Enjoy arte vita Bramante

Sin dall’ingresso si ha la percezione del viaggio, di un viaggio “enjoy”, divertente,  che solletica la psiche. È possibile selezionare che voce d’accompagnamento avere durante la mostra, se quella di un bambino, di un adolescente o di un anziano. Ritornano alla mente gli archetipi presenti nella teoria psicodinamica del caro Jung: sono strutture psichiche innate che costituiscono l’inconscio, dettano la lettura che l’individuo ha del mondo e determinano immagini mentali e comportamenti. Due, in particolare: quella del puer e quella del senex. La prima appartiene all’individuo goliardico, poco responsabile, superficiale, guidato dal proprio piacere e divertimento; la seconda, più ad un soggetto saggio, concreto e legato alla riflessione. Questi due assetti psicologici sono l’uno, l’ombra dell’altro: alla fine del percorso, senex e puer si incontreranno in una simbolica morte che porterà nuova vita psichica.

Enjoy. L’arte incontra il divertimento” è stata inaugurata il 23 settembre al Chiostro del Bramante di Roma e resterà accessibile fino al 25 febbraio 2018. Un progetto, a cura di Danilo Eccher, che punta sul mix tra percorso espositivo interattivo e grandi nomi dell’arte internazionale come Tinguely, Calder, Fogliati, Erlich, Creed, Neto, Collishaw, Ourlser, Wurm, TeamLab, Hans op De Beeck, De Dominicis, Gander che hanno proposto opere, alcune site-specific, sul tema del divertimento assunto nell’accezione etimologica latina della parola, “portare altrove”.

Una volta scelto il proprio Virgilio interattivo, si è condotti verso l’istinto e l’animalesco (quasi al primordiale) con la prima opera “Emulsione su legno” di Lin: un tappeto celeste dipinto su legno, con fiori thailandesi. Qui, il primo contatto con i sensi e la forza psichica inizia ad attivarsi. E se il puer si trova piacevolmente colpito, il senex si sente disorientato e non capisce fino in fondo (e per il momento) il senso dell’opera.

Si passa poi alla Changing Room, un labirinto di specchi e semplici cornici che si susseguono e confondono in un percorso verso l’uscita. La riflessione su questa opera apre la possibilità di incontro tra i due archetipi: il viaggiatore è riflesso in tanti specchi, come se frammentato in tutte le parti ed i personaggi della sua psiche e, per la prima volta, si rende conto di essere anche lui un protagonista pirandelliano che può essere tutto e l’opposto di tutto; ma deve rimanere vigile per riconoscere se ha davanti a sé la sua immagine riflessa nello specchio o se vede solo la sua cornice. Il puer sbatte contro qualche specchio e si diverte ma poi, in maniera saggia, si trova a tastare con la mano se ha davanti uno specchio o solo la sua cornice mentre il senex si trova interdetto perché con la sola osservazione attenta non riesce a distinguere le cornici dagli specchi e sorride quasi imbarazzato.

Andando avanti, due opere giocano su quella che è una caratteristica comune: la capacità di vedere solo quel che sembra e non quel che è. La prima delle due opere è “The centrifugal Soul” che è costituita da una struttura con motore, in metallo, con fiori ed uccelli in diverse posizioni che, messa in moto in senso rotatorio e con determinate luci, sembra mimare una scena primaverile con fiori ed uccelli in amore ed in movimento.

Cosa fa di questa opera solo una struttura metallica che si muove con soggetti fissi in diverse posizioni e non uno stralcio di primavera? Siamo mossi da emozione o da pensiero razionale? Siamo più puer o più senex?

La seconda opera che percorre questa via di riflessione è il “Prisma” meccanico composto da un proiettore, con dischi colorati in gelatina su palette che scompongono la luce. Ma anche qui cosa vediamo? Delle luci colorate su un muro o la luce di un proiettore scomposta da dischetti colorati? Un’altra riflessione spontanea è: quanto siamo capaci di essere scomposti, di scomporci? E quanto ci appartiene il fatto che una luce bianca diviene rossa se passa attraverso un dischetto colorato?

Enjoy,vita
Il Prisma.

Salendo delle scale si sente una risata continua, un’opera invisibile. La cosa diverte il puer, ma infastidisce il senex. Quanto spesso ridiamo? Troppo? Troppo poco? Forse perché troppo proiettati in avanti o magari indietro e quindi poco concentrati sul qui ed ora. A tal proposito, l’opera Obscura (un’installazione di video-arte con sfere enormi su cui sono proiettati tanti occhi con, all’interno, il riflesso di ciò che vedono) ci porta a riflettere su ciò che guardiamo ogni giorno anche in maniera distratta e su quanto non vediamo perché poco presenti nel presente.

Alla fine del percorso. Avvolta nel buio, la “Flowers and People” che è un dipinto in movimento con colori bellissimi e molteplici, raffigurante un’onda in fiore. Qui puer e senex rimangono in silenzio, sono immersi nell’hic et nunc. Finalmente la luce che li illumina, li scompone e li proietta sulla parete alle loro spalle; vedono la loro ombra e si rendono conto che, lasciandosi un po’ morire nell’oscurità di quella stanza, possono vedersi tornare alla vita in quella stessa primavera riprodotta dall’opera. Lì l’illuminante sensazione di essere entrambi archetipi: il senex è un po’ puer e il puer un po’ senex.

Enjoy,vita
Flawers and people

Guardarsi dentro permette di vedere ogni parte riflessa, si capisce che si è anche l’opposto di quello che si crede di essere, attraverso la luce che viene dal rapporto con l’altro si scopre se stessi proprio come la luce bianca che diviene rossa se passa attraverso un dischetto colorato. Si possono rompere gli schemi fissi e si può ridere (più spesso!), godere del qui ed ora, stupirsi di trovare in qualcosa di divertente un insegnamento, abbandonarsi alla propria natura istintuale dopo averla guardata tutta tra luci ed ombre.

Il percorso di Enjoy mostra come una parte di puer ed una di senex possano morire per dar vita ad un individuo che sa imparare divertendosi e divertirsi imparando. Che non siamo solo quell’immagine riflessa o quel dischetto di gelatina ma anche luci ed ombre e che la morte, spesso, porta dietro di sé la vita, la vita vera.

Valentina Di Fonzo

CONDIVIDI
Articolo precedenteBrignoli e i suoi “fratelli”: quando il portiere diventa goleador
Articolo successivoAgroecologia, l’alternativa verde all’agricoltura industrializzata

Valentina Di Fonzo, laureanda in Psicologia all’università degli studi di L’Aquila. Appassionata di Psicologia Clinica e Dinamica, seguace di Jung. Ho sperimentato sulla mia pelle quanto sia fondamentale per ognuno di noi la conoscenza profonda di se stessi,tramite l’analisi, per poter relazionarsi meglio con la vita ed il mondo e mossa dall’empatia sto per concludere questa prima parte del percorso di studi. Gestisco un bar da ormai 3 anni nella mia città distrutta e martoriata dal sisma del 2009 e,con la grande fiducia di vederla rinascere, ho investito proprio quì. Mi piace passeggiare per le nostre magnifiche montagne e amo il freddo pungente della mattina presto;aspetto ogni anno,con la stessa ansia,la prima neve.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here