Lo stile napolatino è una danza che vibra tra le piazze e coinvolge la gente. Franco J. Marino, che nel 2018 lancerà il suo primo album su queste nuove vibrazioni sonore, ci ha raccontato come è nata “Tamué”.

Ti stai avviando verso una nuova sfida, una nuova avventura. Sei stato soprannominato un “napolatino“. Tamué cosa vuol dire? Com’è nata e a chi si rivolge?
Franco: «Tamué è un neologismo ma anche una visione. Una visione di un concetto che si esprimerà nella sua completezza con l’uscita del progetto stesso (2018). Mi trovavo a casa di Malavasi un giorno d’estate. Sentivo la necessità di mettere le ruote alla melodia e alle parole, di creare una chiara ritmica alle mie canzoni. Quasi per gioco. C’è stata un’intuizione da parte nostra e abbiamo creato un qualcosa di ritmico che però era indefinito. Può sembrare il tango ma non lo è, così come altri generi. Attorno a questo ruota tutto, il mio stile, la mia poetica. Da lì io ho sentito il bisogno di dare un nome a questa nuova chiave ritmica. La “Uè” finale è nostra, fa parte della commedia dell’arte napoletana. “Tam” è il tam tam dei tamburi, metropolitano, il tango, il mambo. C’è una fusione tra le mie origini, le sonorità partenopee, mediterranee e ritmi latini. Il napolatino è una fusione tra Napoli e Cuba. E’ leggerezza, un viaggio a Sud, una panacea contro lo stress della vita quotidiana, è la danza. E’ quello che è accaduto da maggio ad oggi.»

Hai mai immaginato una cornice, un luogo per un palco ideale, dove ti piacerebbe cantare questo brano in futuro?
Franco: «A Procida! A Napoli, a Piazza Plebiscito. Sono i posti nostri. Procida è qualcosa di stupendo, è rimasta intatta da un punto di vista dello stile e del tipo di stile di vita che c’è lì. Procida è dei napoletani.»

Definisci questo brano, come una rinascita. Il tuo precedente album è “C’è una vita nuova“. Un continuo reinventarsi o è dovuto ad un cambiamento drastico? Il nuovo album manterrà i caratteri del napolatino oppure guarderà anche al passato?
Franco: «Più che rinascita è legato al precedente lavoro che ho fatto, nella mia ricerca continua. Non è che uno fa una cosa un anno e poi non ci crede più. E’ un percorso che fai e che provi ad ampliare a 360°. Sono sempre io con la mia poetica, che tratta l’amore, nel senso più ampio, anche passionale, che è legato alla danza, alla femminilità, alla leggerezza, all’eleganza. Non è una danza muscolosa. E’ una danza liberatoria. Sarà un concept album (10-12 brani), Tamué sarà predominante, un album per la danza. Tra un pezzo e l’altro ci saranno anche canzoni che mi sono venute in mente spontaneamente.»

Tra tutte le collaborazioni importanti (Dalla, Bocelli, Esposito, ecc..) che hai accumulato nel corso del tempo, ce n’è una a cui sei emotivamente legato? 
Franco: «Ce ne sono tante. Con Tony mi ci sento ancora, ero ancora ragazzino quando mi ha scoperto. E’ nata una fratellanza. La collaborazione con Maravasi. L’emozione di sentire Bocelli cantare un pezzo mio è stato emozionante. Credo che sia la voce più bella che possa rappresentarci fuori dall’Italia. E’ stato per me un onore lavorare con Dalla, uso il presente perché sembra non essere mai andato via. Grande genio musicale. Quell’esperienza mi ha dato molto. Il nostro grande Masaniello della musica, Pino Daniele.»

Sara C. Santoriello

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Rappresentante degli studenti nel Consiglio Didattico di Scienze Politiche all’Università degli studi di Salerno (2015-2017). Consigliere del Forum dei Giovani di Cava De’ Tirreni. Membro della Direzione Nazionale dell’Unione Degli Studenti (biennio 2014-2016). Esecutivo di Link Fisciano (2016-2018). Segretaria della CPS (biennio 2011-2013). Reporter per AsinuPress e LiberoPensiero. Per Polis SA Magazine gestisce la rubrica “Around The Corner”.

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