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Giancarlo Giannini ha scelto la città di Napoli per il debutto del suo spettacolo intitolato “Verso l’infinito e oltre… la dritta via smarrita”.

Neanche il rumore della pioggia battente riesce a coprire le note musicali che promanano dall’interno del Teatro Palapartenope: un’orchestra di 48 elementi, diretta dal maestro Domenico Virgili, sta ultimando la prova generale in attesa di Giancarlo Giannini. Gli studenti dell’Accademia delle belle arti di Napoli sono indaffarati per controllare che tutto il materiale che hanno preparato per accompagnare lo spettacolo sia perfetto.

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«Abbiamo sviluppato questo progetto per immagini, ognuno di noi ha curato un determinato brano. Non c’è una cifra stilistica unanime, per ogni intermezzo musicale c’è una concezione differente di interpretazione», spiegano gli studenti dell’Accademia. Le luci della sala si abbassano e un’enorme Guernica di Picasso compare alle spalle dell’orchestra che sta intonando l’Overture di Mendelssohn “Sogno di una notte di mezza estate”, brano di apertura dello spettacolo. «La scomposizione, così come le note musicali, ci ha aiutato a creare nuove immagini, abbiamo attuato una sorta di rielaborazione del quadro per rimarcare il contrasto tra la violenza dell’opera visiva e il tema romantico di quella musicale, cercando poi di stemperarlo attraverso una particolare linea stilistica, quella di un disegno che prende vita pian piano e che inizia poi a ruotare e a guadagnarsi lo spazio».

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Il debutto nazionale di Giancarlo Giannini coinvolge vista, udito e cuore. “Verso l’infinito e oltre… la dritta via smarrita” è uno spettacolo totalizzante in cui la voce del mitico Pasqualino Settebellezze si unisce in un connubio armonioso alla musica e alle opere scelte dagli studenti dell’Accademia delle belle arti, proiettate sul maxi schermo che fa da sfondo al palcoscenico. Giancarlo Giannini presta le corde vocali e la sua impareggiabile presenza scenica per interpretare i versi di Dante, Pascoli, Montale, Angiolieri, Manzoni, Shakespeare e Kierkegaard.

Vizi e virtù, amore e odio, vendetta e sete di conoscenza, il viaggio in cui Giancarlo Giannini accompagna lo spettatore comprende tutte le sfaccettature dell’animo umano. C’è il XXVI canto dell’Inferno di Dante e la sete di conoscenza di Ulisse che da virtù si tramuta in vizio quando pretende di spingersi oltre le colonne d’Ercole, limite del mondo fino ad allora conosciuto; c’è l’Infinito di Leopardi che inquieta e contemporaneamente incuriosisce il poeta narrante; il Conte di Montecristo di Dumas e la sua sete di vendetta, le onde in continuo divenire de Il naufrago di Pascoli; la passione che incarna il protagonista del Diario del seduttore di Kierkegaard. Lo spettacolo è un inno alla poesia e alla prosa, rigorosamente intervallate dalle melodie orchestrali del maestro Virgili.

Poco prima della prova generale abbiamo posto alcune domande a Giancarlo Giannini in merito al suo spettacolo che andrà in scena il 30 novembre 2017 al Teatro Palapartenope.

Tre anni fa lei ha pubblicato “Sono ancora un bambino (ma nessuno può sgridarmi)”, un libro autobiografico in cui spiega la sua passione per la fisica e la scienza. In uno dei suoi racconti si reca in un negozio per acquistare un robot col solo scopo di smontarlo per poi riassemblarne i pezzi. Crede che “Verso l’infinito e oltre… la dritta via smarrita” sia un modo per continuare a fare ciò che più la affascina e quindi sezionare ogni sfumatura comportamentale dell’essere umano per poi analizzarle separatamente?

«Credo di sì, in effetti non ci avevo pensato. Riflettendo, la sete di conoscenza caratterizza tutti noi e “la dritta via smarrita” è ciò che dovremmo cercare di ritrovare. La scienza e la fisica mi hanno sempre affascinato, prima di dedicarmi al teatro e alla recitazione ho conseguito il diploma come perito elettronico e tutt’oggi mi diletto a chiedermi come siano fatte al loro interno le cose che vedo intorno a me. Ma l’elettronica, così come il cellulare che tu hai in mano, sarebbe vuota senza l’uomo che le dice cosa fare. Siamo noi a riempire le macchine e i computer, a dar loro informazioni. E bisogna stare attenti a non dar loro troppe informazioni, altrimenti finiranno per sentirsi più intelligenti di noi. Le sfumature dell’animo umano sono indefinibili, ho cercato di fare una cernita di tutti quei poeti che hanno saputo coglierle al meglio ma, per via del tempo limitato, sono stato costretto a lasciar fuori moltissimi altri autori altrettanto validi, purtroppo.»

