Liberi e Uguali, ma già finiti. Perché il progetto di Grasso è al capolinea

Liberi e Uguali è nato nel dicembre 2017. Un anno dopo la lista elettorale di Grasso vive come gruppo parlamentare, ma il movimento politico si è sciolto.

«”Per i molti non per i pochi” è l’impegno con cui ci siamo presentati agli italiani e che vogliamo mantenere nella società e in Parlamento. Lo strumento è una forza popolare, libera, laica, democratica, paritaria, pluralista, inclusiva, legalitaria, che rappresenti l’alternativa a sinistra: Liberi e Uguali». Questo è il manifesto programmatico del progetto politico guidato dall’ex presidente del Senato Pietro Grasso, che in occasione delle elezioni del 4 marzo scorso ha riunito i bersaniani di MDP, Sinistra Italiana di Nicola Fratoianni e Possibile di Giuseppe Civati. Un piccolo particolare? Quel progetto è già morto.

Effetto domino: fuori uno, liberi tutti

Dopo il risultato fallimentare del 4 marzo – che ha portato all’elezione di 14 deputati e 4 senatori – Pippo Civati ha preso le distanze dall’alleanza elettorale e si è dimesso dalla guida del suo partito. Gli è subentrata Beatrice Brignone, che a giugno ha formalmente annunciato la fuoriuscita di Possibile da Liberi e Uguali.

La seconda personalità politica rilevante ad abbandonare il progetto di Grasso è stata Laura Boldrini. L’ex presidente della Camera, pur rimanendo nel gruppo parlamentare di Liberi e Uguali, ha deciso di dedicarsi alla fondazione di Futura, un nuovo soggetto politico di sinistra. Riprendendo la domanda di Claudio Scaccianoce su Linkiesta, potremmo chiederci se in quella sterminata galassia di micropianeti chiamata Sinistra si sentisse davvero la mancanza di un altro asteroide.

Ma se Futura nasce sapendo troppo di passato, ancor meno comprensibile è la nascita di un secondo partito di fuoriusciti dal partito dei fuoriusciti. A poche settimane di distanza dai suoi ex compagni di “partito”, Stefano Fassina segue le loro orme, esce da LeU e fonda Patria e Costituzione, un nuovo movimento caratterizzato da una forte impronta euroscettica e filogovernativa decisamente distante dai princìpi ispiratori della sfortunata epopea di Grasso.

Una morte annunciata

Mentre sul finire dell’estate LeU si frammenta in partiti e partitini, già i militanti iniziano a capire che la fine non è lontana. Restano ancora MDP e SI, certo, ma il progetto di fusione tra gli uomini di Fratoianni e i bersaniani per dare vita a un nuovo e coerente soggetto politico non ingrana. Anzi, non parte neanche, perché il 10 novembre è proprio MDP ad abbandonare Grasso. Cosa vogliono fare fuori da Liberi e Uguali? Avete indovinato: un nuovo partito. Un partito “rossoverde”, socialista ed ecologista.

Le poche righe citate in apertura sono quelle che si trovano aprendo ancora oggi il sito di LeU, ed è chiara l’ispirazione corbyniana: for the many, not the few. Altrettanto chiare sono però le profonde differenze di contesto che separano il movimento politico guidato da Pietro Grasso dalla sinistra inglese: Corbyn si è preso un partito bicentenario e gli ha dato una forte impronta socialista, mentre i vari Bersani, D’Alema e Civati il loro partito non se lo sono preso, ma l’hanno perso, e hanno provato a costruirne da zero un altro, piuttosto raffazzonato, mettendo insieme sconfitti e delusi dal PD.

Un’impresa che pareva impossibile, e che è riuscita a superare le aspettative, sì, ma solo in negativo, perché gli elettori di sinistra che non si sono sentiti rappresentati dal Partito Democratico hanno solo parzialmente ripiegato su Liberi e Uguali, che nonostante sogni iniziali di doppia cifra ha sfiorato a malepena il tetto del 3%. A sinistra Potere al Popolo ha ottenuto un terzo dei voti di LeU con una copertura mediatica pressoché nulla.

Opposizione a sé stessi

In definitiva, Liberi e Uguali sembra l’uomo che perde i pezzi della canzone di Gaber.
Come cantava il signor G, infatti, se una cosa non la usi, non funziona. E questa cosa, questo partito che formalmente partito non lo è mai stato, da marzo ad oggi non è stato minimamente usato per il suo scopo: fare opposizione.

Chi s’intende di politica istituzionale dice che alle opposizioni conviene un periodo di relativo silenzio dopo l’insediamento di un nuovo governo, nella fase di luna di miele tra questo e il popolo italiano. Questo periodo di tempo, però, servirebbe a ricostruirsi e progettare un’opposizione seria, coerente, concreta e, soprattutto, unitaria. Nella galassia della sinistra italiana, invece, brillano sempre più stelle, ma sempre meno luminose.

Davide Saracino

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Davide Saracino
Barlettano di origine, milanese di nascita, atalantino di adozione. Ha passato i primi vent'anni della sua vita a convincere il mondo di essere la reincarnazione di John Lennon in virtù della comune passione per i questionari delle compagnie aeree. Nel tempo libero studia Filosofia alla "Statale" di Milano.

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