
Tra video generati dall’intelligenza artificiale in cui condanna a morte gli oppositori e il lancio di sfide sportive agli avversari, Roberto Vannacci ha trovato il tempo per pubblicare sul sito ufficiale di Futuro Nazionale un’ulteriore parte del programma politico con cui intende concorrere alle elezioni parlamentari in programma nel 2027. Ora, nonostante nel Manifesto di partito si assegni il ruolo di parole chiave a termini come virtù, identità, tradizione, amore, libertà, eccellenza ed entusiasmo (riassunti nell’acronimo V.I.T.A.L.E), leggendo e analizzando il programma 2027-2037 non appare affatto chiara la volontà di distaccarsi da determinate ideologie e, anzi, appaiono piuttosto evidenti diversi punti di convergenza tra le proposte di Futuro Nazionale e la più grande paura del generale: l’estremismo islamico.
Per quanto l’uno si dica infatti oppositore dell’altro, l’odio, il controllo sociale e la visione stessa di società derivano dalla stessa identica matrice autoritaria. In particolare, confrontando il programma con i report delle principali organizzazioni e dei più accreditati istituti di studi internazionali, emerge una sconcertante sovrapposizione ideologica tra la visione dell’Italia di Vannacci e quella dell’Afghanistan dei talebani.
La guerra ai corpi e il patriarcato
Le analisi internazionali sull’Afghanistan documentano un’architettura sociale basata sulla totale cancellazione dell’autonomia individuale di ogni essere umano che non sia biologicamente riconosciuto come maschio, unitamente all’azzeramento dei diritti riproduttivi e all’invisibilizzazione della presenza femminile. Le proposte di Futuro Nazionale agiscono sulla stessa linea, cercando di traslare la disciplina teocratica in un linguaggio reazionario maggiormente fruibile per un elettorato occidentale e cattolico. La rivendicazione del patriarcato mediterraneo, l’attacco al diritto all’aborto, la negazione del reato di femminicidio, l’abolizione delle unioni civili, la catalogazione di strumenti salvavita quali i percorsi di affermazione di genere e le carriere alias come risultati di anomalie da estirpare, rispondono a una logica identica a quella talebana: la donna e la persona non conforme cessano di essere soggetti autodeterminati (il maschio), per tornare a essere risorse biologiche subordinate all’ordine sociale e alla riproduzione in nome del benessere della Nazione.
La militarizzazione della vita pubblica
Al mito teocratico della purezza confessionale si sostituisce, in chiave occidentalizzata, il mito della purezza etno-culturale. Roberto Vannacci, nel 2026, intende sostituire la cittadinanza intesa come spazio pluralista e inclusivo con l’obbligo di assimilazione ai canoni della cultura greca, romana e cristiana (come se poi questi tre aggettivi fossero espressione di un’unica grande popolazione, banalizzando e cancellando nel più ignorante dei modi secoli e secoli di storia). Chi non si adegua e non costringe gli altri ad adeguarsi a tale visione diviene elemento di scarto, sgradito alla società, da contenere attraverso la militarizzazione delle aree urbane, l’introduzione dell’educazione militare nelle scuole e la censura dai mezzi di comunicazione di massa (su tutti, la televisione) dei contenuti ritenuti inidonei. Dunque, la scuola e i laboratori di critica smettono di essere trattati come palestre per le menti emancipate e divengono caserme dove disciplina, addestramento e obbedienza sostituiscono lo sviluppo dell’analisi del mondo contemporaneo. In pieno stile talebano, anche sotto questo aspetto.
L’antropocentrismo suprematista
Infine, la concezione e l’esaltazione della figura del maschio dominante in grado di dominare le emozioni si traduce in aperta ostilità verso l’antispecismo. Tanto nella visione vannacciana quanto in quella attuale afghana, natura e animali fungono da meri oggetti da sfruttare e consumare. L’ecofemminismo ci ricorda come la violenza esercitata sulla volontà di autodeterminazione delle donne, il razzismo e l’odio di classe scaturiscano dalla stessa struttura gerarchica che giustifica la prevalenza del più forte (essere umano) sul più debole (natura/animale), facendo di suprematismo e patriarcato due facce della stessa medaglia. A questo punto, tuttavia, va detto che anche i talebani risultano più progressisti di Futuro Nazionale, non contestando l’esistenza di una vera emergenza climatica, come invece fa il partito del generale, ma dicendosi favorevoli alla collaborazione con gli altri Paesi per la realizzazione di politiche che contrastino le catastrofi climatiche.
Il dovere dell’opposizione
È chiaro che lo scopo della Base Programmatica di Futuro Nazionale sia in primo luogo quello di permettere al generale di accumulare una forza tale in sede elettorale da poter costringere l’attuale Presidente-ssa del Consiglio a un’alleanza in chiave governativa; in caso di vittoria, la Base vedrebbe poi il principio del suo processo di attuazione, da sviluppare nell’arco temporale di due intere legislature (2027-2037). In questi anni, se tutto dovesse andare come nei migliori sogni di Vannacci e nei peggiori incubi di chi si dice democratico – o liberale, l’Italia rischierebbe di divenire la culla del fondamentalismo europeo, trasformandosi non in una teocrazia di matrice confessionale islamica, ma in un catino di oscurantismo etno-nazionalista e patriarcale, che sventolando la bandiera della difesa della civiltà e della religione cristiana, ne calpesterebbe il principio più basilare: l’amore e il rispetto verso il prossimo.
Di fronte a un progetto politico che dichiara apertamente e sulla carta di voler difendere la propria ideologia “costi quel che costi”, la democrazia deve porsi degli interrogativi urgenti. Quando la libertà di opinione smette di essere un diritto e si trasforma in incitamento all’odio istituzionalizzato? L’eventuale attuazione del programma di Futuro Nazionale significherebbe deriva autoritaria; per quanto ancora le opposizioni potranno confidare nella speranza che gli elettori non votino il generale o altri soggetti tanto pericolosi per uno Stato di diritto? Il voto è un’arma, ma non è mai stato e mai sarà uno strumento che possa giustificare l’inazione di chi, tra semplici cittadini e politici al vertice, non vuole o non sa come arginare il fenomeno Vannacci, che esiste e che tra qualche mese potrebbe trascinare le sue idee in diversi seggi parlamentari, rischiando di divenire pure, dopo queste elezioni o dopo le prossime, colonna portante del Governo della Repubblica Italiana.
Anna Farina















































