Cari lettori, questo mese WhatsHappening torna a occuparsi di uno dei grandi temi di interesse del nostro secolo: il tasso di corruzione su scala globale.
I collaboratori della rubrica di geopolitica hanno preso in esame il Corruption Perceptions Index 2016, calcolato dalla Transparency International, l’indice che ha calcolato il tasso di corruzione di 176 Stati del globo, ripartiti in cinque gradi aree di interesse: l’Africa Subsahariana, il Medio Oriente e il Nord Africa, l’Europa e l’Asia Centrale, l’Asia Pacifica e le Americhe. Il mondo analizzato attraverso le lenti del report è caratterizzato da una forte corruzione, a sua volta causa di disuguaglianze sociali colpevoli di produrre contesti entro cui la ricchezza e il potere politico risultano appannaggio di pochi. Iniziamo la rassegna di WhatsHappening partendo da una delle regioni più problematiche:
AFRICA SUBSAHARIANA
Corruzione, disuguaglianze, una diseguale distribuzione del potere: sono tutti fenomeni che coinvolgono, ad un diverso livello, diversi Stati nel mondo. Come anticipato, il Corruption Perceptions Index 2016 vuole calcolare la corruzione all’interno di ogni Paese e la percezione che la popolazione ne ha. Con una votazione che va da 0 (altamente corrotto) a 100 (perfettamente “pulito”), ogni Paese ottiene un punteggio e la media mondiale non è affatto alta, anzi, si trova al di sotto dei cinquanta punti. All’interno di questo contesto, l’Africa Subsahariana non ottiene un buon punteggio e registra pochi miglioramenti.
MEDIO ORIENTE E NORD AFRICA
Un «drastico declino» è la sintetica descrizione della situazione in Medio Oriente e Nord Africa: l’analisi condotta evidenzia un tasso di corruzione in ascesa, preda di governi che non hanno mostrato sufficiente interesse nei riguardi della tutela della trasparenza, dei diritti umani e civili e, in ultimo, della legalità stessa. In relazione a questa delicata area geografica, ancora una volta le zone perseguitate da conflitti e atti di terrorismo mostrano le loro fragilità interne: Iraq (17/100), Libia (14/100), Sudan (14/100), Yemen (14/100) e Siria (13/100) hanno registrato i risultati peggiori della regione qui indagata, arrestando la corsa sul fondo della classifica, registrandosi rispettivamente come 166°, 170° (Libia, Sudan e Yemen) e 173° – in Libia, Yemen e Siria il tasso di corruzione è persino aumentato rispetto al 2015. 
EUROPA E ASIA CENTRALE
Nonostante i livelli di corruzione in Europa e in Asia Centrale siano stabili da qualche anno, alcuni grandi casi di corruzione nel 2016 hanno contribuito ad accrescere il malcontento tra i cittadini. Nemmeno i Paesi più virtuosi sono stati impermeabili agli scandali: in Danimarca, in testa alla classifica con 90/100, venti membri del Parlamento (11% del totale) sono stati accusati di non aver segnalato alcune attività esterne e interessi finanziari nelle loro dichiarazioni dei redditi; in Olanda, ottava in classifica con 83/100, i membri del Police Work Council si sono dimessi dopo essere stati scoperti ad aver speso parte dei fondi pubblici in cene costose, feste e hotel di lusso. Tuttavia, questi Paesi restano, insieme a Finlandia e Svezia, i più avanzati nelle legislazioni anti-corruzione quanto a informazione, diritti civili, apertura e trasparenza delle amministrazioni. 
ASIA PACIFICA
Il livello di corruzione percepito nella maggioranza dei Paesi dell’Asia pacifica è piuttosto alto con 19 dei 30 Paesi della regione che registrano un punteggio uguale o inferiore a 40/100. Vengono segnalati due casi “virtuosi”: Afganistan e Myanmar che, partendo da livelli di corruzione molto alti, hanno visto un incoraggiante miglioramento nell’ultimo anno. L’Afganistan dal 2013 ha visto quasi duplicare il proprio punteggio, passando da 8 punti a 15 punti, grazie alla creazione di più di cinquanta commissioni destinate a combattere la corruzione, mentre in Myanmar il governo del National League for Democracy (NLD) con a capo Aung San Suu Kyi ha portato una ventata di speranza nel Paese. I progressi del governo del NLD sono però frenati dalle violenze che si sono verificate nello stato del Rahkine tra l’esercito e la minoranza musulmana. Tra i Paesi che hanno visto peggiorare la propria situazione ricordiamo la Cambogia e la Thailandia. 
AMERICHE
Le grandi inchieste che negli ultimi anni stanno penalizzando l’immagine delle Americhe in fatto di corruzione possono essere interpretate in due maniere: sono cronache da un mondo del sottosuolo che finalmente emerge e si manifesta almeno in piccola parte; sono la prova che un’importante guerra a questo mondo sta avendo luogo. Oltre ai Panama Papers, ha fatto scandalo il giro miliardario di tangenti partito dalla famosa impresa di costruzioni brasiliana Odebrecht, che ha coinvolto numerosi esponenti politici di caratura internazionale. Al momento l’indice di corruzione percepito nelle Americhe si assesta su una percentuale del 44%, con picco positivo in Venezuela (in cui comunque ci sono state grandi manifestazioni cittadine contro il governo) e picco negativo in Messico, in cui le soluzioni per donare alla nazione una nuova immagine stanno rivelandosi di difficile applicazione. 
Hanno collaborato: Rosa Ciglio, Elisabetta Elia, Marcella Esposito, Valerio Santori, Rosa Uliassi















































