Napoli raccontata dai media, come cambia nel corso del tempo

Una Napoli che inizia a cambiare volto: ad accorgersene sono gli stessi media nazionali e  internazionali che, negli ultimi anni, hanno cominciato a evidenziarla come una delle città con maggiore potenziale umano, storico e culturale.

Un tempo, questa metropoli la si ricordava come la città dello squallore, della criminalità e dei rifiuti; eppure è impossibile non mostrare e riconoscere quanto la stessa sia cambiata e, di riflesso, anche la modalità di raccontare una città all’ombra del gigante buono: il Vesuvio.

Lo sappiamo, i media locali e nazionali non sono mai stati clementi, figuriamoci con Napoli: marchio di esportazione e importazione criminale, montagne di rifiuti, furti di strada e quant’altro. Insomma, una città che nel tempo si è guadagnata una minuta reputazione, a volte anche per la faziosità con cui venivano e ancora oggi vengono raccontati avvenimenti e dinamiche.

Forse proprio perché così bella, Napoli attira a sé il fatidico occhio del “Big Brother” del mondo: un giorno, all’improvviso, il mondo ha scoperto questa città, ha iniziato a parlare di lei, delle sue bellezze, ma anche delle sue contraddizioni. A volte il racconto è stato oggettivo, in altre circostanze la notizia è stata gonfiata dai media, fuoriuscendo dai binari principali. Quello che al momento appare abbastanza sicuro è che nemmeno i media riescono a confutare la crescita in positivo che tutt’ora attraversa questa suggestiva città. Una megalopoli che nasce su delle bellezze morfologiche, ma il cui grande vantaggio sono i processi storici che si sono susseguiti, rendendola come una delle più affascinanti d’Italia.

I media, vecchi e nuovi, hanno sempre avuto un ruolo essenziale nel perpetuare in tal guisa le notizie all’utenza. Hanno una rinomata responsabilità: la possibilità di condannare e salvare chiunque in un attimo. Una vittima sacrificale è stata propria la città di Napoli, e in particolare i suoi concittadini marchiati, in alcuni casi, dall’odio divulgato da personaggi vicini a ideologie federaliste o di secessione. Lo stesso Vittorio Feltri non ha mai fatto sconti, nemmeno al primo cittadino attuale Luigi de Magistris; il direttore di Libero non è né il primo né l’ultimo che racconterà di una città “cinematografica” al negativo. La capitale del Sud è sicuramente una città che attira e deve attirare considerazioni nonché critiche: spesso il conflitto funge da crescita, tuttavia, l’informazione – soprattutto quella locale – dovrebbe smetterla di guardare così lontano: vicino, c’è una Napoli difesa ed esaltata dai media internazionali.

Poi c’è la Napoli di questi ultimi sette anni, contraddittoria sì, ma potenzialmente attrattiva, soprattutto e anche in ambito cinematografico. Partenope che diventa un attracco sicuro e suggestivo, dove poter raccontare storie, inventare storie, avvolgendo le bellezze della città e la filantropia dei propri concittadini.  Un cinema che si avvicina alla città in maniera sana, inizia ad avvicinarsi accogliendo le ombre della città e comunicando al mondo intero quanto Napoli possa risultare bella e accogliente nonostante i grovigli del passato che tutt’ora si trascina.

Insomma, una Napoli che migliora nell’aspetto e ha le capacità di sapersi vendere, divenendo una forte calamita per importanti registi che nei loro film dichiarano apertamente questo intenso amore per una città come Napoli. Un esempio di dichiarazione d’amore è quella di Marco Manetti, regista e sceneggiatore italiano, che alla domanda posta durante lo speciale dedicato a Napoli del magazine “Ulisse”: «Da romano quale sei, cosa ti ha più affascinato della città?», riferendosi a Napoli, egli ha risposto: «La sua estrema vitalità. Napoli è una città molto stimolante. Me ne sono innamorato perdutamente!».

Di esempi se ne potrebbero fare davvero tanti, dal giovane regista spagnolo David Rodriguez che dimostrò il proprio amore per Napoli con un video delicato quanto le sue bellezze; e come dimenticare Rupert Everett, registra e attore britannico che scelse la città di Napoli per ripercorrere filologicamente la Napoli di Wilde, dichiarando, inoltre: «Mi sono avvicinato alla città per il legame con Oscar Wilde, poi me ne sono innamorato».

Come direbbero i Manetti Bros, Napoli non può essere descritta e raccontata solo come “Gomorrismo” dai media, che non è possibile fare di Napoli una città cupa, spenta, inaccessibile socialmente e territorialmente: è una città che ha dimostrato che oltre le Vele di Scampia, ad esempio, c’è anche umanità che sprizza fuori le finestre prive di vetro, in cui si vive di cultura, di arte, si vive di espressione e condivisione, perché all’ombra del tramonto di ogni città c’è sempre un fiore all’alba di ogni giorno.

Bruna Di Dio

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