The Decision

La free-agency è cominciata da pochissime ore ed ha già regalato i primi fuochi d’artificio. E se le rifirme di Kevin Durant e Chris Paul, rispettivamente a Golden State e Houston, erano date per scontate, la scelta di Paul George di prolungare il suo soggiorno ad Oklahoma City non lo era, affatto. “I’m here to stay” ha dichiarato durante la festa a casa di Russell Westbrook, organizzata probabilmente proprio per annunciare pubblicamente che il n.13 non sarebbe andato da nessuna parte. Secondo la giornalista di ESPN Ramona Shelburne, l’ex giocatore dei Pacers aveva riferito alla dirigenza dei Thunder la sua volontà di restare già da qualche giorno. Una nota a margine anche per il nostro Belinelli, che tornerà tra le braccia di Gregg Popovich a San Antonio, firmando un biennale da 12 milioni.

La batteria di fuochi più attesa, però, resta naturalmente quella legata al futuro di LeBron James. Quale sarà il cielo che la ospiterà? Forse quello angelino? Quello texano? Oppure quello di Philly? Il mistero s’infittisce giorno dopo giorno e la curiosità sta diventando sempre più morbosa da parte di giornalisti e non, che documentano tutti gli spostamenti del Re neanche fosse il presidente degli Stati Uniti d’America in persona. L’unica cosa che, almeno in apparenza, sembrerebbe certa è la sua volontà di lasciare (di nuovo) l’Ohio. I Cavs non vogliono arrendersi all’idea di perdere ancora il proprio giocatore simbolo, colui che li ha condotti all’unico ed insperato titolo nel 2016. Il primo approccio, secondo gli insider NBA, è arrivato esattamente un minuto dopo la mezzanotte.

Le possibilità, come detto, che resti a Cleveland sembrerebbero ridotte, ma si diceva lo stesso della permanenza di George ad Oklahoma ed, invece, adesso siamo tutti a commentare un quadriennale (3+1) da 137 milioni, so… Per adesso, l’unica cosa che possiamo limitarci a riportare è che non sono in programma incontri con la dirigenza-Cavs.

Chi ha più chance di reclutarlo?

La prima grande svolta di questa Decision 3.0 – o III se vi piacciono le trilogie cinematografiche – è arrivata venerdì con la scelta di LeBron di uscire dal contratto con i Cavs che prevedeva una player option da 35 milioni di dollari. In questo modo, il tre volte campione NBA ha limitato la sua scelta a tre franchigie: Lakers, Sixers e Cavs. È, invece, ormai fuori dai giochi Houston che ha salary cap troppo intasato per tentare di poterlo firmare. Com’è infatti accaduto lo scorso anno con Chris Paul, l’unico modo che la squadra allenata da D’Antoni aveva per arrivare a James era sperare che non uscisse dal contratto e divenisse un restricted free-agent. In questo modo, Morey avrebbe potuto cercare di imbastire una trade e “liberare” lo spazio salariale necessario. Spazio che invece hanno sia Los Angeles che Philadelphia, mentre Cleveland detiene i Bird Rights.

La scelta più logica sarebbero i 76ers. Un roster giovane e di altissimo livello che ha margini di crescita pressoché infiniti, con due giocatori che segneranno la prossima decade della pallacanestro americana: Joel Embiid e Ben Simmons. Entrerebbe a far parte di un contesto in cui, una volta trovata la quadra (e risolto dove poi dovrebbe posizionarsi l’australiano), lui sarebbe un finalizzatore straordinario. Simmons e Fultz, per adesso, hanno dimostrato qualche problema a centrare il canestro ma in quanto a facilitare i compagni sono secondi a pochi. Questo gli darebbe la possibilità non solo di non doversi caricare il peso di tutta la squadra sulle spalle a (quasi) 34 anni ma, soprattutto, la possibilità di riposare. Nell’ultima stagione LeBron è stato il giocatore con più minuti disputati in stagione regolare e nei playoff, per un totale di 3948. Nelle Finali contro Golden State ha giocato una media di 41 minuti e in gara-7 contro Boston non ha mai lasciato il terreno di gioco. Oltre a toglierci il cappello per questi dati che non hanno il minimo senso se consideriamo come ha giocato, vien da chiedersi se non sia il caso di tornare a disputare un minutaggio “umano”. È ancora per distacco il miglior giocatore della Lega ma l’età inizia ad essere un fattore anche per lui, e avere un roster che gli possa permettere di riposare per essere più fresco quando conta potrebbe essere importante. Ancora più importante  se consideriamo la (poca) competizione che avrebbe di fronte. Oltre al dualismo Boston vs Philadelphia, che tornerebbe dopo gli straordinari anni ’80, non vi sarebbe molto altro. La Eastern Conference in quanto a qualità delle squadre è molto dietro la Western Conference e i Toronto Raptors, ormai, faticano ad essere credibili come una seria contender.

La scelta più affascinante sono i Lakers. Come? Qualcuno di voi ha ancora qualcosa da “recriminare” a LeBron Raymone James? L’unica teoria che viene ancora portata avanti dai detrattori del Prescelto è il fatto di aver giocato sempre ad Est, una conference che ha perso smalto da oltre un decennio e che fatica a contrastare l’egemonia qualitativa dell’Ovest al punto che la NBA sta pensando al re-seeding. Questo basterebbe per rispondere al perché dovrebbe fare come i pionieri del passato. Potrebbe essere la sfida finale, l’ultima grande challenge di una carriera che già lo vede raffigurato nel Monte Rushmore dei più grandi di sempre: conquistare il vecchio e pazzo west. E per portare a termine un’impresa epica non vi sarebbe location migliore della città del cinema. È dalla trade di Irving dell’estate scorsa che, in pratica, James è dato partente con i Lakers come favoriti. Il problema è la competitività della squadra angelina, che sta ancora raccogliendo i cocci dell’epoca-Bryant e che per adesso è riuscita a racimolare scelte interessanti ma non al punto da convincere una stella a sposare il nuovo progetto. Neppure Paul George, da sempre tifoso e che aveva dichiarato di voler indossare la casacca gialloviola, alla fine ha deciso di non trasferirsi allo Staples – senza neanche concedere una interview a Magic Johnson. Il dubbio principale di LeBron potrebbe essere proprio il timore di non essere competitivo fin da subito, un qualcosa che un giocatore che a dicembre compirà 34 anni non può permettersi. Secondo Adrien Wojnarowski (il miglior insider NBA) e Brian Windhorst (giornalista ESPN che ha i migliori contatti con l’entourage di James), il giocatore non vorrebbe essere la prima superstar ad arrivare a Los Angeles, vuole una dimostrazione del fatto che si possa immediatamente costruire qualcosa di importante. E così, dopo aver perso George, sale la pressione per acquisire Kawhi Leonard. Il giocatore degli Spurs ha già dichiarato di preferire la City of Stars a qualunque altra destinazione ma, per adesso, la dirigenza non vorrebbe scambiarlo ad ovest. Una trade, qualora avvenisse, che i Lakers dovranno pagare a peso d’oro, dando via sia giovani asset (Kuzma e Ingram i principali indiziati) che future prime scelte.

Michele Di Mauro