An Early Bird, il valore catartico della cessazione delle avversità
Fonte: Greywood Records

Arpeggi di chitarra acustica leggiadri ed avvolgenti, cura meticolosa nell’inserimento di elementi di contorno quali piano e ritmica elettronica, un canto che, seppur ruvidamente tenue, ben si adagia su una melodia ricca di suggestioni e visioni oniriche: tali peculiarità fanno di “Diviner”, ultima fatica discografica di An Early Bird, un album decisamente completo, un punto di vista quanto mai consapevole ed empatico sulla realtà, nonché una colonna sonora melanconica e, frattanto, ridente del quotidiano.

Pubblicato il 2 luglio 2021 dall’etichetta tedesca Greywood Records, il disco risulta essere, tra i lavori in studio di An Early Bird, quello maggiormente ricercato in fase di composizione, la perfetta sintesi del percorso di maturazione artistica del cantautore di origini partenopee, all’anagrafe Stefano De Stefano: le sonorità sono minimali, ma allo stesso tempo più cupe e complesse rispetto a quanto ci aveva dianzi abituati il fautore del progetto.

Diviner” non è solo un solo un album di musica folk pop pungente, ma anche un antidoto contro qualsivoglia blocco emotivo, condizionamento o paura, un monito per ristabilire momenti di connessione sensoriale e sentimentale, prerogative di chi è in pace con sé stesso e vive in maniera consapevole. Di questo e altro, abbiamo parlato nell’intervista di seguito:

Dopo l’esperienza decennale coi Pipers hai intrapreso il tuo attuale progetto An Early Bird. Come e quando hai capito che il tuo precedente percorso artistico stava volgendo a termine e hai deciso di imboccare una nuova strada?

«Innanzitutto, ci tenevo a ringraziare la redazione di Libero Pensiero per avermi ospitato ai propri microfoni. Ho accarezzato l’idea di un percorso solista quando mi sono trasferito a Milano nel 2012 con il tour del secondo disco dei Pipers alle spalle. Poi per completezza degli obiettivi ne ho fatto un terzo. Parallelamente ho iniziato a fare dei live in solitaria in Europa. Sono andati bene ed eccomi qui adesso.»

Di recente è uscito il tuo ultimo lavoro “Diviner”, anticipato dal singolo “Fishes in the Ocean”. Stefano, c’è un fatto recentemente accaduto che ti ha ispirato nella scrittura di questo brano? Come è nato?

«“Diviner” è un album che presenta una trama generale sognante, racchiusa in dieci tracce volutamente in lingua inglese. Uscito lo scorso febbraio,“Fishes in the Ocean” è stato il primo singolo estratto. Essendo una traccia capace di creare un immaginario sfuggente ed etereo, ho pensato che ben rappresentasse la varie sfaccettature del progetto; per questo motivo è stata scelta come canzone apripista. Il brano è una riflessione rivolta verso ogni tipo di resistenza a quanto ci schiaccia o sovrasta: dal timore di raccontare i propri sentimenti, alla necessità di resistere ai momenti difficili. È un’esortazione a ricordare, sempre e comunque, il motivo che ci fa essere quello che siamo, anche se delle volte ci si sente sperduti come pesci in un grande oceano.»

La resilienza psicologica non è tanto la capacità di resistere, ma la capacità di riuscire a ricostruire un percorso di vita nonostante le inevitabili crisi e sapere trasformare le avversità in risorse. A tuo parere le difficoltà possono essere viste come un valore aggiunto?

«Gli ostacoli, i problemi, le difficoltà sono tutti elementi che nelle canzoni di An Early Bird vengono sublimati in circa tre minuti, durante i quali viene celebrata la tramutazione delle incertezze in opportunità, dei rischi in innovazione. Quindi direi proprio di si.»

Rispetto ai precedenti album ed EP, quali sono le novità introdotte? Puoi gentilmente raccontarci qualcosa a riguardo?

«I precedenti lavori in studio di An Early Bird sono ingenui, pieni di belle melodie. Da una dimensione prettamente folk, ho cercato, in questo disco, di passare ad una più ricca e stratificata: qui i suoni si fanno più introspettivi. In “Diviner” sono presenti molti aloni sintetici che colorano le trame acustiche in modo tenue, come delle profonde ma sbiadite macchie di colori a tempera. I pezzi sono stati composti e arrangiati con poche note, ma azzeccate.»

Senza nulla togliere alla promozione del tuo extended play “In Depths” e del disco precedente “Echoes Of Unspoken Words, il lancio di “Of Ghosts & Marvels” ti aveva visto partecipe di un tour europeo di quartantacinque date in otto differenti paesi. Stefano, hai in mente qualcosa di simile per promuovere il nuovo album?

«Le tournée che mi hanno visto partecipe per la presentazione dei vecchi album sono stati piuttosto estenuanti; ciononostante desidero, anche per l’occasione, mettercela tutta e fare del mio meglio. Per il momento ho qualche data prevista in Europa e qualcuna in Italia. Per il resto, invece, staremo a vedere.»

Vincenzo Nicoletti

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