Asgardia, la prima nazione extraterrestre

L’esperimento di Asgardia, annunciato nel 2016, è partito: il razzo ATK Antares porta in orbita la nazione che per ora assomiglia molto di più ad una scatola diretta verso la Stazione Spaziale Internazionale.

Asgardia, il progetto del primo Stato Extraterrestre, potrebbe sembrare una follia di qualche appassionato di fantascienza e invece l’iniziativa nata lo scorso ottobre del 2016 vede come capo di stato uno scienziato di fama mondiale: Igor Ashurbeyli, fondatore dell’Aerospace International Research Center di Vienna. Asgardia è un’iniziativa da osservare attentamente e, nonostante oggi sia soltanto una scatola lanciata nello spazio, rappresenta il primo vero tentativo di creare uno spazio alternativo alla Terra.

Asgardia prende il nome da Asgard che nella mitologia nordica è il regno di Odino e dei suoi figli, un mondo separato da quello dei mortali. Non è un caso che Thor, Loki e gli altri dei nordici potessero, attraverso il Bifrost, raggiungere la Terra: Asgardia nasce anche con l’obiettivo di difendere la Terra dell’impatto con gli asteroidi, pioggia di detriti solari, minacce aliene. Il nome pare quanto mai appropriato e suggestivo.

Altro aspetto interessante di Asgardia è rappresentato dall’anomalia nel diritto internazionale aerospaziale secondo cui, si legge nell’Outer Space Treaty, la responsabilità degli oggetti spediti nello spazio è di chi li ha lanciati. Non è così per Asgardia: i cittadini di qualsiasi nazione terrestre possono ambire alla cittadinanza spaziale, una vera democratizzazione dello spazio che, almeno per adesso simbolicamente, intacca la supremazia russa e statunitense.

Asgardia oggi è una grossa scatola diretta verso la Stazione Internazionale Spaziale per rifornire gli astronauti e, tra un mese, essere lanciata in orbita diventando il primo tassello della nuova nazione extraterrestre: gli annunci sui social sono piuttosto ambigui poiché, sebbene ad oggi sia impossibile per l’uomo permanere a lungo in assenza di gravità, il progetto di Asgardia è quello di creare uno spazio abitabile alternativo alla Terra. Un esperimento che ha implicazioni interessanti dal punto di vista della tecnologia, della diplomazia, della governance e dell’esplorazione spaziale. 

Uno Stato per essere riconosciuto deve avere caratteristiche ben precise: un popolo permanente, un territorio ben preciso, un governo e la capacità di comunicare con gli altri Stati; quel che maggiormente conta infine è il riconoscimento da parte degli altri governi. Asgardia si trova in una situazione ben più ambigua: diventare un cittadino spaziale è impossibile e i costi del progetto, l’invio di satelliti per ampliare le dimensioni della nazione, non sono di certo contenuti. Il tutto senza fare i conti con l’Onu che dovrebbe esprimersi nel 2018.

Le cifre attuali di Asgardia sono comunque notevoli: si sono registrate online oltre 300mila persone per diventare “cittadini” della nazione, mentre gli  gli “asgardiani”  sono 114.637 in rappresentanza di 174 Paesi. La cittadinanza prevede il diritto di caricare dati su Asgardia-1 e custodirli in orbita, lontano dal controllo dei governi terrestri. Un privilegio comunque limitato in quanto sottoposto alle leggi austriache in tema di copyright. Quel che è certo è che Asgardia è nata, come dimostra una nota firmata dal «capo di stato» Igor Ashurbeyli datata «6 novembre 0001».

Soltanto quando, tra circa 20 giorni, raggiungerà la destinazione sapremo quali possibilità di sopravvivenza avrà il progetto o se sarà destinato all’oblio spaziale di tanti esprimenti simili.

Francesco Spiedo

 

CONDIVIDI
Articolo precedente#unalberoè, la campagna di Legambiente a difesa degli alberi
Articolo successivoSalerno. Potere al popolo: che cosa sta nascendo?

Sangiorgese classe ’92, istruttore di Kung-Fu e laureato in Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio. Ha pubblicato racconti sparsi e romanzi misti, ama la definizione scrittore emergente e guai a chiamarlo esordiente. Frequenta il corso annuale a Belleville – La scuola con la speranza di entrare nella vecchia e cara Repubblica delle Lettere. Nel frattempo scrive per la testata giornalistica online Libero Pensiero, occupandosi principalmente di ambiente, e collabora con Bookabook, senza apparenti meriti letterari.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here