PoliticaMente: «la classe dirigente è all'altezza delle sfide che Napoli»

 «Abbiamo dato vita a PoliticaMente per fornire uno spazio a tanti ragazzi che, come noi, ritengono che la classe dirigente della nostra città non sia all’altezza delle sfide che Napoli dovrà affrontare in questi anni e che, di conseguenza, vogliono impegnarsi in prima persona per formarsi e discutere di risposte concrete per i problemi della cittadinanza.» 

Così Simone D’Andrea presenta “PoliticaMente, assemblea delle nuove generazioni napoletane”, di cui è un membro.

PoliticaMente è presente sul territorio senza essere schierato dalla parte di partiti politici, aggregando i tanti giovani che desiderano attivarsi per cambiare in meglio i vari aspetti della città, provenienti per lo più dal mondo dell’associazionismo e del volontariato.

«Il nostro appello è stato firmato da una cinquantina di persone, non abbiamo ruoli interni, ci piace prendere le decisioni in maniera collettiva, in modo tale da lasciare lo spazio aperto anche all’ingresso di nuovi ragazzi», prosegue Simone D’Andrea.

Perché ritenete che l’attuale classe dirigente non sia all’altezza di governare la città di Napoli? 

«Sia chiaro, quando parliamo di classe dirigente della nostra città, non intendiamo far riferimento tanto all’amministrazione De Magistris, ma a tutte le forze politiche che siedono nei diversi livelli istituzionali, dalle Municipalità al Parlamento Nazionale. Notiamo, infatti, e ci fa rabbia, un dibattito pubblico sterile: si parla solo per ottenere consenso, non si discutono più, a livello sistemico, i problemi della nostra città per poi offrire soluzioni realmente praticabili e, soprattutto, per progettare il futuro delle nostre generazioni.

Tornando alla giunta De Magistris, possiamo dire che PoliticaMente la sostiene, ma con forte autonomia e spirito di critica quando le cose non vanno. Per fare un esempio, non abbiamo condiviso l’ultima delibera sulla “Movida Selvaggia”, che affronta solo in modo parziale il problema. Su questo problema, noi abbiamo le nostre proposte, nate dal dialogo costruttivo con residenti, commercianti e ragazzi e le presenteremo, al più presto, all’Assessorato competente. Altra cosa che non ci piace è la volontà di non gestire il boom turistico e le conseguenze che questo sta avendo sulla città; a pagarne le conseguenze, sul lungo periodo, saranno soprattutto i residenti che non possono permettersi una casa di loro proprietà, per l’inevitabile aumento degli affitti che il fenomeno turistico porta con sé. Da questo punto di vista ci sarebbe bisogno di maggior collaborazione con la regione: perché non rivedere la legge regionale sul turismo per tutelare meglio gli esercizi storici ed evitare che nel Centro Storico ci sia un proliferare di Airbnb? Oppure perché non pensare ad un piano per i trasporti che decongestioni Napoli e porti i turisti anche alla scoperta del patrimonio culturale dei comuni della provincia?»

Ancora rilevante la concentrazione di degrado e illegalità nelle periferie. Si pensi a rapine e furti, che spesso avvengono in pieno giorno, quotidianamente denunciati. Quali sono le vostre proposte per contrastare tali fenomeni?

«Innanzitutto non siamo d’accordo con l’approccio solo securitario di Minniti e del PD, per cui il Centro deve essere una vetrina e i problemi della città vanno nascosti sotto i tappeti delle periferie. In questo modo i problemi non vengono davvero risolti alla radice, ma semplicemente trasportati in una zona della città meno importante per qualcuno. Di conseguenza riteniamo, in primo luogo, che il problema vada affrontato da un punto di vista sociale, in particolare vanno capite le ragioni del fenomeno per predisporre soluzioni adeguate. Per esempio, nelle zone in cui la criminalità è in aumento per questioni di droga, non solo va aumentata la quantità di polizia presente ma va messa in campo una grande operazione di contrasto alla dipendenza, tramite l’istituzione di centri di disintossicazioni e consulte psicologiche specializzate. Riteniamo che tali escalation siano, in generale, influenzate anche dalla disperazione sociale, quindi ottimo sarebbe tornare ad offrire “servizi alla persona” sui territori e che lo Stato torni ad occuparsi del destino di uomini e donne troppo volte dimenticati.»

A quali altri progetti e iniziative voi di PoliticaMente vi state attualmente dedicando, nell’ottica di migliorare e rendere più vivibile la città di Napoli per i residenti e i turisti?

«Attualmente siamo al lavoro su tre progetti, di cui due sono già stati citati: movida e gentrification. Il terzo è relativo all’integrazione sociale delle comunità straniere in città. Non basta accogliere, ma bisogna intervenire con progetti concreti che favoriscano un lavoro collettivo con la popolazione napoletana, così da avvicinarsi, sentirsi uniti in quanto abitanti di Napoli e lavorare tutti insieme sui problemi della nostra città, in particolare quelli delle periferie che colpiscono sia stranieri che napoletani. Basta con la guerra fra poveri, siamo tutti nelle stesse condizioni di fronte ad un mondo sempre più ingiusto e diseguale e dobbiamo stare insieme in questa lotta. Al tempo stesso, siamo ben consapevoli che, se non gestita e indirizzata dalle istituzioni, l’immigrazione possa contribuire ad un aumento dei problemi del nostro territorio, basti vedere le zone di Piazza Garibaldi e dintorni. Proprio per questo, riteniamo che sia necessario un forte intervento da parte delle Istituzioni tutte per gestire il fenomeno e immaginare un futuro di convivenza pacifica e civile. Abbiamo già tenuto un primo incontro a Piazza Garibaldi, con associazioni ed esperti, per discutere delle prime cose da fare e nei prossimi mesi porteremo avanti questo cammino con attività finalizzate allo scopo.»

Tina Raucci

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