Come mai ha scelto la città di Napoli per il debutto del suo spettacolo?

«Napoli è una delle città più belle del mondo, io stesso ci ho vissuto da quando avevo 8 anni fino alla maturità. I napoletani sono persone così gioiose e solari e mi hanno sempre fatto sentire a casa. E poi sono un popolo che esalta particolarmente il gusto di stare a tavola, la cucina napoletana ce la invidiano in tutto il mondo e cucinare rappresenta una delle mie grandi passioni.»

Infatti all’inizio del suo libro ha scelto di raccontarci la ricetta del pesto…

«Sì, sono nato a La Spezia ed il pesto alla Genovese è uno dei piatti che amavo preparare insieme a mia nonna quand’ero bambino. A proposito dei napoletani voglio dirti un’altra cosa: essendo loro un popolo così passionale e votato alla fede, soprattutto quella calcistica, ho dovuto anticipare la data del mio spettacolo. Non seguo il calcio ma credo dovesse esserci una partita molto importante il primo dicembre, giorno in cui si sarebbe dovuto tenere inizialmente lo show.»

Ha ragione, ci sarà Napoli-Juventus al San Paolo. Adesso però, anche se non segue il calcio, dato che ne abbiamo parlato, deve obbligatoriamente darci un pronostico sull’esito della partita.

«Beh, ovviamente spero che vinca il Napoli.»

Essendo lei un veterano del mondo dello spettacolo, ho una domanda obbligata da porle. Una sua considerazione a proposito dello scandalo Weinstein e del polverone sollevato dalle donne che affermano di aver subito delle molestie.

«Dato che nessuno è riuscito a fornire una prova certa di quanto dichiarano essere accaduto, non posso sposare né l’uno né l’altro schieramento. Io non sono mai stato molestato da nessuna donna, magari accadesse! Sono un buongustaio, per me le belle donne unite alla buona cucina, rappresentano l’estasi, la catarsi. Ad ogni modo, pensare di violentare una donna è qualcosa di assolutamente inconcepibile, a mio avviso. Ma credo che, se due persone provano attrazione l’uno per l’altra per qualsivoglia motivo e decidono quindi di concedersi, non ci sia alcunché di male nel farlo. Se accade ma manca il consenso di uno dei due o si è addirittura nella condizione di non poter neanche prestare il proprio consenso, è diverso ovviamente.»

Un’ultima domanda: lei ha lavorato con alcuni dei più grandi registi e attori al mondo sia italiani che internazionali: Tinto Brass, Francis Ford Coppola, Guillermo del Toro, Ridley Scott, solo per citarne alcuni. Nel suo libro spiega di essere sostanzialmente in controtendenza rispetto al metodo Stanislavskij, sostenendo che l’attore non debba soltanto calarsi nel personaggio ma conferire ad esso qualcosa di nuovo utilizzando l’ingrediente fondamentale della creatività. Anche nel suo spettacolo utilizzerà questa linea di pensiero?

«Sì, secondo me l’attore non dev’essere un contenitore vuoto da riempire col personaggio che di volta in volta va ad interpretare ma, come ha detto, deve utilizzare la creatività per cercare di far proprie tutte le sfaccettature caratteriali del personaggio riportato sul copione. Ci vuole fantasia in tutto nella vita, dalla cucina alla recitazione. In tutto ciò che è arte bisogna utilizzare la fantasia. L’arte del teatro o del cinema non si ferma alla creazione di un personaggio che un autore descrive sul copione, è qualcosa che deve poi continuare ad esistere nella persona dell’attore che non deve soltanto interpretare ma deve soprattutto creare.» 

Il Teatro Palapartenope ospiterà Giancarlo Giannini in due spettacoli serali che avranno luogo alle 21 e alle 23 del 30 novembre. Avendo assistito alle prove generali, “Verso l’infinito e oltre… la dritta via smarrita” non potrà far altro che confermarsi uno spettacolo multisensoriale e coinvolgente. Basterà restare concentrati sulle parole meravigliose dei poeti che hanno fatto la storia, per far capire allo spettatore quanto quella stessa voce, in grado di terrorizzare come nel doppiaggio di Jack Nicholson in Shining di Stanley Kubrick e nel ruolo di Jocker nel Batman di Tim Burton, riesca soprattutto ad emozionare e commuovere.

Sara Cerreto

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