Roma

C’è un nome dietro il risorgimento della Roma: Eusebio Di Francesco. In molti ad inizio stagione lo avevano indicato come un allenatore privo di esperienza e non adeguato per una squadra che si apprestava ad affrontare la più importante competizione internazionale, e a margine del sorteggio che decretò l’inserimento della Roma nel girone di Atletico Madrid e Chelsea le incertezze aumentarono. In pochi erano pronti a scommettere uno scenario del genere: Roma qualificata agli ottavi come prima in classifica davanti a due squadre già due volte finaliste di Champions negli ultimi dieci anni, e, per tale motivo, ritenute di gran lunga superiori.

Certo, va detto che le perplessità erano in parte giustificate: un allenatore che fino a quel momento aveva fatto del Sassuolo la sua unica esperienza in Serie A, con risultati non proprio brillanti se non in termini di una certa organizzazione di gioco, non poteva essere considerato tale da potersi confrontare con quelli che erano considerati mostri sacri come Simeone e Conte. E invece l’ex allenatore del Sassuolo si è dimostrato capace di inculcare le sue idee ai suoi uomini e di gestire, attraverso un’inaspettata dose di carisma, un gruppo che negli ultimi anni aveva mietuto vittime del calibro di Garcia e Spalletti che, seppur non vincenti, avevano comunque garantito alla Roma sempre un posizionamento tra le prime tre del campionato italiano.

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Con lui, almeno quest’anno, la Roma, oltre all’attuale quarto posto in Campionato a pochi punti dal primo, si è guadagnata la permanenza tra le big d’Europa ed ha dato dei segnali di cambiamento in termini di impostazione del gioco: più organizzazione e gioco verticale (attraverso la piena partecipazione di tutti gli attaccanti); meno spazio, o meglio, un minore affidamento sul classico strumento del contropiede, storica arma speciale della Roma degli ultimi anni grazie alle caratteristiche di giocatori del calibro di Gervinho e Salah, sulla cui corsa si sviluppava gran parte delle azioni offensive.

La rivoluzione di Eusebio si è sostanziata, in parte, nel rilancio di alcune importanti pedine come El Shaarawy, che solo al Milan aveva fatto così bene, e Perotti, quasi sempre svogliato e in ombra nella scorsa stagione, quest’anno costante e disposto al sacrificio. In altra parte, la rivoluzione è passata anche grazie alla fiducia riposta dall’allenatore nei senatori, primi tra tutti Florenzi, Nainggolan e De Rossi, con questi ultimi due chiamati ad impostare, insieme ai difensori centrali, quel gioco tanto amato da Di Francesco che passa per le vie verticali. La rivoluzione ha sinora generato una continuità di risultati che infonde speranza nel cuore dei romanisti, da troppi anni senza trofei.

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Ma a far ben sperare i tifosi giallorossi non sono solo i risultati raggiunti in Campionato ed in Champions. Nella giornata di ieri si è avuto il via libera definitivo da parte della Conferenza dei Servizi al progetto per la costruzione del nuovo Stadio. Sebbene manchino ancora alcuni passaggi formali, e cioè l’approvazione in Campidoglio di alcune varianti al progetto legate alla messa in sicurezza e alla viabilità, la notizia, attesa con ansia da dirigenti e supporter, potrebbe rappresentare una vera svolta per il futuro della Società. La Roma entrerebbe a far parte di quella cerchia ristretta di club italiani che possono godere di un stadio di proprietà, caratteristica che, se ben gestita, potrebbe permettere al club giallorosso di sviluppare un nuovo corso calcistico.

Inevitabile, a questo punto, citare l’esempio della Juventus, che tra le quattro società proprietarie di stadi (insieme a Udinese, Atalanta e Sassuolo) è quella che più di tutte ha fondato su questa scelta la propria rinascita. Lo Juventus Stadium, ultimato nel 2011, ha già fruttato milioni e milioni di euro alla società bianconera. Entrate derivanti, innanzitutto, dai diritti tv e dalle pubblicità, dopodiché dal botteghino e dalle spese registrate in strutture adiacenti od interne, come bar, ristoranti, negozi vari. Se a ciò si aggiunge il recentissimo accordo raggiunto con l’Allianz in merito alla cessione dei diritti di denominazione, e dunque, alla trasformazione dello Juventus Stadium in Allianz Stadium, le cifre diventano da capogiro. Ma, pur riconoscendo che i guadagni menzionati permettono ad una società di essere competitiva a livello nazionale ed internazionale (ad esempio, attraverso una campagna acquisti di livello) e, quindi, che i vantaggi monetari sono strettamente connessi a quelli sportivi, va detto che i privilegi dello stadio di proprietà non sono solo economici.

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Il Sindaco di Roma, Virginia Raggi, e il Presidente della AS Roma, James Pallotta

Solitamente la grandezza degli impianti calcistici privati non è eccessiva. Ciò per consentire ai tifosi di “riempire lo stadio” e far sentire maggiormente la loro vicinanza ai calciatori. Uno stadio del genere, come quello che la Roma ha intenzione di costruire, permette al tifoso di apprezzare da vicino i suoi idoli e la partita, lo fa sentire più coinvolto, incitandolo indirettamente ad incitare. E’ qui che arrivano anche i risultati sportivi, oltre quelli economici. Il pubblico è un fattore determinante per una squadra, capace di garantire ogni anno quei punti in classifica necessari per raggiungere i traguardi. Un fattore che, a ben vedere, anche la Roma potrebbe sfruttare nel migliore dei modi grazie anche alla calorosità che caratterizza la sua tifoseria, nota per il suo particolare attaccamento alla squadra.

L’AS Roma Stadium potrebbe rappresentare, come accaduto per la Juventus, la fonte principale di nuovi successi. Ecco perché la nuova società americana ha spinto per la sua costruzione sin dal giorno del suo insediamento, confrontandosi con tre diverse amministrazioni comunali succedutesi nel tempo. Alla fine l’obiettivo è stato (quasi) raggiunto. Forse per quando lo Stadio sarà completo Eusebio Di Francesco non sarà più l’allenatore della Roma, o forse la sua continuità di risultati gli sarà valsa il rinnovo del contratto. Si dice che l’ultimazione dovrebbe aversi per la stagione 2020-2021. Insomma, ci vorrà ancora del tempo per poter assistere al primo calcio d’inizio nella nuova struttura, ma, mai come stavolta, il risultato potrebbe valere l’attesa.

 

Amedeo Polichetti

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