Sabato 9 Dicembre si è svolto TOP 90 FESTIVAL presso il Fabrique di Milano; un evento che ha dato la possibilità di rivivere il meglio della disco music anni ’90 con la presenza di Discoradio – il ritmo della tua città! ed in collaborazione con Unconventional Events.

AlexiaTale Festival, nasce da un’idea della Willy Marano, unica struttura in Italia a gestire in esclusiva gli artisti più apprezzati degli anni ‘90. Una grande manifestazione che in una lunga notte di musica e divertimento vedrà esibirsi: Eiffel 65, il gruppo che negli anni ‘90 ha portato la dance italiana nel mondo, Marvin & Andrea Prezioso, l’unico show dj set che ha girato il mondo dei club con grandi hit, Alexia definita da tutti la regina della musica dance e infine Carolina Márquez, artista dance colombiana con tantissime hit alle spalle.

Diamo la parola a Carolina Márquez con la sua intervista in esclusiva

Carolina Márquez esordisce in Italia nel 1997 con il suo primo singolo S.E.X.O S.E.X.O, subito diventato una hit. Carolina diventa una delle figure più importanti della scena Dance Italiana. Negli anni Novanta ha scalato le classifiche Italiane ed Europee posizionandosi nei Top Ten con otto singoli entrati a far parte del suo primo album MAS MUSICA 2002: S.E.X.O. (Il suo primo tormentone uscito nell’estate 1998), Amor Erotico (pubblicato nell’autunno/inverno 1998/1999), Super DJ (pubblicato nel marzo 2000, che poi ha riscosso un notevole successo nel corso di quell’estate), Bisex Alarm (pubblicato nel settembre 2000), Ritmo (pubblicato nell’estate del 2001), Discomani (follow up,e tormentone dell’autunno inverno 2001-2002), Mas Musica, Yantra, Dix Petits Indians. Tutti questi singoli oltre ad essere stati dei tormentoni dance tra i più ballati nelle discoteche e ascoltati nelle radio, sono stati inseriti nelle migliori compilation di musica dance di quel periodo.

Top 90 Festival rappresenta un’occasione per rivivere le hit più apprezzate degli anni 90. Come ci si sente ad esibirsi nel 2017 con brani che ci fanno tornare indietro nel tempo?

«È stato bellissimo, magari è anche poco dirti così! Non si può descrivere questa emozione. Sicuramente significa rivivere un’esperienza fantastica: le persone, l’atmosfera qui su questo palco, la musica di una volta.. mi è sembrato davvero d tornare negli anni ’90 che sono stati anni molto belli perchè la gente si divertiva davvero.»

Riscontri dei cambiamenti tra il pubblico di ieri e quello di oggi?

«Il mio pubblico in quel momento era un pubblico di adolescenti. Facevamo musica per divertirci da entrambe le parti. Oggi sono cresciuti, io mantengo tutt’ora dei contatti con i miei fan e so che hanno una famiglia, dei figli e per me è bellissimo vedere che a loro volta, con le loro famiglie, continuano a seguirmi e ad emozionarsi dinanzi a dei brani simili. Vederli ballare come se fossero ancora dei ragazzini.»

Ripensando alle parole dei tuoi testi, a distanza di vent’anni, considerando i tempi moderni e canzoni del momento, cambieresti qualcosa? O li lasceresti così come sono?

«No non li cambierei mai. A volte mi capita di ascoltarli e pensare “oddio ma sono stata veramente io a fare questa canzone? incredibile”. Non ho mai avuto molta coscienza di quello che stavo facendo in quel momento. Spesso le persone pensano che dietro ogni singolo ci sia un progetto studiato a tavolino invece non è così, è un qualcosa che si sviluppa man mano, durante gli anni, in modo molto istintivo. Quando ci pensavo riflettevo sul fatto che era stranissimo riuscire ad arrivare alle persone così, con dei testi semplici. Oggi c’è chi cerca la semplicità e non la trova!

Attraverso quei testi ho descritto delle esperienze. Man mano, crescendo, si sente la necessità di dover esprimere emozioni sempre diverse e anche quelle fanno parte di un periodo della nostra vita. Si sente il bisogno di trasmetterlo attraverso la musica e comunicare attraverso queste emozioni. È stato qualcosa di fantastico.»

Ti capita mai di dimenticare i testi delle tue canzoni?

«In realtà sì, mi succede che quando non li canto da tanto tempo dimentico qualche frase o qualche attacco, può capitare. Anzi spesso mi succede che quando devo registrare un disco per la prima volta mi emoziono tantissimo e confondo le frasi di una strofa con’altra e così via. Oggi ad esempio, abbiamo presentato il mio nuovo singolo che uscirà alla fine di Gennaio con Dj-Matrix, mi sono emozionata tanto per a reazione del pubblico e ad un certo punto non sapevo più cosa fare, se attaccare su una strofa o se quella strofa l’avevo gà fatta così mi sono dovuta fermare un attimo tra me e me e poi ho continuato. Alla fine anche se ci sono degli sbagli non importa, l’importante è che al pubblico non arrivi come uno sbaglio e ci si continua a divertire.»

