A pochi giorni dall’ufficialità che ha visto separarsi Scuderia Ferrari e Banco Santander (che diventerà main sponsor della Uefa Champions League dal prossimo anno), in F1 torna Alfa Romeo. Tra chi va via e chi ritorna insomma, con qualche differenza di troppo. Alfa Romeo, un marchio che per gli automobilisti vuol dire tanto e che in F1 risuona ancora a dir poco avvenente per ciò che ha significato all’interno del Circus.

Nino Farina, all’inaugurazione del primo Campionato di Formula Uno della storia, nel 1950.

Dominatrice negli anni ’50, quando con una monoposto di stenti – costruita prima del secondo conflitto mondiale – riusciva a dominare. Il tutto per un pugno di dollari. Su un’Alfa hanno corso e vinto da Nino Farina a Juan Manuel Fangio, e prima ancora Tazio Nuvolari e i vari Campari e Virza (scuola di piloti italiani d’altri tempi e tra le più rinomate del primo Novecento). L’Alfa ha segnato il mondo delle competizioni sportive pre-F1 e a quest’ultima ha dato i primi vincenti natali, finché la concorrenza della parente Scuderia Ferrari non ne sancì il primo abbandono. Dagli anni ’30 fascisti, infatti, il Biscione diventò un’azienda a carattere statale, in mano al cosiddetto IRI (ente italiano il cui acronimo sta per Istituto per la Ricostruzione Industriale). Un gravoso peso sulle casse statali a cui non a lungo poté sopperire lo Stato, che portò a mano a mano l’Alfa fuori dalle competizioni sportive, visto il progressivo ingrossarsi della Scuderia Ferrari di Maranello (che però era privata).

Nella foto, con un bastone, l’ingegner Nicola Romeo di Sant’Antimo fondatore della casa automobilistica che porta il suo nome. Alla sua sinistra un giovane Enzo Ferrari.

Della nascita ufficiale di ciò che oggi risuona come arte su due ruote tendiamo a dimenticarcene. Tendiamo a dimenticare, infatti, che l’ingegnere che tramutò ALFA in Alfa Romeo era campano, natio di Sant’Antimo (in provincia di Napoli), che acquistò la casa automobilistica quando essa era sull’orlo della crisi negli anni antecedenti il primo conflitto mondiale.

Di storia, insomma, questo marchio ne ha fatta. Fu di Alfa Romeo la prima vittoria durante il primo campionato del mondo d’automobilismo mai organizzato nella storia nel 1925. Mica roba da poco. E sue furono le sporadiche comparse che hanno accompagnato l’ascesa della F1 tra gli anni ’60 ed ’80, prima come fornitore di motore e poi di nuovo con un team nella sua interezza. Erano gli anni di Niki Lauda, che ebbe la fortuna (quando era in Brabham) di provare uno dei motori del Biscione. Particolari, forse troppo grossi e poco in armonia con le forme che le auto stavano progressivamente acquisendo per via della ricerca dell’effetto suolo. A volte inquadrato negativamente perché troppo poco performante, consumava troppo e questa mancanza addirittura costrinse all’aggiunta di serbatoi a bordo di alcune autovettore. I successi furono pochi, e chissà se solo grazie a piloti poco scarsi come lo stesso Lauda. Quel che si sa è che il Biscione provò poche altre emozioni dopo allora, pur tornando a competere con una macchina tutta sua e italiana come poche (gli anni di Bruno Giacomelli, il primo Riccardo Patrese, De Cesaris).

Un italiano su un’italiana, Bruno Giacomelli.

E oggi, invece, tornando coi piedi per terra, dell’Alfa Romeo ne stiamo sentendo parlare in tutto altro modo. Non ha un auto, non fornisce motori. Parliamo di una sponsorship, una specie di mix perfetto tra una partnership e un’attività di sponsorizzazione al team Sauber F1. Nato tutto dalle mani di Sergio Marchionne che in un colpo solo pompa il brand FCA e permette a Ferrari di plasmare quello che ormai sarà l’Alfa Romeo Sauber F1 Team alla stregua di una vera e propria scuderia satellite. Le parole del presidente della Ferrari, nonché CEO Fiat:

“È un passo significativo nella ristrutturazione del marchio Alfa Romeo, che tornerà in F.1 dopo un’assenza di oltre 30 anni: è un marchio storico che ha contribuito a fare la storia di questo sport, che si unirà ad altre case automobilistiche presenti in Formula 1 e che beneficerà anche della condivisione di tecnologia e know-how strategico con un partner di esperienza indiscussa come la Sauber. Gli ingegneri e i tecnici dell’Alfa Romeo, che hanno già dimostrato le loro capacità con Giulia e Stelvio, i modelli appena lanciati, avranno l’opportunità di mettere questa esperienza a disposizione del team Sauber e i tifosi dell’Alfa Romeo avranno l’opportunità di supportare una casa automobilistica determinata a scrivere un nuovo entusiasmante capitolo nella sua storia sportiva unica e leggendaria”.

I risultati non saranno quelli sperati, anzi questo sodalizio diventerà per lo più un banco di prova per i giovani piloti dell’area Ferrari (a partire da Charles Leclerc che ha già un sedile assicurato e finendo con un probabile Antonio Giovinazzi). Tuttavia, non è poca cosa per uno sport che di solito tende più a perdere pezzi del passato che a riconquistarne. Ci aspetta un 2018 che, qui, nella provincia di Napoli si vivrà con tanto orgoglio.

Nicola Puca,

un cittadino di Sant’Antimo

Fonte immagine in evidenza: panorama

 

CONDIVIDI
Articolo precedente3omega3.it, la salute a portata di click
Articolo successivo«Tamué è una danza liberatoria». Franco J. Marino presenta il napolatino

Studio Ingegneria Aerospaziale alla Seconda Università degli Studi di Napoli. Sostengo la politica giovanile e comunale insieme agli amici di Agorà-Lavoro, Partecipazione e Libertà; scrivo per passione, per la necessità di leggermi e di imparare dai miei errori. Sono un alfista senza un’Alfa, un seriofilo senza DVD, un Jedi senza una spada laser.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here