Anastasi Concetta
Anastasi Concetta

Dal 12 al 17 dicembre il Piccolo Bellini accoglie sul suo palco la compagnia Vuccirìa Teatro con lo spettacolo “Immacolata Concezione”, un’idea di Federica Carruba Toscano, con la regia di Joele Anastasi.

«Crediamo in un teatro che nasca dall’esigenza di raccontare qualcosa di preciso. Chi fa teatro ha per noi la responsabilità di compiere un atto che non sia trascurabile. Evitare ciò che è trascurabile, ciò di cui si può fare a meno, ciò che non muove gli spettatori, che li intrattiene senza cambiarli, senza farli tremare fin dal profondo.» É la testimonianza della compagnia che è riuscita nel suo intento, incantando gli spettatori con le peripezie della povera Concetta.

Concetta (alias Federica Carruba Toscano) è la figlia di un pastore caduto in disgrazia per la morte di tutte le sue capre. Il fardello di quell’onore che non può spezzarsi e la disperazione per la sua condizione  lo spinge a barattare sua figlia con una capra gravida. Sarà Donna Anna (Joele Anastasi) ad accoglierla e ad educarla come signorina del suo bordello.

Concetta è cresciuta tra la natura e a tratti sembra essere lei stessa parte di quell’ambiente che tanto le manca. Non sa cosa sia l’amore perché nessuno gliel’ha mai spiegato, non sa cosa sia la cattiveria perché non si è mai imbattuta in essa. Concetta non capisce perché il mestiere della prostituta crei tanto scalpore, perché nella sua innocenza e nella sua dolcezza interpreta quest’atto come la cosa più semplice del mondo. Fare l’amore con una persona significa ascoltarla e darle spazio, lasciarla piangere, singhiozzare, mangiare mandarini col sorriso, abbracciarsi, raccontare una storia, poggiare la testa su un petto che ricorda quello materno, dare calore.
«Mi fecero santa perché li guardai per la prima volta e gli dissi che con me potevano piangere e ridere. [..] Con gli occhi noi facciamo tutto e io così gli insegno il mio amore.»

In men che non si dica tutti gli uomini del paese la scelgono come la loro prediletta, provocando così le gelosie delle altre signorine (interpretati\e da Enrico Sortino, Joele Anastasi, Ivano Picciallo) che non riuscivano a comprendere con quale sortilegio Concetta li avesse stregati.

La purezza e l’innocenza violano le regole basilari di Donna Anna e proprio quando la rigidità viene meno, la sensualità e il peccato vengono sostituite con la dolcezza e l’ingenuità, i clienti aumentano e Concetta si innamora.

Concetta è un fiore raro, è quella novità che tutti pretendono e che tutti sognano, la prova che gli uomini hanno bisogno di esternare le proprie debolezze, troppo abituati a tenerle nascoste per timore di essere giudicati e di essere etichettati come dei deboli. Concetta è una medicina che fa bene all’anima e al cuore, un porto sicuro in cui rifugiarsi per trovare la vera serenità, ma gli uomini sono crudeli e riescono a distruggere tutto, specie ciò che amano.

Tore (alias Alessandro Lui) è diverso dagli altri: la sua voce è più profonda, la sua presenza la fa sorridere, la sua assenza star male. Questo sentimento così nuovo spingerà Concetta al limite, la farà crescere e la farà imbattere nella cattiveria umana, quella brutalità di cui si tinge tutta la nostra storia.

La radio preannuncia l’avanzata del Duce e l’inizio della guerra. «Tanto nel nostro piccolo paese la guerra non può arrivare» è un pensiero comune, perché gli abitanti dei piccoli paesi, forti della loro quotidianità, non riescono ad immaginare di vivere in un mondo diverso, così all’improvviso.

La guerra è il peccato più oscuro con cui si macchiano le mani degli uomini, come potrebbe mai toccare un paese così tranquillo della bella Sicilia? Il problema è che con o senza la guerra gli uomini agiscono come bestie e anche loro, i buoni e tranquilli paesani, cercano di far affievolire la luce che dimora nell’immacolata Concetta, con quella brutalità che è propria delle bestie di cui sembrano accogliere le sembianze al momento della sua santificazione.

Alessia Sicuro

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Diplomata al liceo scientifico sperimentale PNI, matricola alla facoltà di lettere moderne della Federico II, ha sempre voluto avere una visione a 360 gradi di tutte le cose. Accortasi che la gente preferisce bendarsi invece di scoprire ed affrontare questa società, brama ancora di tappezzare il mondo coi propri sogni nel cassetto. Divora libri, vecchie storie, vorrebbe guardar il futuro con degli occhiali magici per riportar solo belle notizie alla gente disillusa. Vorrebbe indossare scarpe di cemento per non volar sempre con la fantasia, rintagliarsi le sue ali di carta per dimostrare, un giorno, che questa gioventù vale! Vorrebbe esser stata più concreta fin dall’inizio, essere interessata ai soldi come tutta la gente normale e non sentirsi in pace col cosmo solo perché sta inforcando una penna. Si, vorrebbe, ma bisogna sempre svegliarsi.