Qual è stata l’esperienza più folle che hai avuto su un palcoscenico? Avresti mai immaginato di arrivare fin qui, stasera, su questo palco, a cantare per tutti noi in memoria dei bei vecchi tempi?

«Ho avuto tantissime esperienze sul palcoscenico, posso raccontarti quella più sentita, la più pazzesca, diciamo così. Ero a Milano ed era appena uscito il mio singolo s.e.x.o s.e.x.o però io non avevo avuto la percezione del successo di questo disco, non prima di quella serata insomma. Sono salita su questo palco in piazza Duomo e ho visto dinanzi a me sessantamila persone. Si trattava di un Festival organizzato da Radio 105 e io non immaginavo che potesse essere così grande. La piazza era piena, ricordo che era estate, ed è stato pazzesco perchè mi sono vista nei grandi schermi, giganti, ed è stato strano, non mi ero mai vista lì prima di quel momento e soprattutto non avevo mai sentito la mia voce con un eco così forte. Ovviamente non avevo mai visto tutta quella gente e appena hanno annunciato il mio disco, la musica è partita, sono uscita in scena e non sapevo cosa fare così ho iniziato a correre. Non potevo far vedere al pubblico che stavo tremando così mi sono detta tra me e me “devo trovare una soluzione, devo fare qualcosa” e ho iniziato a correre sui tacchi da un’estremità all’altra del palcoscenico, roba che potevo ammazzarmi se lo ricordo. Ciò che mi ha copito di più è stato il fatto che la gente cantasse così forte che io non ero in grado di sentire la mia voce nè il disco, non capivo se stavo andando a tempo e se sbagliavo qualcosa. Le gente urlava e soprattutto conosceva tutte le parole del testo malgrado fosse in spagnolo. Non me l’aspettavo.

Lì tra il pubblico c’era anche la mia mamma, a cui avevo chiesto di fare delle foto perchè come puoi vedere, da dietro le quinte, non è la stessa cosa. Volevo delle foto frontali lì dal palcoscenico e ad un certo punto mi chiedevo lei dove fosse perchè non riuscivo a vederla più tra tutte quelle persone. Insomma è stata un’esperienza assurda, anche lei si è emozionata tantissimo e nessuna delle due immaginava un successo tale. In quel momento, quel giorno, ho davvero compreso l’importanza e il successo di quel disco. Il disco era uscito già tre/quattro mesi prima, ad Aprile, ma io non avevo ancora realizzato la sua importanza, me ne resi conto solo a Giugno.»

Essendo di madrelingua spagnola qual è il tuo rapporto con l’italiano? In quale lingua preferisci cantare?

«Mi piacciono tanto le lingue, io ho studiato proprio Lingue all’università di Venezia. La mia lingua madre è lo spagnolo ma amo tanto anche l’italiano perchè penso che non ci sono delle forme così belle in spagnolo per rendere dei concetti come in italiano. Lo spagnolo per me è molto romantico, colto, bellissimo ma ci sono delle parole che in italiano sono meraviglose e suonano meglio rispetto allo spagnolo come ad esempio “dondolare” per me è pazzesco. Oppure “Amore” per me è molto più bello dire “il mio amore” anzichè “mi amor” è come se lo dicessi con un’espressone più piena, dà l’idea di un contatto più umano. Trovo l’italiano una lingua molto emozionale, per me ci sono parole più belle in lingua italiana che spagnola.

L’inglese invece mi piace perchè è sintetico, veloce, con una parola si può dire tutto così non devo neanche parlare troppo. Mentre il francese è una lingua con la quale ho avuto moltissime difficoltà all’inizio, essendo di madrelingua spagnola. Ma amo tutte le lingue, è una vera e propria passione. Quella che parlo meglio è lo spagnolo ma scrivo molto anche in italiano. Sto scrivendo anche un libro da un po di tempo, spero di finirlo quanto prima e lo scrivo in italiano perchè ormai dopo ventisei anni che sono qui mi viene più naturale. Amo l’italiano e anche soprattutto la letteratura italiana.»

Ecco qui le interviste di Alexia, Carolina Márquez, Eiffel 65 e Marvin & Prezioso

Sabrina Mautone

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Sabrina Mautone nasce a Napoli il 18 Maggio 1996. Laureata in Lingue, culture e letterature moderne europee presso la Federico II di Napoli. Attualmente studia Comunicazione e cooperazione internazionale presso l'Università Statale di Milano. Amante della scrittura, letteratura e fotografia. Vince il premio Librandosi da giovanissima.