Clonazione, ancora affare per pochi?

Se esiste una tecnologia che sarà sempre al centro di un agguerrito dibattito etico/morale, di certo è la clonazione.

Clonazione che fino ad oggi, per inciso, non ha neanche minimamente “sfiorato” alcun esemplare di Homo Sapiens e che, nonostante i deliri di John Rael ed altre bufale più o meno altisonanti spammate qua e la è, è ben lungi dal farlo.

Il progetto di clonare un essere vivente è per forza di cose al centro dei pensieri di chi si occupa di genetica da un bel po’ di decenni ed è divenuto realtà nemmeno troppo tempo fa, storicamente parlando, dando vita ad una serie di opportunità per nulla trascurabile (basti pensare alla riproduzione di organi e tessuti), nonché ad una discussione eterna alimentata da cattiva informazione e da quel sistema che oggi chiamiamo “fake”.

Si va da vere e proprie leggende come la pecora Dolly e il suo “creatore” Ian Wilmuts al proliferare di “aziende” dal profilo abbastanza discutibile che dal sud-est asiatico promettono di clonare il tuo compianto animale domestico al prezzo di un buon SUV.

Confusione e clonazione potremmo affermare, ma soprattutto la consapevolezza che una conquista comunque rivoluzionaria continua a progredire nell’ombra, come per sottrarsi alla tuttora fertile discussione etico-morale.

Ed ecco allora che nel silenzio più o meno pronunciato, si continua a lavorare ed investire nel campo della clonazione arrivando a produrre risultati, in termini di “affidabilità del prodotto” (notare bene il virgolettato) nemmeno paragonabili alla capostipite Dolly che nata nel 1996 visse pochi anni e nemmeno in buona salute.

Oggi (anche se parliamo del 2005), la nuova star del “cloning carpet” sarebbe Tai, un affascinante levriero afgano vissuto per ben 12 anni prima di morire di cancro e dalle cui cellule è nato Snuppy, il primo clone del clone della storia, talmente clone che dalle sue cellule sono nati artificialmente altri quattro cuccioli fotocopia.

Lasciando perdere la vena ironica del “clone del clone del clone”, è chiaro che questo processo ha oggi un indice di affidabilità elevatissimo, anni luce avanti ai tanto discussi capostipiti di venti o più anni fa e che veramente può essere la chiave di volta per intervenire in maniera definitiva su tante patologie incurabili.

Ovviamente clonazione non è soltanto il riportare in vita il tuo miglior amico “per soli ricchi”, ma un qualcosa di nettamente più rivoluzionario. Quello che rimane tale, invece, è la visione d’insieme sulla clonazione, l’ingegneria genetica e la biologia molecolare, ancora oggi nonostante tutto etichettate di immoralità e quant’altro.

La svolta, quando ci sarà, avverrà con la liberalizzazione delle tecniche di ricerca legate a fecondazione artificiale, clonazione appunto, cellule staminali e via dicendo facendone un tesoro in grado di progredire in pochi anni, come tante altre tecnologie, e contribuire al miglioramento della qualità della vita umana e non.

E’ necessaria una svolta progressista che sappia sgombrare il campo con risolutezza dal pensiero antiscientifico, oggi sempre più prolifico e invadente, che si parli di vaccini, cloni e altre scoperte.

Altrimenti, e questo è lo stato attuale, la clonazione rimarrà roba da serie Netflix o da articolo su rivista specializzata, al limite cucciolo/clone, regalo di compleanno per i figli di qualche sceicco.

Mauro Presciutti

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