La rinascita dell'Inter, il ruggito della Juve: torna il Derby d'Italia

Dopo tanti anni l’Inter è di nuovo lì, davanti alle altre. E a parlare dalla sua parte sono i numeri: 39 punti in classifica dopo 15 giornate ed unica squadra ancora imbattuta. Quello che sembrava soltanto un inizio incoraggiante si è trasformato man mano in una marcia inarrestabile verso la vetta della classifica, finalmente raggiunta oggi al culmine di un match che ha messo in luce in soli 90 minuti tutti i punti di forza della compagine nerazzurra. Solidità difensiva, ordine in mezzo al campo e spietatezza offensiva.

Adesso ad attendere gli uomini di Luciano Spalletti c’è la Juventus, che con un ruggito ha ricordato a tutti di cosa è stata capace negli ultimi 6 anni. Finalmente, dopo tanti anni, ci risiamo: è tornato il vero Derby D’Italia. Inter-Juventus torna ad essere uno scontro al vertice tra due squadre che lottano per lo scudetto. Una lotta aperta e dichiarata sin dall’inizio per la Juventus, che dopo la vittoria al San Paolo di sabato sera sembra aver ritrovato la sua fame di vittoria, quasi a voler redarguire coloro che la davano oramai sazia. Una lotta, invece, inaspettata e silente per l’Inter, smentita spesso dal suo allenatore, che non perde occasione per nascondersi dietro dichiarazioni vaghe che rispediscono al mittente qualsiasi insinuazione legata alla conquista del titolo finale.

Un Derby D’Italia finalmente degno di tale nome, considerando che negli ultimi anni il distacco tra le due squadre è stato sempre talmente ampio che il tutto si era ridotto ad una normale partita come le altre. In effetti, la storia post-calciopoli di Inter-Juve ci ha spesso regalato dei match noiosi ed insignificanti, privi di vere emozioni. Eppure, ad inizio anno le probabilità che Inter-Juventus fosse potesse rappresentare nuovamente una normale partita di calendario erano alte.

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Due squadre con aspettative totalmente differenti. Da un lato l’Inter aveva ed ha, tuttora, costruito una squadra con l’obiettivo primario di ritornare in Champions. E tale continua ad essere, a detta di dirigenza, giocatori ed allenatore: tuttavia, se dopo più di un terzo di Campionato i nerazzurri si trovano in testa alla classifica, c’è il sospetto che qualcuno di loro abbia cominciato ad intravedere un nuovo e più prestigioso obiettivo all’orizzonte. Dall’altro lato la Juventus non ha mai pensato di voler interrompere quel bottino di successi che ha caratterizzato gli ultimi suoi sei anni di Serie A. A contenderle il primato, come difatti sta accadendo, doveva esserci esclusivamente il Napoli, senza la presenza fastidiosa di alcuno scomodo terzo inquilino. Si sentiva, insomma, che Inter-Juve di questa stagione non fosse una partita di cartello.

E invece eccole qua, a riportare in auge quella sfida antichissima che ha caratterizzato gran parte dei campionati italiani e che per tale motivo rispecchia una delle rivalità più sentite in tutto il mondo del calcio. E’ infatti proprio dall’accesa rivalità tra le due compagini che deriva l’espressione “Derby d’Italia”, coniata appositamente per descrivere “la partita” tra le due squadre più titolate d’Italia (almeno all’epoca della coniazione). Una rivalità talmente accesa da essere paragonata a quella che normalmente caratterizza, per l’appunto, i derby cittadini. Tale espressione è andata poi consolidandosi nel tempo fino ad essere impiegata per descrivere quel “classico” scontro tra le due solite squadre in lotta per il campionato. E invero, tralasciando più o meno l’ultimo decennio durante il quale Inter e Juve si sono alternate nell’affrontare periodi di forte declino, il Derby D’Italia ha rappresentato sempre la sfida più affascinante della Serie A proprio per l’obiettivo che le due squadre si contendevano: lo scudetto (spesso anche in compagnia del Milan, quando la Serie A era un affare a tre fino alle ultime giornate). E se la storia dei confronti parla chiaro, con 88 vittorie per la Juventus contro le 46 dell’Inter, quest’anno sarà difficile predire chi delle due potrà aggiungere un’altra vittoria al suo tassello.

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Difficile ricordare una sfida così equilibrata come quella di quest’anno.

Luciano Spalletti è riuscito, con un po’ di fatica ed anche con una piccola dose di fortuna, a consolidare dei meccanismi di gioco inizialmente assimilati con difficoltà dai suoi calciatori. Dopo tre mesi di duro lavoro l’Inter può contare soprattutto su una cosa: equilibrio tattico. Una squadra che difficilmente commette sbavature in fase difensiva e che a questo fattore riesce ad accompagnare quello del cinismo dei suoi uomini offensivi. A ricoprire i ruoli, poi, ci sono interpreti perfetti, le cui qualità sono state estremamente potenziate dal tecnico toscano che ha affidato ad ognuno di loro una parte fondamentale nello sviluppo del sistema di gioco.

Massimiliano Allegri, invece, sembra aver ritrovato quegli uomini che tanto gli erano mancati nella parte più difficile del Campionato e, nel contempo, sta finalmente inserendo alcuni importanti nuovi acquisti nel suo meccanismo di gioco. Ma, soprattutto, ha ritrovato la forza di un gruppo che ha assolutamente dimostrato di seguirlo in tutte le sue indicazioni tattiche. La dimostrazione si è avuta a Napoli, dove un gruppo consapevole della sua forza, ma anche delle caratteristiche tattiche degli avversari, ha mostrato una solidità ed un’organizzazione perfetta, azzerando le potenzialità tecniche degli sfidanti. In più, ha mostrato di poter usare i suoi uomini migliori per infliggere in ogni momento il colpo mortale all’avversario.

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Insomma, le premesse per un match scoppiettante ci sono tutte: sarà la sfida tra due dei migliori tecnici italiani, tra due dei più grandi bomber che il campionato italiano abbia mai avuto, tra due delle migliori difese del campionato. Certo, gli interpreti non saranno gli stessi degli “anni d’oro del Derby d’Italia”, ma noi siamo pronti a rivivere quelle emozioni uniche che solo questa partita ha saputo regalarci. Sarà il campo a dirci quale delle due squadre potrà seriamente ritenersi una candidata per la vittoria finale. Nel frattempo il Napoli starà alla finestra, sperando verosimilmente in un pareggio.

 

Amedeo Polichetti

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