecom Italia sono solo alcune delle società con le quali entra in contatto durante questo decennio, alzando considerevolmente il livello del capitale attivo.

Nel 2008 l’azienda ottiene un finanziamento europeo di 9 milioni e mezzo di euro. Di questi, una parte saranno stanziati per la sede di Torre Annunziata e l’altra sarà indirizzata per l’allestimento della sede di San Nicola la Strada che vedeva inizialmente impiegati circa 80 addetti. Fino al 2007 la ITS riusciva ancora a far quadrare i bilanci, versando regolarmente i contributi per i fondi integrativi e gli stipendi delle maestranze. La famiglia Altieri decide nel 2008 per l’accorpamento di tutte le sedi sparpagliate sul territorio metropolitano, facendole confluire nell’attuale unica sede dell’azienda presente a Torre Annunziata.lavoratori, dipendenti, ITS Lab, licenziamenti

La difficoltà di raggiungere la nuova sede, per niente ben collegata coi sistemi di trasporto pubblici, nonché fortemente decentrata rispetto al punto focale di interesse tecnologico dell’azienda, testimoniano quanto tale scelta sia stata poco vincente. Seguono a grappolo ulteriori effetti negativi: la chiusura di interi rami d’azienda con decremento dei fatturati. L’anno 2008 risulta essere l’inizio della crisi economica della ITS: cessano i versamenti dei fondi pensionistici integrativi, viene fatta richiesta di ammortizzatori sociali.

Fino al 2011 la ITS continua ad accumulare deficit e perdite di commesse. I titolari dell’azienda riorganizzano i dipendenti facendoli confluire all’interno della ITS Lab, società fondata dalla stessa famiglia Altieri nel 2005, mantenendo ancora attivi gli ammortizzatori sociali, anche se la nuova azienda parte con un fardello deficitario ereditato dalla vecchia ITS srl pari a quasi 37 milioni di euro. Questa riorganizzazione di personale consente ai titolari della ITS Lab di guadagnare altro tempo, si riattiva la ‘giostra’ degli ammortizzatori sociali all’interno della quale finiscono tutti i lavoratori che prestavano servizio presso i rami d’azienda ormai chiusi.

È il dicembre del 2014 e viene chiusa definitivamente la sede della ITS Lab di San Nicola la Strada, i cui addetti furono aggregati all’interno dell’unica sede rimasta a Torre Annunziata, alcuni di loro accettano la “mobilità volontaria” e 5 vengono licenziati. In seguito al licenziamento di questi cinque lavoratori, il Tribunale, ritenendo non sussistenti le ragioni di “giusta causa”, ne ordina all’azienda il reintegro. La cassa integrazione continua fino al 2017, quando la famiglia Altieri propone di trasformare gli ultimi tre mesi di cassa integrazione in sei mesi di contratto di solidarietà.

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Manifestazione lavoratori ITS Lab davanti al palazzo della Regione

Il contratto di solidarietà è un meccanismo che ridistribuisce su tutti i dipendenti gli esuberi, per evitare i licenziamenti si riproporzionano le ore di esubero e si distribuiscono su tutti i lavoratori tranne su quelli che sono infungibili (lavoratori indispensabili per l’azienda che svolgono attività fondamentali). Una volta scaduto il termine del contratto di solidarietà ed una volta chiusasi la cassa integrazione, questi lavoratori si sarebbero ritrovati senza altri ammortizzatori sociali

La situazione degenera quando il 17 ottobre la ITS Lab, ormai sull’orlo del baratro del fallimento, produce istanza di concordato preventivo. Tale procedura rappresenta un beneficio, rispetto alla normale procedura di fallimento, concesso all’imprenditore che si trovi in stato di insolvenza e di crisi economica. Grazie al concordato preventivo all’imprenditore possono essere evitate le gravi conseguenze patrimoniali e personali del fallimento: l’imprenditore, infatti, non subisce lo spossessamento e conserva l’amministrazione dei beni e la gestione dell’impresa.

Quando viene approvato il concordato preventivo, tutti gli ammortizzatori decadono. Prima della Riforma Fornero era possibile usufruire anche degli ammortizzatori concorsuali, che adesso sono invece decaduti. Il Tribunale ha concesso 120 giorni di tempo per il completamento della pratica del concordato preventivo: entro questo termine dovranno essere effettuati tutti i conteggi relativi ai debiti contratti dalla ITS Lab nei confronti dei lavoratori, dovrà essere nominato un commissario giudiziale che sarà poi, in seguito, approvato dal Tribunale, al quale saranno demandate funzioni di vigilanza e di controllo in merito alle attività svolte dall’azienda dall’ammissione al concordato in poi.

Ma un’ulteriore svolta negativa attendeva i lavoratori della ITS Lab: il 14 novembre, infatti, la ITS Lab ha promosso istanza di licenziamento collettivo per 91 dipendenti sui 118 rimasti in azienda, salvando esclusivamente per la sede di Torre Annunziata quattro addetti. I restanti 23 lavoratori sono stati trasferiti nelle altre sedi della ITS Lab ancora esistenti presso Roma ed Ivrea. In pratica, dalla firma del contratto di solidarietà, la sede di Torre Annunziata è passata da 145 ad 85 dipendenti.

Secondo quanto dichiarato dai lavoratori che hanno presidiato la sede di Torre Annunziata della ITS Lab, «ad ottobre abbiamo ricevuto meno della metà dello stipendio di maggio e, in merito al contratto di solidarietà, non abbiamo ancora ricevuto alcunché. Pensavamo che, dopo l’inizio della procedura di concordato preventivo, qualcosa si sarebbe sbloccato ed invece così non è stato. Il licenziamento dei 91 lavoratori rappresenta praticamente una dichiarazione annunciata di chiusura dell’azienda».

Adele de Cocco, segretaria FIOM-CGIL di Napoli, in merito alla questione relativa alla ITS Lab, ci ha rilasciato questa dichiarazione: «Il 17 novembre si è avuto l’esame congiunto tra l’azienda e l’organizzazione sindacale che ha richiesto nuovamente di ritirare il licenziamento ai danni di 91 dipendenti. La ITS Lab ha continuato a mostrare un atteggiamento fermo nonostante l’approvazione del decreto di riconoscimento delle aree di crisi industriale complessa, ad opera del ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda in base al quale la sede di Torre Annunziata rientra tra queste aree e quindi prenderà parte al processo di reindustrializzazione attraverso l’adozione di misure necessarie per superare la crisi che ha coinvolto molte zone della Campania».

«In seguito all’incontro, continua Adele de Cocco, abbiamo ricevuto l’invito da parte del sindaco di Torre Annunziata Vincenzo Ascione, dal quale ci siamo recati insieme ad una delegazione del lavoratori, era presente anche la ITS Lab nella persona di Piero Altieri. Il primo cittadino di Torre Annunziata ha affermato di avere interesse a mantenere attivo sul territorio il tessuto industriale, invitando l’azienda di proprietà della famiglia Altieri a rimediare. Il 29 novembre sarà convocata la terza commissione consiliare della regione Campania, sono stati invitati i lavoratori della ITS Lab, con la speranza che sarà presente anche l’azienda stessa, per poter ragionare insieme sulla possibilità di reintegrare questi dipendenti al servizio. Personalmente, credo che tutti i lavoratori in questione, anche in seguito alla procedura di concordato preventivo, abbiano diritto a percepire gli stipendi arretrati ma anche, com’è giusto che sia, a poter sperare in futuro di riottenere il proprio posto di lavoro».

Sara Cerreto

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